L’Amministrazione comunale lancia “Vivere insieme bene, anche se la memoria si indebolisce”, un progetto di promozione sociale orientato a contrastare lo stigma associato alla demenza - oggi più correttamente definita disturbo neuro cognitivo - e a sostenere inclusione, partecipazione e benessere delle persone coinvolte e delle loro famiglie. L’azione, della durata complessiva di circa ventiquattro mesi, intende lasciare sul territorio strumenti, competenze e relazioni in grado di continuare a generare benessere anche oltre la fase iniziale.
Promosso da CreamCafe - CreativeMindCafè/Caffè della Mente Creativa, il percorso prende forma con una fase pilota nel Municipio I Centro Est, dove ha sede l’associazione, con l’obiettivo di sperimentare e sviluppare un modello replicabile su scala cittadina. Fulcro dell’iniziativa sarà la creazione di una rete territoriale stabile che metta in connessione Municipio, servizi sociali territoriali, realtà associative, operatori sociali e sanitari, cittadini e volontari.
«Lo stigma è uno degli ostacoli più duri da combattere quando si parla di disturbi neuro cognitivi – dichiara l’assessora a Welfare, Servizi sociali, Famiglie, Terza età e Disabilità del Comune di Genova, Cristina Lodi – perché non colpisce solo la persona malata, ma l’intero contesto familiare e sociale. Pregiudizi, paure e disinformazione isolano, allontanano e spesso peggiorano la qualità della vita. Con questo progetto vogliamo promuovere un cambiamento culturale profondo, che metta al centro la persona e il valore delle relazioni».
L’idea trae origine dalla consapevolezza, evidenziata anche dal World Alzheimer Report 2024, dell’impatto rilevante che lo stigma esercita sull’accesso alle cure, sul rapporto con i servizi, sulle relazioni sociali e sulla quotidianità di persone malate e caregiver. Da qui la necessità di affiancare agli interventi sanitari un’azione culturale e comunitaria capace di rendere i contesti più accoglienti e inclusivi.
«Vogliamo dimostrare – aggiunge la presidente del Municipio I Centro Est, Simona Cosso – che mantenere una vita di relazione, continuare a sentirsi parte della comunità, condividere esperienze e spazi è uno degli strumenti più efficaci per contrastare lo stigma e rallentare, per quanto possibile, gli effetti del decadimento cognitivo. La città deve diventare un luogo capace di prendersi cura, non di escludere».
Il programma comprende la creazione di un comitato scientifico incaricato di definire i contenuti informativi e formativi, un evento pubblico di presentazione, cicli di conferenze e incontri rivolti a familiari, caregiver, operatori della cura, professionisti sociali e sanitari, assistenti familiari e cittadini, oltre ad attività diffuse di sensibilizzazione per promuovere una cultura inclusiva e una partecipazione attiva.
Il percorso formativo si concentrerà soprattutto sugli aspetti sociali e relazionali dello stigma, fornendo strumenti operativi e strategie concrete grazie al contributo gratuito di professionisti del settore. Tra gli esiti attesi vi è la nascita di nuovi presidi di prossimità, pensati come spazi di riferimento per la comunità, dedicati all’informazione, alla socialità e al benessere, capaci di rafforzare i legami di quartiere e di rispondere ai bisogni di una popolazione sempre più anziana.
«Questo progetto – conclude l’assessora Lodi – rafforza il ruolo dei Municipi e dei Servizi sociali territoriali come punti di raccordo fondamentali tra istituzioni, cittadini e reti associative. Contrastare lo stigma significa costruire una città più giusta, solidale e attenta alle fragilità. È una responsabilità collettiva che chiama in causa tutti noi».






