Attualità - 03 aprile 2026, 08:00

Verde pubblico a Genova, una storia di occasioni mancate. Scarfì: “Si corre sempre dietro alle emergenze, ma nulla è davvero cambiato"

L’esponente di Genova contro il degrado traccia un bilancio con luci e ombre: dalla palma di Piazza Paolo da Novi ai Giardini Coco, dal Porto Antico a Piazzale Kennedy, il filo conduttore è uno solo: la mancanza di prevenzione e programmazione. E i nuovi parchi in arrivo rischiano di fare la stessa fine

Verde pubblico a Genova, una storia di occasioni mancate. Scarfì: “Si corre sempre dietro alle emergenze, ma nulla è davvero cambiato"

C'è un filo rosso che attraversa tutte le vicende del verde pubblico genovese degli ultimi anni. Non è un'emergenza, anche se spesso viene presentata come tale. È qualcosa di più strutturale, di più antico, e di più difficile da risolvere. A tracciarlo con lucidità è Giorgio Scarfì, esponente di Genova contro il degrado, che ripercorre caso per caso una storia di occasioni mancate, segnalazioni ignorate e interventi sempre troppo tardivi.

Tutto passa attraverso quella data. Il 2025, la caduta della palma in Piazza Paolo da Novi, una morte. "È passato un anno circa da quando è caduto quell’albero - esordisce Scarfì -, ed è davvero uno spartiacque. È ovvio che tutti, i cittadini, la pubblica amministrazione, i tecnici, da una vicenda come questa traggono delle conclusioni e dei comportamenti. Dopo quella data ci sono stati tantissimi controlli e abbattimenti nell'ambito pubblico, ma tanti sono stati anche quelli in ambito privato perché c’era grande preoccupazione”.

Ma ciò che pesa di più, nella ricostruzione di Scarfì, è quello che era già noto prima. “Quando è arrivato il rendiconto del perito della Procura relativo alla palma di Piazza Paolo da Novi, ho trovato scritto: 'non aver messo in pratica elementari regole di buon senso'. Cioè, le vicende legali sono sempre da prendere con le molle, per carità, però questa frase, anche nella nostra scarsa competenza tecnica di amanti della natura, l'abbiamo purtroppo verificata tantissime volte, e non si è mai visto una risposta convincente”.

Il dettaglio che rende tutto ancora più amaro: “Nel 2020 [la palma è caduta nel 2025, n.d.r.] un nostro iscritto aveva inviato una mail ufficiale al Municipio segnalando questa palma e dicendo praticamente le cose che ha detto il perito della Procura: che si poteva puntellare, che si potevano contingentare i giardini, e che se proprio la dovevano tagliare, almeno ci mettessero una palma della stessa specie, che è una specie particolarmente pregiata e storica”.

Il punto più duro è però questo: “Le persone che decidono oggi sono le persone che decidevano anche un anno fa e due anni fa. Io capisco la difficoltà dell'animo umano, però non c'è stato nessun cambiamento in questi ultimi dodici mesi. È cambiata la giunta, è cambiato l'assessore, è cambiata la sindaca, è cambiata anche l'organizzazione. Però io non vedo niente di diverso da prima. Si corre dietro alle emergenze, gli alberi si tagliano e il reimpianto veloce è una chimera”.

I dati parlano chiaro. “Nei primi tre mesi hanno fatto trenta abbattimenti di alberi e ci sono stati solo otto reimpianti. Adesso si va verso la stagione calda, quindi i reimpianti non si fanno, o se ne fanno molto pochi. C'è una questione anche di credibilità di questo tipo di azioni: se è vero che decidere se un albero è pericoloso è una cosa complessa, nel momento in cui tagli devi essere abbastanza veloce da rimpiantare immediatamente. Invece questo non succede”.

