Genova sempre più capitale della musica e dell’ascolto di qualità.
Lo riconferma un nuovo riconoscimento arrivato in città, questa volta dalle parti di via San Vincenzo. Disco Club, lo storico negozio di dischi guidato da quarant’anni, e oltre, da Giancarlo Balduzzi, è diventato il primo presidio Slow Music della Liguria.
Ispirato ai presìdi di Slow Food, il circuito di cui è diventato parte anche il negozio di San Vincenzo premia chi protegge l'etica della filiera musicale contro le logiche del consumo rapido.
Giancarlo Balduzzi, mr. Disco Club, racconta come tutto è cominciato : “Si parte dal lontano 1974, quando facevamo Pop Records”, ha spiegato riferendosi al mensile d'avanguardia edito dal negozio dove mossero i primi passi firme oggi celebri. Tra questi, il giornalista Massimo Poggini, che sarà presente sabato per consegnare la targa: “Lui è uno di quelli che fanno parte di Slow Music, ha fatto il mio nome ed è stato accettato da tutti gli altri”.
Balduzzi accoglie il premio con la consueta ironia: “Prendiamo un'altra targa, faccio una raccolta di targhe adesso. Quella di Slow Music è già attaccata alla colonna: se uno vuol venire ad ammirarla c'è già, non la stacco dal muro per ridargliela sabato!”.
La cerimonia coinciderà con il Record Store Day, la giornata mondiale dedicata ai negozi di dischi indipendenti. Oltre alle attese edizioni speciali limitatissime in vinile in uscita proprio quel giorno, il pomeriggio genovese sarà animato dalla musica dal vivo dalle 15,30 alle 18,30.
Il programma prevede tre progetti d'autore: il fiorentino Andrea Mastropietro, in arte L'Albero - “essendo alto più di due metri si è dato questo nome”, scherza Balduzzi -, il genovese Paolo Bollero con i Rice on the Record e il pilastro della scuola cantautorale locale Paolo Gerbella. Quest'ultimo è una figura molto nota in città: “Molti lo conoscono perché si diverte a suonare per strada e tanti lo incontrano anche all'incrocio di via San Vincenzo”, ha ricordato ancora Balduzzi.
Una festa all’insegna della musica, dal vivo e non solo, perché fermarsi ad ascoltare, in fondo, è un gesto rivoluzionario.






