Barelle nei corridoi dei pronto soccorso e pazienti in attesa. La sanità, ontinua ad essere un tema di dibattito in consiglio regionale, in particolare il fenomeno del "boarding, il "collo di bottiglia" che si crea quando un paziente è pronto per il ricovero ma il reparto non ha letti liberi, trasformando di fatto il Pronto Soccorso in un reparto di degenza temporaneo.
"La situazione resta critica - dice la consigliera di Avs Selena Candia che ha presentato un'interrogazione - sia da quanto si legge nella stampa sia dai sopralluoghi che abbiamo fatto. Permane critica perché non sono ancora state attivate le misure del decreto Bordon lo scorso dicembre. Ci risulta che nelle scorse settimane dipendenti e sindacati di diversi pronto soccorso della regione abbiano fatto segnalazione, anche per il San Martino, di come queste misure non siano ancora state applicate e quanto sia urgente sgravare la situazione sempre più critica. Ieri commissione le risposte che ci sono state date non sono quelle che ci aspettavamo".
Candia pone l'attenzione sul decreto Decreto n. 8748–205 del 2 dicembre 2025,in base al quale la Direzione Generale dell’Area Salute e Servizi Sociali aveva infatti stabilito nuove regole organizzative vincolanti per tutti i Pronto Soccorso del Servizio Sanitario Regionale. Tra gli obiettivi principali figuravano la riduzione dei tempi di permanenza dei pazienti entro le 8 ore, l’attivazione immediata di appoggi temporanei, il potenziamento del turnover dei posti letto e una gestione più efficiente dei flussi.
Tuttavia, secondo quanto segnalato da Avs, il boarding, la permanenza prolungata dei pazienti in attesa di ricovero, continua a rappresentare un problema strutturale e diffuso. Nei Pronto Soccorso liguri si registrano ancora situazioni di forte sovraffollamento, con decine di pazienti contemporaneamente in attesa e tempi che superano ampiamente la soglia prevista dal decreto.
Una condizione che incide pesantemente sulla qualità e sulla sicurezza delle cure, oltre a determinare un carico di lavoro sempre più difficile da sostenere per il personale sanitario. "Il fenomeno del boarding nei Pronto Soccorso – risponde l'assessore Simona Ferro su delega dell'Assessore alla sanità Massimo Nicolò - è stato oggetto di un approfondimento a livello regionale, finalizzato a comprenderne le determinanti organizzative e a individuare soluzioni non limitate alla gestione emergenziale".
Secondo la Regione le analisi hanno evidenziato come le criticità rilevate siano riconducibili non tanto a singole realtà, quanto a un assetto complessivo del sistema che ha disallineamento tra domanda urgente e capacità di risposta dei reparti, con particolare impatto sull’area medica.
"In tale contesto – prosegue Ferro - il lavoro sviluppato si è orientato alla definizione di un quadro di riferimento condiviso, volto a rafforzare il governo dei flussi di ricovero e a promuovere un maggiore equilibrio tra attività programmata e attività urgente. Parallelamente, è stata posta particolare attenzione alla necessità di rendere più omogenee le modalità organizzative tra i diversi presidi, introducendo elementi di responsabilizzazione e di monitoraggio sistematico, al fine di garantire una maggiore uniformità nella risposta assistenziale".
Il percorso rientra nelle misure già decise con il decreto del 2025, che servono a ridurre il fenomeno del “boarding” nei Pronto Soccorso (cioè i pazienti che restano in PS perché non ci sono posti letto disponibili in reparto) e passare da interventi “di emergenza” a soluzioni più organizzate e stabili. "L’impostazione adottata mira pertanto non solo alla riduzione dei tempi di permanenza in Pronto Soccorso- conclude Ferro - ma al progressivo riequilibrio del sistema nel suo complesso, intervenendo sulle principali leve organizzative che incidono sulla capacità di assorbimento dei ricoveri urgenti".
Candia replica che l'applicazione del decreto risulta parziale e e che casi di pazienti che si sono rivolti alle Case di comunità sono poi arrivati ai Pronto soccorso.