La radice del problema, per Scarfì, è profonda e non imputabile a una sola amministrazione: “Non è una cosa che si è creata in un mese o in un anno. Affonda le radici in una carenza di risorse, finanziarie, ma anche tecniche e umane in certe situazioni. Ovviamente si faceva il minimo indispensabile, e questo ha portato a una situazione complicata. Qualcuno parla di ‘obsolescenza programmata del patrimonio arboreo'. Se tu non fai cura costante, prevenzione, controlli, arrivi a un certo momento in cui l'unica soluzione che ti rimane è tagliare. Come tutti gli organismi viventi, anche gli alberi arrivano a fine vita, ma un bravo padre di famiglia, per riprendere  un'altra frase usata dal tecnico della Procura, fa sì che le cose vadano nel modo corretto. Questo percorso di controllo, cura e prevenzione iniziale purtroppo è sempre mancato. Bisogna rivedere tutto il processo che sta attorno al verde”.

Sulla nuova struttura organizzativa introdotta dall'attuale giunta, Scarfì riconosce il merito dell'intuizione:L'idea di mettere il verde pubblico sotto l'assessorato all'urbanistica è stata buona dal punto di vista concettuale. Poi ho detto: voglio vedere come funziona nella pratica. Ebbene, forse non è ancora passato il tempo sufficiente, però non ho visto cambiamenti rispetto all'approccio che c'era prima. In sostanza sono solo stati aumentati i fondi per i controlli”.

A gennaio, dopo la caduta di un pezzo di palma a Nervi, che per l’ambientalista “sembrava il bis della questione di Piazza Paolo da Novi”, la sindaca è intervenuta con risorse aggiuntive nel contratto di servizio per Aster. “Ma per fare controlli, tagli e reimpianti, non per risolvere alla base il problema complessivo della programmazione e della cura. Sempre un intervento emergenziale. Non ho ancora visto un processo politico-organizzativo per cambiare la situazione”.

Un altro caso emblematico è quello del pino abbattuto sulla passeggiata di Nervi: un albero iconico, di valore paesaggistico riconosciuto. “Faticosamente, dopo anni, la giunta e l'assessore avevano aperto alla possibilità che su alberi di pregio venissero fatte perizie aggiuntive prima di procedere all'abbattimento. Prima di fare un'operazione irreversibile su un albero che ha anche un valore economico, patrimoniale, paesaggistico ed ecosistemico enorme, chiedo a due persone. Se poi tutte e due mi dicono la stessa cosa, purtroppo vuol dire che non c'è nulla da fare. Questo era un principio che giudico sano. Poi all'ultimo secondo è stato negato”.

Ma c'è un problema che sta dietro, ancora più grave: la trasparenza. "Siamo anni che aspettiamo di vedere pubblicato il censimento arboreo del Comune di Genova, che tra l'altro va fatto obbligatoriamente per legge. Esiste, era stato rifatto alla fine del 2022, ma non è ancora possibile per un cittadino, per un tecnico, per chiunque andarlo a vedere. Non c'è il censimento pubblico, le perizie non sono pubbliche, le devi sempre chiedere con accesso agli atti, tempi lunghi. In altri Comuni vengono tranquillamente pubblicate sui siti. Anche su questo l'assessore ha promesso che stava lavorando, però passano i mesi e la cosa ancora non si è vista”.

Il caso dei Giardini Coco, travolti dai lavori per il tunnel sottomarino, è paradigmatico in un senso preciso: non si tratta di un'emergenza imprevista. "I Giardini Coco non sono un'emergenza perché il progetto, e cosa avrebbe comportato, era noto da quando è stato fatto il progetto del tunnel. Quindi uno può dire ‘l'abbiamo saputo adesso', però appunto non è un’emergenza”.

I numeri sono pesanti: “È stato deciso di fare il tunnel, è stato deciso un certo percorso. Questo percorso devasterà completamente i Giardini Coco, perché tra il tratto dove entreranno le gallerie e il tratto dei giardini che verrà attraversato dallo spostamento dei sottoservizi ci sarà un abbattimento di circa il 50% degli alberi presenti. Parliamo di 120, 130, 140 alberi. In una situazione come quella genovese il 50% è enorme”.

