Attualità - 13 aprile 2026, 17:57

Ex Ilva, Uilm: “Siamo sull’orlo del precipizio”. Apa: “Basta agonia, serve un piano industriale credibile”

Dal congresso Uilm al Tower Hotel l’allarme sul futuro della siderurgia: a rischio 20mila posti tra diretti e indotto. Critiche ai commissari, pressing sul Governo per l’intervento dello Stato. Palombella: “Senza garanzia pubblica le trattative sono un’esercitazione fallimentare”

La vertenza ex Ilva è a un bivio e il sindacato alza il livello dello scontro. Dal XVIII congresso provinciale Uilm Genova presso il Tower Genova Airport Hotel & Conference Center, il coordinatore regionale Antonio Apa ha aperto la tavola rotonda “La siderurgia tra storia e futuro” con un intervento duro e articolato: "Non è più un semplice caso industriale, ma un vero e proprio thrilling che rischia di cancellare l’intero settore siderurgico italiano".

Un quadro che, secondo la Uilm, mette a rischio circa 20mila posti di lavoro tra dipendenti e indotto, con conseguenze sociali pesantissime. "Senza la siderurgia - ha ricordato Apa - l’Italia non sarebbe mai diventata una potenza industriale mondiale. Oggi invece sembra si voglia aspettare che la vicenda si chiuda da sola, quasi per magia".

Nel mirino finisce la gestione commissariale, definita "non adeguata". Tra i punti critici evidenziati dal sindacato, la valutazione iniziale degli asset vicina ai due miliardi di euro che avrebbe allontanato investitori italiani guidati da Federacciai, ma anche uno stallo produttivo evidente: nonostante circa un miliardo di investimenti, lo stabilimento resta fermo a un solo altoforno acceso e a circa due milioni di tonnellate annue, in linea con la precedente gestione.

Critiche anche sulle scelte dei partner industriali: "Si sono favoriti soggetti inesperti come Baku Steel – attacca Apa – mentre gruppi competenti come Jindal sono stati inizialmente ostacolati, salvo poi rientrare in gioco".

Capitolo a parte riguarda Cornigliano. La Uilm ribadisce che il sito deve restare nel perimetro industriale, ma chiede che, una volta definito l’assetto produttivo, vengano restituiti alla città circa 350mila metri quadrati per nuove iniziative. Apa denuncia inoltre il fallimento dei precedenti accordi di programma e delle promesse sugli organici, indicando la necessità di nuovi investimenti e di una strategia chiara sulla cosiddetta “verticalizzazione del freddo”.

Sulla transizione ecologica, il sindacato invita alla prudenza: "I forni elettrici rappresentano il futuro, ma è surreale immaginare una transizione rapida e indolore che porti all’abbandono immediato dell’altoforno in un impianto di queste dimensioni".

Dal congresso arriva quindi una piattaforma precisa rivolta al governo e al ministro delle Imprese Adolfo Urso: partecipazione diretta dello Stato nel capitale, selezione rigorosa degli investitori sulla base di piani industriali, occupazionali e ambientali credibili – da condividere con le organizzazioni sindacali – e interventi immediati sulla sicurezza per evitare nuovi incidenti mortali come quelli registrati recentemente a Taranto.

Sulla stessa linea il segretario generale Uilm Rocco Palombella, che a margine del congresso parla di una situazione ormai al limite: "Siamo sull’orlo del precipizio. L’Ilva ha bisogno di un’azione da parte dello Stato, non di amministrazione straordinaria ma di gestione, altrimenti non si uscirà da una situazione comatosa".

E ancora: "Un altoforno in marcia, impianti di finitura fermi a Taranto, qualche attività a Genova e Novi ma senza acciaio: così non si va avanti. Urso si deve convincere che continuare a trattare con gruppi industriali senza la garanzia dello Stato è un’esercitazione fallimentare. Serve interrompere questa fase e avviare una gestione statale, con il coinvolgimento di produttori siderurgici italiani".

In chiusura, Apa ribadisce il punto politico: "L’acciaio non è un settore come gli altri, è la base della nostra manifattura. Rinunciarvi significherebbe accettare l’irrilevanza industriale dell’Italia. Il tempo delle ambiguità è finito".

F.A

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