Buone Azioni - 28 aprile 2026, 08:00

Buone Azioni - La Guardia Costiera Ausiliaria e i suoi cento volontari che vegliano sul mare

Dalla tutela ambientale al supporto alla Capitaneria, il presidente Stefano Sechi racconta un’eccellenza del volontariato: "La navigazione comincia qui, in deposito, sulla terraferma"

Ogni martedì uno spazio per raccontare l’impegno, le storie e i volti di chi, ogni giorno, si mette al servizio degli altri: con la nuova rubrica 'Buone Azioni', vogliamo dare voce alle associazioni, alle cooperative sociali, ai gruppi di volontari e a tutti coloro che costruiscono solidarietà sul territorio, spesso lontano dai riflettori ma con un impatto concreto nella vita delle persone. La rubrica sarà un viaggio settimanale nel cuore del Terzo Settore, per conoscere chi fa la differenza e capire come ciascuno può contribuire, anche con un piccolo gesto.

Nel deposito della Guardia Costiera Ausiliaria, nel porto di Genova, la giornata comincia presto: i mezzi nautici vengono controllati, i motori revisionati, le imbarcazioni preparate prima di toccare l'acqua. Non è un cantiere professionale, ma la sede operativa dell'organizzazione di volontariato che da venticinque anni affianca il Corpo delle Capitanerie di Porto lungo le coste liguri. Un centinaio di soci che hanno una missione precisa e un'idea di volontariato in cui la competenza non è un optional.

L'organizzazione nacque nel marzo del 1999, per iniziativa del ministro dei trasporti Tiziano Treu, del comandante generale ammiraglio Renato Ferraro e del capo della Protezione Civile Franco Barberi. La fine della leva obbligatoria aveva lasciato scoperti i presidi costieri e serviva un modo per rafforzarli con volontari qualificati, sul modello di quanto la Protezione Civile già faceva sul territorio. Le principali associazioni marittime nazionali, tra cui la Società Nazionale di Salvamento, aderirono fin dall'inizio.

La sede genovese prese forma lentamente, cambiando più volte, prima in centro città, poi a Ponte Parodi in accordo con la Croce Verde Genovese, fino ad approdare dentro il porto. A fare la differenza fu la partecipazione all'emergenza del terremoto dell'Aquila nel 2009. "Partimmo con quattro picconi e quattro pale", ricorda Stefano Sechi, presidente dell'organizzazione dal 2007, che ha attraversato in prima persona tutta questa storia, da volontario a consigliere, poi vicepresidente, fino alla guida dell'associazione. I volontari operarono nelle zone più colpite e le competenze dimostrate sul campo, in particolare nelle telecomunicazioni di emergenza, convinsero l'ammiraglio Lolli a volere l'organizzazione stabilmente nell'area portuale. "Li voglio qui, perché domani potrebbero tornarci utili", disse. Da allora la sede non si è più spostata.

"La nostra missione è la tutela dell'ambiente e la salvaguardia della vita umana in mare, a 360 gradi" spiega Sechi. Le attività si muovono su tre fronti. Il primo è il supporto diretto alla Guardia Costiera: i volontari affiancano gli uffici della Capitaneria in attività amministrative, dalla gestione degli archivi ai libretti della gente di mare. È un livello di integrazione raro per una struttura militare, costruito nel tempo grazie al rapporto con i successivi direttori marittimi. "Ogni ammiraglio ha avuto la propria visione. Ci chiedevano cosa potessimo offrire e noi rispondevamo che eravamo disponibili a svolgere qualsiasi attività utile, purché servisse davvero e contribuisse alla formazione dei ragazzi".

Il secondo fronte è la tutela ambientale in mare: raccolta di rifiuti, gestione dei campi boa nelle aree marine protette, sensibilizzazione dei diportisti. I volontari escono e si avvicinano alle imbarcazioni che navigano nelle zone protette, spiegando le regole. "Invitiamo a rispettare i limiti di velocità sotto i cinque nodi, a non ancorare sulla posidonia oceanica e a utilizzare gli ormeggi quando disponibili: il nostro obiettivo è sensibilizzare chi frequenta queste aree". Le operazioni coprono la costa ligure dall'arenzanese fino al Tigullio. Il terzo fronte è la Protezione Civile, con la partecipazione alle colonne mobili regionali e nazionali. L'organizzazione è certificata ISO 14001 per la gestione ambientale e opera in coordinamento costante con la sala operativa della Guardia Costiera. "La sala operativa è il nostro punto di riferimento".

Agli inizi si usciva con piccole imbarcazioni di fortuna, con il mare calmo come condizione necessaria. "Fino al 2012 operavamo con piccoli natanti a pedali, poco più che pedalò dotati di un motore fuoribordo". Nel corso degli anni i mezzi sono stati sostituiti, spesso ricostruiti dai volontari stessi a partire da imbarcazioni dismesse. "Abbiamo recuperato mezzi destinati alla discarica di Scarpino e li abbiamo rimessi in funzione. Anche questo è volontariato: trasformare ciò che è scarto in una risorsa". Oggi le imbarcazioni sono iscritte all'ufficio naviglio della Capitaneria come navi minori, con targa propria e licenza di navigazione, soggette a percorsi di certificazione periodici. Mezzi da lavoro a tutti gli effetti, che operano su rotte che superano le dieci miglia da Genova, con equipaggi che devono saper gestire autonomamente ogni situazione, compreso un meteo ligure che può cambiare nel giro di pochi minuti.

Il tratto più caratteristico dell'organizzazione è il percorso formativo: da anni esiste una convenzione con l'Istituto Nautico di Genova, che porta in sede studenti già a sedici anni per i tirocini obbligatori. Il corso per i nuovi ausiliari dura sei mesi, da gennaio a giugno, e si articola in 90 ore di teoria e 90 di pratica: meteorologia, carteggio, navigazione, normative di sicurezza, manutenzione dei motori, lavoro in banchina. Alla fine viene rilasciato un attestato di abilitazione all'autonomia operativa.

Non è richiesta una formazione di partenza, ma l'impegno sì. "È un volontariato impegnativo", ammette Sechi. "Passare un'intera giornata in officina per rimettere in ordine un mezzo richiede fatica, ma poi quell'imbarcazione deve essere pronta e affidabile una volta in mare". La misura minima è mezza giornata a settimana, perché i lavori si iniziano e si finiscono. E quando un equipaggio lascia il porto, è da solo. "Dobbiamo essere certi che ogni equipaggio sia in grado di affrontare la navigazione in autonomia. Si parte con mare calmo, ma le condizioni possono cambiare rapidamente".

"La navigazione comincia qui, in deposito, sulla terraferma". La formazione pratica, il contatto diretto con i mezzi, l'abitudine a lavorare in sicurezza: è da lì che parte tutto il resto. I risultati, nel tempo, si misurano nelle storie di chi è passato di qua: giovani diventati ufficiali di marina, professionisti imbarcati su navi internazionali, persone con una carriera costruita anche su quello che hanno imparato in questo deposito nel porto di Genova. "Poi li ritrovi dall'altra parte del mondo: in venticinque anni ne ho visti molti crescere così". Un ricambio continuo che, più che un problema, è la prova che il percorso funziona.

Chiara Orsetti

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