Scarfì riconosce la realtà politica perché l'opera si farà, ma chiede qualcosa di concreto in cambio: “I giardini erano già in condizioni disastrose da anni, proprio per i motivi che abbiamo detto: poco frequentati, una terra di mezzo, lasciati andare in malora. Però erano un polmone verde incredibile all'interno della città. Allora cosa faccio adesso? Almeno si impegnino a fare un progetto nuovo e complessivo di questi giardini, non dei ‘tapulli’ solo nei pezzi dove andranno a operare. Questo è stato chiesto, sembra che verrà fatto, ma ancora non l'abbiamo visto”.

Tra i nuovi parchi in arrivo come quello di piazzale Kennedy e del Waterfront di Levante, Parco della Lanterna, area di Villa Bombrini a Cornigliano, Certosa, Sampierdarena,  Scarfì vede opportunità reali, ma anche rischi concreti. “Questa è una cosa positiva. Però ho due ‘però’ nella mente. Il primo: se ho già tanta difficoltà a gestire il verde esistente, come gestirò queste altre cose? Nessuno ha dato una risposta. Pensa che sono in difficoltà anche per gestire l'ultimissimo che avevano presentato, il parco delle Dune a Prà. L'avevano aperto e poi l'hanno chiuso. Chi lo gestisce? Non lo sappiamo”.

Il secondo riguarda la progettazione: “Ogni singolo progetto segue un indirizzo diverso, a seconda di chi è il finanziatore. Non c'è una visione collettiva della città che poi ne usufruirà e che lo dovrà gestire. Alcuni sono seguiti dalle opere pubbliche, altri sono piani delle ferrovie. Ma io ho una città, no? Questo mi ricollega a quello che dicevo prima: benissimo che sia stato creato l'assessorato all'urbanistica e al verde, ma in realtà ad oggi non ha ancora tutte le competenze e i diritti decisori su queste cose. Ho avuto degli incontri personali con gli assessori e non sembra che ci sia molta voglia di dialogare su questa questione”.

Il caso di Piazzale Kennedy è emblematico: “Ho potuto fare un confronto tra la progettazione iniziale, che era un vero parco, e quello che invece verrà realizzato adesso, che è un riempitivo. Per mille motivi: un grande spazio centrale per permettere manifestazioni, le palme non tanto ben viste per via delle malattie, la protezione meteomarina insufficiente, le prescrizioni della Soprintendenza, una cabina di sottoservizi di dimensioni incredibili messa di fronte tra Piazza Rossetti e il parco. Era partito in un modo, sarà una cosa completamente diversa”.

L'ultimo capitolo riguarda le palme del Porto Antico, abbattute di recente in numero massiccio. “Non è che improvvisamente uno va lì e ne sega venti in tre giorni. Da quanto tempo sapevano che c'erano queste piante sofferenti? Non per il punteruolo rosso, attenzione, ma per problemi di statica legata ai cassoni in cui erano messe, problemi di ristagno d'acqua. Benissimo. Ma al posto cosa ci metto? Non l'ho sentito dire. Non mi sono limitato ad aspettare: ho provato a chiedere. ‘Dobbiamo decidere, dobbiamo fare’. Se arrivi a tagliare delle piante che sapevi di dover tagliare, le fai per l'emergenza e ci sta. Ma non sai ancora cosa ci devi mettere?

E il Porto Antico non è una questione estetica secondaria: “Il Porto Antico aveva un'identità paesaggistica con le sue palme. Non puoi pian piano levarle e far finta di niente. È un indicatore. Le tagli in cinque giorni e le sostituisci in tre anni”.

La chiosa è amara ma precisa: “Queste non sono emergenze. Sono il fatto che le cose sono state trascurate per troppo tempo. Bisogna proprio rivedere tutto il processo che sta attorno al verde”.

Isabella Rizzitano

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