Il Comune di Genova ha presentato ieri, sabato 28 marzo, lo studio del Politecnico di Milano sulla mobilità in Val Bisagno, indicando la funivia urbana come soluzione ritenuta più adeguata rispetto, in particolare, allo Skymetro: un tracciato da 6,5 chilometri tra Molassana e Brignole, con 50 piloni fuori alveo, otto fermate e una capacità stimata tra 1.200 e 1.800 passeggeri l’ora per direzione. Nello stesso comunicato, la sindaca Silvia Salis ha dichiarato che "nessuna decisione sarà presa prima del confronto con il Consiglio comunale e con il territorio". È proprio su questo punto che interviene Erica Martini, componente del Senato di Democrazia Sovrana Popolare, che nei giorni scorsi ha incontrato i comitati della vallata insieme all’architetto Gabriele Baldi Caproriti, rilanciando una proposta alternativa già elaborata negli anni scorsi e centrata sull’allargamento della sede stradale in sponda destra del Bisagno, con corsie riservate al trasporto pubblico e senza ricorrere a strutture invasive. Martini rende noto di avere chiesto formalmente il 16 marzo un incontro all’assessore Massimo Ferrante per presentare quel progetto insieme ai comitati, ma che a oggi non è arrivato alcun riscontro.
“Se il Comune dice che nessuna decisione sarà presa senza il territorio, allora il primo atto coerente è ascoltare davvero il territorio – dichiara Erica Martini –. Non a parole, non nei comunicati, non a giochi fatti. Il 16 marzo ho chiesto un incontro all’assessore Ferrante per discutere con serietà una proposta alternativa insieme ai comitati e al professionista che l’ha sviluppata. Non abbiamo ricevuto risposta. E questo è un fatto politico”.
“Un assessore che non dà riscontro a una richiesta formale di confronto con comitati cittadini ufficialmente riconosciuti tradisce il mandato che esercita: la politica non è un privilegio da amministrare a intermittenza, né uno strumento da attivare solo in campagna elettorale, ma un servizio continuo. Chi governa non è padrone del potere, ma è al servizio dei cittadini. E dimenticarlo significa svuotare la democrazia della sua sostanza”, prosegue Martini.
La componente di DSP ricorda inoltre che il "tema non nasce oggi. Sul fronte della funivia dei Forti, il Comune di Genova aveva già un appalto aggiudicato al raggruppamento Doppelmayr Italia-Collini per la progettazione e l’esecuzione del collegamento tra Stazione Marittima e Forte Begato, per un importo di 33.787.433,77 euro oltre IVA, dentro un quadro economico complessivo da 40,5 milioni. Successivamente, la nuova amministrazione ha avviato un confronto con le aziende per valutare una variante, ribadendo la propria contrarietà a un progetto che insistesse sul Lagaccio e sulle abitazioni del quartiere".
“Per questo oggi serve la massima chiarezza – aggiunge Martini –. Non si può passare dal dire che una funivia su un quartiere non andava fatta al proporre una cabinovia in un’altra vallata senza spiegare fino in fondo ai cittadini quali vincoli esistano, quali costi eventuali siano in gioco e quali alternative concrete siano state davvero valutate. Senza dimenticare che il progetto della giunta precedente era stato bocciato da quella attuale per l’invasività della struttura!”.
Nel dibattito pubblico dei mesi scorsi, attorno al dossier funivia dei Forti, "sono stati richiamati ripetutamente il rischio di penali, contenziosi e danni economici in caso di stop o modifica dell’opera. Le ricostruzioni giornalistiche hanno riportato stime non univoche, parlando in alcuni casi di penali attorno al 10% del valore complessivo e in altri di circa 4 milioni di euro: proprio questa divergenza, secondo Martini, dimostra che il tema non può essere lasciato alle indiscrezioni ma deve essere chiarito in modo ufficiale e trasparente".
Per Erica Martini, il punto politico è semplice: "la Val Bisagno non può diventare il luogo in cui si trasferiscono scelte impattanti senza un confronto vero con chi la vive ogni giorno. Dietro ai rendering e agli studi ci sono persone reali, quartieri già appesantiti dal traffico, famiglie che chiedono collegamenti migliori ma anche tutele per il paesaggio urbano, per la sicurezza e per l’equilibrio del territorio".
“Qui non si sta discutendo di un plastico – conclude Martini –. Si sta discutendo della vita quotidiana di chi vive, lavora, studia e si sposta in Val Bisagno. Per questo chiediamo tre cose molto semplici: un incontro immediato con l’assessore Ferrante, la convocazione di un confronto pubblico con comitati e tecnici, e la pubblicazione trasparente di tutte le alternative, compreso il progetto già illustrato dall’architetto Baldi Caproriti. Se davvero si vuole parlare di partecipazione, si cominci da chi da anni chiede di essere ascoltato con serietà”.






