Una richiesta netta: fermare la realizzazione dei 150 metri della Ztl (Zona a traffico limitato) in via Piacenza o, almeno, ridurla al minimo indispensabile. Ma soprattutto, evitare che venga calata sulla Val Bisagno mentre la vallata è già stretta nella morsa dei cantieri e di una viabilità sotto pressione.
È questo il nocciolo, in estrema sintesi, della mozione, che, analogamente, arriva a posteriori di un odg già discusso in consiglio comunale e passata proprio sul tema, sugli “Assi di Forza” approvata dal Municipio IV Media Val Bisagno, al termine di una seduta fiume tutt’altro che tranquilla, segnata da tensioni, botta e risposta tra maggioranza e opposizione e un confronto politico acceso su uno dei temi più delicati per il futuro della mobilità della vallata.
Il documento, presentato dai gruppi Lista Civica Silvia Salis, Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento 5 Stelle e Passadore Presidente, è passato con 14 voti favorevoli, 3 contrari e 4 astenuti (dall'opposizione), dopo l’accoglimento di diversi emendamenti che ne hanno modificato in modo sostanziale l’impianto iniziale.
La linea del Municipio: stop alla Ztl o forte ridimensionamento
La mozione nasce da un presupposto preciso: l’introduzione della Zona a traffico limitato in via Piacenza, prevista nell’ambito del progetto degli Assi di Forza della Val Bisagno, rischia di avere effetti pesanti su una delle principali direttrici della vallata, già oggi caratterizzata da traffico intenso, rallentamenti e difficoltà di accesso.
Via Piacenza, si legge nel documento, non è una strada qualsiasi, ma un’arteria urbana fondamentale, lungo la quale si concentrano attività commerciali, servizi e funzioni essenziali per il quartiere, in particolare nella zona di San Gottardo. Un equilibrio delicato che, secondo i proponenti, verrebbe messo ulteriormente in crisi dall’introduzione di nuove corsie riservate e dalla Ztl.
Il nodo centrale è però la contemporaneità con i cantieri, primo fra tutti quello dello scolmatore del torrente Bisagno, opera strategica per la sicurezza idraulica della città, ma destinata a prolungarsi almeno fino ad aprile 2028.
È proprio questo incrocio tra interventi a rendere la situazione potenzialmente esplosiva: da un lato i lavori infrastrutturali, dall’altro la riorganizzazione della viabilità. Il risultato, già oggi visibile secondo i firmatari, è una congestione crescente, destinata ad aggravarsi.
Da qui la richiesta, inizialmente formulata come sospensione della Ztl fino alla fine del cantiere dello scolmatore e poi modificata con gli emendamenti approvati: lo stop dovrà durare “finché le condizioni lo richiedano”, senza una scadenza fissa.
In alternativa, se la sospensione non fosse tecnicamente possibile, il municipio chiede una forte limitazione oraria: la Ztl dovrebbe essere attiva solo nella fascia tra le 6 e le 8 del mattino, passando quindi da una previsione potenzialmente estesa all’intera giornata a una finestra di appena due ore.
Parcheggi, commercio e qualità della vita: i timori
Un altro punto centrale riguarderebbe i parcheggi, perché l’attuazione del progetto comporterebbe una riduzione significativa degli spazi di sosta, con impatti diretti su residenti e attività economiche.
Il quartiere di San Gottardo è indicato come, di fatto, uno dei più esposti: qui la revisione della viabilità e delle corsie potrebbe tradursi in una perdita di posti auto e in una minore accessibilità per clienti e fornitori.
Per questo la mozione impegna il municipio ad attivarsi anche su questo fronte, verificando la possibilità di acquisire e destinare a parcheggio pubblico gli spazi ex Inpdap, e più in generale a ripensare l’organizzazione della sosta in funzione delle nuove condizioni.
Sul piano politico, il messaggio è chiaro: la tutela del commercio di prossimità e della vivibilità dei quartieri deve accompagnare ogni intervento sulla mobilità, soprattutto quando finanziato con risorse pubbliche.
Un progetto che cambia la valle
Lo scontro sulla Ztl è solo una parte di un quadro che, però, è molto più ampio, perché il progetto degli Assi di Forza ridisegna infatti in profondità la mobilità della Val Bisagno.
La direttrice principale correrà lungo la sponda destra del torrente, collegando Prato a Brignole con un sistema di trasporto pubblico rafforzato, basato su autobus elettrici dotati di tecnologia “flash charging”, capaci di ricaricarsi rapidamente ai capolinea e in alcune fermate.
