Attualità - 06 aprile 2026, 11:30

San Fruttuoso, accordo tra Comune e Università per l’utilizzo del Bosco dei Frati con finalità scientifiche, gestione e pulizia

L’intesa con il Distav, ovvero il Dipartimento di Scienza della terra, dell’ambiente e della vita, avrà la durata di tre anni. Importante passo avanti dopo l’addio da parte dei religiosi di Nostra Signora del Monte

Il Bosco dei Frati sulle alture di San Fruttuoso

Il Bosco dei Frati sulle alture di San Fruttuoso

Quando i religiosi lasciarono, circa tre anni e mezzo fa, il Santuario di Nostra Signora del Monte, sulle alture di San Fruttuoso a Genova, subito ci si interrogò anche sul futuro del cosiddetto Bosco dei Frati, ovvero la vastissima area intorno al complesso. 

Ora, grazie all’impegno del Comune di Genova, quel luogo sarà preservato. Lo si apprende da una determinazione dirigenziale sull’Albo Pretorio, dove si fa riferimento a un accordo tra Palazzo Tursi e l’Università di Genova, insieme al Municipio Bassa Valbisagno, per allestire “attività scientifica e didattica all’interno dell’area”. 

A occuparsene sarà il Distav, ovvero il Dipartimento di Scienza della terra, dell’ambiente e della vita, che afferisce alla Facoltà di Scienze Ambientali e Naturali. Nel testo che stabilisce l’intesa, si ricorda che il Municipio promuove “la valorizzazione e la conservazione della biodiversità e dei valori culturali presenti nell’area pubblica denominata Bosco dei Frati nel quartiere di San Fruttuoso, anche attraverso l’approfondimento della conoscenza delle specie faunistiche e la divulgazione scientifica”.

Quanto all’Università di Genova, “ha contattato il Comune di Genova - Municipio Bassa Val Bisagno per proporre una collaborazione finalizzata alla realizzazione di attività scientifica e didattica all’interno dell’area pubblica, anche attraverso iniziative di divulgazione e seminari di approfondimento rivolti alla comunità territoriale, per la durata di un triennio”. 

L’ok è arrivato dalla Giunta Municipale della Valbisagno nella seduta di inizio marzo. Saranno sviluppati anche “studi, ricerche e piani di conservazione, gestione e pulizia nell’area pubblica, anche in collaborazione con il Museo Civico di Storia Naturale Giacomo Doria, altri enti o associazioni”. E il Distav assicura di “svolgere direttamente le ricerche concordate, con proprio personale e con studenti sempre specificatamente assicurati, fornendo al Comune la documentazione delle attività svolte e ogni dato utile alle politiche comunali”.

Il Bosco dei Frati di Nostra Signora del Monte rappresenta una delle più importanti aree verdi della città, ma, a differenza di molti altri parchi e giardini ereditati da ville nobiliari (come la vicina Villa Imperiale) o da piantumazioni artificiali novecentesche (come il Parco del Peralto), la sua storia è del tutto peculiare. 

Si tratta, infatti, di in una antica lecceta le cui origini affondano in un passato lontano, come dimostrano diverse fonti archivistiche, cartografiche e pittoriche. Interamente delimitato da mura secolari, il bosco si estende per una superficie di novantaseimila metri quadrati ed è visitabile grazie a una rete di circa due chilometri di sentieri facilmente percorribili. Oggi l’area è frequentata abitualmente dai residenti dei quartieri circostanti (San FruttuosoQuezzi Marassi) che la utilizzano per passeggiate, uscite con i cani e attività sportive o di svago, mentre il ruolo contemplativo e riflessivo, fondamentale in passato per i frati Francescani che vivevano nel Santuario, è sempre più marginale. 

Il primo riferimento all’area boschiva collegata a Nostra Signora del Monte, è datato 1251, mentre il Santuario risale persino al X secolo. I fondatori non furono però i Francescani, bensì l’Ordine dei canonici regolari di Santa Croce di Mortara, i quali privilegiavano aree al di fuori delle mura cittadine per conciliare la vita contemplativa con la cura delle anime o con l’accoglienza di viaggiatori e pellegrini.

Nel 1747, l’assedio di Genova da parte di Austriaci e Sabaudi rese necessario l’utilizzo del legname del Bosco per costruire palizzate difensive contro l’imminente attacco. Malgrado ciò, una targa commemorativa presso il Santuario narra le gesta venatorie del Re di Napoli e SiciliaFerdinando IV, in visita a Genova nel 1785, che qui uccise tre cervi: un fatto che avvalora l’ipotesi di una eventuale immediata ripiantumazione o di un taglio soltanto parziale della selva. 

Le soppressioni degli ordini monastici ottocentesche ad opera di Napoleone prima, e dei Savoia poi, causarono un inselvatichimento dell’area, finché nel 1878 i Frati riacquistarono il complesso e ripresero l’ordinaria manutenzione. Infine, nel 1980, il Comune di Genova acquistò una parte del bosco (cinquantanovemila metri quadrati) vincolandola nel Piano Regolatore Generale come “verde pubblico”. 

Pur essendo occupato principalmente da lecci (Quercus ilex), il parco contiene anche molte altre specie vegetali proprie della regione. Accanto ai tipici arbusti della macchia mediterranea, si possono scorgere alcuni esemplari di orniello (Fraxinus ornus), roverella (Quercus Pubescens), carpino (Carpino betulus), oltre ai cipressi introdotti lungo il sentiero principale. 

Nel Piano di Assestamento Forestale del Comune, attualmente in vigore (2021-2030), l’area è definita ‘lecceta storica’; uno studio avviato circa vent’anni fa, ma mai concluso, ipotizzava inoltre che tali alberi possedessero le caratteristiche fenotipiche e genotipiche del leccio autoctono ligure. Per confermare ciò sono necessari, tuttavia, ulteriori approfondimenti a cura di botanici specializzati.

Alberto Bruzzone

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