Politica - 14 aprile 2026, 16:20

Sanità territoriale, allarme per la guardia medica nell’entroterra: raffica di interrogazioni dell'opposizione in Regione

Interrogazioni in Consiglio regionale su possibili riduzioni del servizio tra Recco, Serra Riccò e Bargagli. La giunta difende il piano: “Più efficienza grazie alla riorganizzazione”

Foto d'archivio

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La sanità continua a essere uno degli argomenti più dibattuti in Consiglio regionale e sono due le interrogazioni presentate dall’opposizione sulla riorganizzazione della sanità territoriale e sul servizio di continuità assistenziale.

Sono tre le interrogazioni presentate dall’opposizione sulla Guardia medica e sul fatto che in alcune zone del genovese il servizio sia a rischio. Due sono del Pd, illustrate in Consiglio regionale dal capogruppo Armando Sanna, e una seconda illustrata da Katia Piccardo (sul trasferimento del servizio di continuità assistenziale – Guardia medica – dal poliambulatorio di Cogoleto alla Casa di Comunità di Genova Pegli).

La Regione Liguria starebbe valutando una revisione del servizio che potrebbe comportare la riduzione, la sospensione o l’accorpamento di diversi presìdi, in particolare nel territorio genovese e nelle aree interne. “Tra i territori interessati dalla riorganizzazione – ha spiegato Sanna - risultano in particolare Recco, Serra Riccò e Bargagli, oltre ad altri comuni dell’entroterra, territori caratterizzati da bassa densità abitativa, viabilità complessa e distanze significative dai presìdi ospedalieri; tale riorganizzazione sarebbe legata anche allo spostamento di personale medico verso le Case di Comunità previste dalla riforma della sanità territoriale”.

Un'altra interrogazione, nel dettaglio incentrata sul servizio di Guardia medica a Bargagli, è stata presentata da Gianni Pastorino della Lista Orlando.
“Sul territorio stanno inoltre circolando voci circa la possibile riorganizzazione del servizio che potrebbe portare allo smantellamento della Guardia medica di Bargagli – ha spiegato Pastorino –. I Comuni dell’entroterra della Val Bisagno e della Val Trebbia sono territori caratterizzati da distanze significative dalle principali strutture sanitarie e da condizioni territoriali che rendono particolarmente complessi gli spostamenti, soprattutto nelle ore notturne e nei periodi invernali, e la presenza di un presidio di continuità assistenziale rappresenta un servizio fondamentale per garantire ai cittadini delle aree interne l’accesso alle cure e per evitare ulteriori difficoltà di accesso ai servizi sanitari”. Sia Pastorino sia Armando Sanna e Katia Piccardo hanno insisistito sul fatto che le Case di Comunità dovrebbero rafforzare la medicina territoriale e non portare a una riduzione dei servizi esistenti, in particolare nelle aree interne e più disagiate.

Per la giunta ha risposto l’assessore Simona Ferro, delegata dall’assessore Massimo Nicolò, con un’illustrazione articolata. “La riorganizzazione dei poli di continuità assistenziale dell’ASL 3 Genovese non è una riduzione del servizio: è la sua modernizzazione – ha detto Ferro – coerente con il modello di sanità territoriale previsto dal Decreto ministeriale 77/2022 e dal PNRR Missione 6, e supportata da un’analisi puntuale dei dati di attività. I dati ci dicono che la rete dei 19 poli di continuità assistenziale dell’ASL 3 ha gestito, attraverso la centrale operativa, circa 45.000 chiamate. Di queste, circa il 60% – vale a dire oltre 27.000 contatti – è stato risolto telefonicamente, senza necessità di spostamento fisico del medico. La maggioranza dei cittadini riceve una risposta clinica efficace attraverso il contatto telefonico con un medico competente”.

“I poli a basso volume che vengono riconfigurati – ha proseguito Ferro – non vengono soppressi: i loro bacini di utenza vengono coperti dai poli hub più vicini, con tempi di percorrenza compatibili con gli standard, e dalla disponibilità di unità di risposta mobile coordinate dalla COT.
L’aggiornamento del Piano sociosanitario 2026-2030 contiene una parte dedicata alla definizione degli standard, tenuto conto della quantità delle chiamate, della loro tipologia, dei tempi di percorrenza e dei nodi della rete territoriale per l’assistenza, nonché della conformazione del territorio ligure e delle sue peculiarità”.

La risposta della giunta non ha soddisfatto i consiglieri di opposizione che attaccano. “La Giunta ignora le vere esigenze del territorio e sulla fantomatica riorganizzazione della guardia medica – replicano Pastorino, Sanna e Piccardo – va dritta per la sua strada in maniera assai miope, appellandosi a dati lontani dalla realtà. Siamo sconcertati dalla risposta dell’assessore, perché prende in giro i cittadini liguri. Questa destra ha fatto una riforma sanitaria che non ha mai ascoltato i territori e oggi i risultati sono sotto gli occhi di tutti: la medicina territoriale sta perdendo ogni giorno un pezzo. Le scelte di questa destra non soltanto sono lontane da una visione moderna ed efficace della sanità di prossimità, ma ignorano completamente ciò che chiedono i territori e penalizzano la popolazione di intere vallate e delle due riviere”.

Elena Romanato


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