Sport - 08 aprile 2026, 19:07

Ecco la relazione sullo stato di salute del calcio italiano, la FIGC: "Danni gravissimi e irreversibili dall'abolizione del vincolo sportivo"

A rischio anche la riforma dei campionati. In Serie D l'obiettivo era la riduzione dei gironi da nove a otto, con un posto utile dai playoff per la promozione in Serie C

Foto Figc

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È stata pubblicata la relazione sullo stato di salute del calcio italiano da parte della FIGC, con tanto di introduzione del presidente dimissionario Gabriele Gravina. Il documento fotografa un sistema in difficoltà strutturale e, soprattutto, incapace di riformarsi.

Il quadro che emerge è noto: pochi giovani italiani impiegati, settori giovanili poco valorizzati, sostenibilità economica fragile e competitività tecnica in calo. Tuttavia, secondo Gravina, il vero problema non è tanto l’assenza di soluzioni, quanto l’impossibilità concreta di applicarle.

Nell'analisi (CLICCA QUI PER LEGGERLA) sono stati evidenziati anche due punti che coinvolgono direttamente il movimento dilettantistico.
 

Il primo riguarda l’abolizione del vincolo sportivo, introdotta dal decreto legislativo 36/2021. La riforma, definita dalla FIGC come uno degli interventi più dannosi degli ultimi anni, avrebbe compromesso alla base il sistema di formazione dei giovani calciatori. Venendo meno il legame tra club e atleti, si indebolisce infatti l’incentivo a investire nei vivai, con effetti diretti sulla crescita del talento nazionale e, di conseguenza, sulla Nazionale stessa. Nonostante i tentativi della Federazione di attenuarne l’impatto, i danni - si legge nella nota-  vengono considerati ormai irreversibili.
 

Il secondo grande limite è l’impossibilità di riformare i campionati. Da anni si discute di una riduzione del numero di squadre professionistiche e di una riorganizzazione dei tornei (tra cui la riduzione dei gironi del campionato di Serie D e un posto utile ai playoff per la promozione in C), ma ogni tentativo si è arenato. Il motivo è strutturale: l’attuale assetto normativo attribuisce alle Leghe un forte potere decisionale, rendendo necessaria una larga maggioranza per qualsiasi cambiamento. Nei fatti, questo sistema ha bloccato ogni riforma, anche a fronte di dati economici e sportivi sempre più preoccupanti.

Il risultato è un calcio “ingessato”, dove interessi divergenti e vincoli normativi impediscono interventi incisivi. Gravina sottolinea come, paradossalmente, nelle aree di piena competenza federale i risultati siano arrivati, mentre dove servirebbe una visione condivisa il sistema si paralizza.

La conclusione nella relazione è netta: senza un’unità d’intenti tra federazione, leghe e istituzioni, e senza un intervento anche politico, il rilancio del calcio italiano resta difficilmente realizzabile.

Lorenzo Tortarolo

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