Le corsie dedicate copriranno oltre la metà del tracciato, con percentuali diverse tra salita e discesa, e si inseriranno in un contesto di mobilità più ampio, che in passato includeva, nelle valutazioni, anche l’ipotesi dello Skymetro sulla sponda sinistra, poi superata e definitivamente bocciata dall'attuale giunta.
Le modifiche più impattanti riguarderanno soprattutto il tratto di Molassana e la parte centrale della vallata. Tra le principali 'novità' previste ci sono tratti riservati ai bus, cambi di senso di marcia, obblighi di svolta e la trasformazione di alcune strade, come via Emilia, che dovrebbe diventare a doppio senso.
In via Piacenza, nocciolo del dibattito, è prevista una corsia riservata al trasporto pubblico in direzione centro e una Ztl di circa 150 metri, con deviazione del traffico privato su percorsi alternativi.
Il confronto in aula: “Commercianti penalizzati” contro “tentativo di mediazione”
Il dibattito in consiglio municipale è stato, come scritto, acceso. Dall’opposizione è arrivata una bocciatura netta della mozione (c'è chi si è astenuto in fase di votazione), con critiche concentrate sull’impatto complessivo del progetto: “Si rischia di penalizzare ulteriormente le vie commerciali, togliendo parcheggi e accessibilità”, è stato il senso degli interventi.
Di segno opposto la posizione della maggioranza, che ha difeso il documento come un tentativo di ridurre i danni di un progetto già definito: “La Ztl prevista potrebbe essere anche h24. Qui stiamo cercando di limitarla a due ore e di renderla compatibile con il territorio”. E ancora: “Andare contro questa mozione significa di fatto accettare l’impostazione più rigida del progetto”.
Passadore: “Dire la verità e adattare il progetto”
A chiudere il dibattito è stato il presidente del Municipio, Lorenzo Passadore, con un intervento lungo e articolato, in cui ha rivendicato un approccio pragmatico e basato sui dati.
“La percezione della cittadinanza spesso non corrisponde alla realtà dei fatti”, ha spiegato. “Il nostro compito è ascoltare tutti, ma soprattutto dire la verità, anche quando è scomoda”.
Passadore ha chiarito alcuni aspetti tecnici, a partire dalla distinzione tra Ztl e corsie bus: “Non erano previste tante Ztl, ma una sola, di circa 150 metri. Il resto sono corsie riservate o miste. È importante dirlo per evitare confusione”.
Ma il punto centrale resta l’impatto complessivo sulla viabilità: “Finché ci sono cantieri che interferiscono in maniera forte con la circolazione, questo progetto non può essere applicato così com’è. Va adattato”.
Il presidente ha sottolineato anche i limiti entro cui si muove l’amministrazione, legati ai finanziamenti e ai parametri tecnici: “Alcune modifiche non sono state accolte perché avrebbero fatto perdere il finanziamento. Questo va detto con chiarezza”.
E ha aggiunto: “Non possiamo portare avanti una visione cieca. Dobbiamo trovare soluzioni flessibili, anche sugli orari delle corsie bus, per rispondere davvero alle esigenze del territorio”.
Il nodo delle scadenze e del PNRR
Sul fondo resta la questione delle tempistiche. Il progetto è legato a finanziamenti con scadenze precise, in particolare quelle del PNRR, che impongono al Comune di dimostrare entro breve l’avanzamento delle opere.
Questo ha già portato a una “spacchettatura” delle fasi, con l’attivazione progressiva di infrastrutture, fermate e sistemi di ricarica, anche in assenza del pieno funzionamento del servizio.
“Il 30 giugno non segna l’avvio di tutto il progetto”, ha chiarito Passadore, “ma una tappa tecnica per dimostrare che siamo nei tempi e non perdere i fondi”. E ancora: "L'assessore ai lavori pubblici Massimo Ferrante e l'assessore alla mobilità e trasporto pubblico Emilio Robotti hanno già incontrato i comitati di San Gottardo e c'è stato un lungo confronto in tema: ora abbiamo la scadenza del 30 giugno, però dopo ci saranno i tempi per avere ulteriori confronti con la cittadinanza, cosa che non è stato fatto da chi c'era prima, perché il progetto è stato ereditato".
Solo dopo questa fase, secondo il presidente, si potrà aprire una vera discussione sul futuro della viabilità: “Ci sarà il momento per fermarsi e ragionare su cosa sarà la Val Bisagno tra sei mesi, un anno, due anni. E questa mozione serve proprio a costruire quel punto di partenza”.






