Politica - 12 aprile 2026, 13:03

Eccidio della Benedicta, Salis onora i caduti: “Ricordare è ribellione”

Nell'82° anniversario della strage, la sindaca di Genova tiene l’orazione ufficiale alle Capanne di Marcarolo: “La verità non divide, fonda la democrazia. Non serva mai più un'altra Benedicta per ricordarci chi siamo”

“Ricordare è un atto di ribellione contro l’indifferenza”.

Così la sindaca di Genova Silvia Salis nel corso dell’orazione ufficiale per l’ottantaduesimo anniversario dell’Eccidio della Benedicta, ricordato questo mattina alle Capanne di Marcarolo.

Salis ha definito la salita ai luoghi del massacro come un “necessario esercizio di ossigenazione civile”.

La commemorazione del più grande massacro di partigiani della Resistenza italiana si è svolta alla presenza dell’arcivescovo di Genova, Marco Tasca, che ha celebrato la Santa Messa

Salis ha aperto il suo intervento invitando i presenti a respirare “l’aria sottile della verità”, sottolineando come il rigore delle parole sia lo strumento essenziale per la tenuta democratica.

Nel suo discorso, la prima cittadina ha affrontato frontalmente il tema della memoria condivisa e delle polemiche che spesso ne scaturiscono: “Siamo qui dove il tradimento divenne assassinio brutale. Le parole sono il dizionario della nostra democrazia. Non bisogna avere timore di risultare ‘divisivi’: la verità non divide, la verità fonda”.

La sindaca ha poi richiamato la necessità di un'analisi storica priva di ambiguità, invitando la nazione a fare i conti con le responsabilità interne: “Diamo un nome alle cose. Quello che stiamo commemorando è stato un eccidio, un massacro. I martiri della Benedicta non persero la vita: furono uccisi senza pietà da assassini che, in molti casi, erano nostri connazionali. Ammettiamo che una certa pagina del nostro passato nazionale è stata un’infamia: fa male, ma è necessario”.

Il monito della sindaca è stato accompagnato dal ricordo dei numeri tragici che segnarono quei monti: 154 fucilati e 190 deportati. Storie di vite spezzate che Salis ha voluto personificare ricordando figure come Anna Ponte ed Elvira Ghiotto. Rivolgendosi direttamente alle nuove generazioni, ha indicato nei valori partigiani una bussola morale per il presente: “Ai giovani dico: i valori della Resistenza devono essere la vostra bussola. Vi servono per distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è, anche quando le scorciatoie sembrano più facili. I ragazzi della Benedicta non scelsero la via più facile, ma quella più giusta. Teniamolo a mente”.

In chiusura, Silvia Salis ha ribadito che la memoria non può essere un esercizio passivo, ma deve trasformarsi in responsabilità civica quotidiana.

“Ricordare la Benedicta non è un rito stanco, è un atto di ribellione contro l’indifferenza. Scegliamo di essere, nel nostro tempo, all'altezza di quel sacrificio. Il nostro impegno dev'essere quello di trasformare il ricordo in responsabilità. Per costruire, o ricostruire, una società in cui nessuno sia costretto a scegliere tra la propria vita, o i propri diritti, e la propria libertà”.

Il discorso si è concluso con un'invocazione all'umanità: “In questo luogo che porta il nome di una benedizione ma che ha conosciuto l’inferno l’unico vero miracolo che possiamo invocare è la nostra capacità di restare umani. Che la memoria ci ‘benedica’ davvero, affinché non serva mai più un'altra Benedicta per ricordarci chi siamo”.

Sanna (PD): “Memoria viva che ci chiede responsabilità ogni giorno”

“In occasione della commemorazione dell’eccidio della Benedicta, il ricordo non può limitarsi a un momento formale. È una memoria viva, che ci interroga e ci chiama, ancora oggi, a una scelta di responsabilità.” Lo dichiara Armando Sanna, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale della Liguria, intervenuto in rappresentanza della Regione Liguria alla cerimonia in ricordo dei martiri della Benedicta.

“Quei giovani - prosegue Sanna - non erano eroi per destino, ma ragazzi che in un momento drammatico hanno scelto di non voltarsi dall’altra parte. È una lezione che parla al presente: la libertà non è mai scontata, è una conquista fragile che va difesa ogni giorno.”

“Per questo - conclude Sanna - il modo più autentico per onorare la loro memoria non è solo ricordare, ma agire: rifiutare l’indifferenza, difendere i diritti, rafforzare il senso delle istituzioni e della comunità. La memoria della Benedicta non guarda solo al passato, ma indica una direzione precisa per il futuro”.

Redazione


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