(Adnkronos) - 1.287 giorni. Sul calendario di Giorgia Meloni è cerchiata una data: 2 maggio. In quel momento, l’esecutivo da lei guidato diventerà il secondo più longevo della storia repubblicana, superando il Berlusconi quater, di cui la stessa leader di Fratelli d’Italia fece parte come ministro della Gioventù tra il 2008 e il 2011. Era un’altra stagione politica. Il suo partito non era ancora nato e in pochi avrebbero scommesso su un’ascesa tanto rapida: da giovane promessa della destra italiana alla guida del Paese, fino a diventare nel 2022 la prima presidente del Consiglio donna nella storia d’Italia.
Eppure il traguardo non basta. Nel mirino restano i 1.412 giorni del Berlusconi bis, guidato dal Cav dall’11 giugno 2001 al 23 aprile 2005: l’unico vero “quasi quinquennio” della storia repubblicana, nato in una fase in cui il sistema bipolare sembrava funzionare e le coalizioni riuscivano a reggere senza fratture decisive. Se si allarga lo sguardo, il confronto diventa ancora più significativo. Nella Prima Repubblica, il record apparteneva al primo governo di Bettino Craxi, che negli anni Ottanta aveva già rappresentato un’eccezione clamorosa in un sistema dominato da equilibri fragili e crisi ricorrenti. Subito dopo arriva il governo di Matteo Renzi (2014-2016), il più longevo tra quelli a guida centrosinistra nella fase recente. Scendendo ancora, la graduatoria torna a popolarsi di esperienze più brevi ma comunque significative. Il governo Prodi I (1996-1998) rappresenta il primo vero tentativo di alternanza compiuta, mentre più indietro si trovano governi della Prima Repubblica come quello di Aldo Moro e quello di Alcide De Gasperi.
A tracciare un bilancio per l'esecutivo Meloni è Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e tra i più stretti collaboratori della premier. In un colloquio con Adnkronos sottolinea: “Siamo orgogliosi di questo traguardo: in una Nazione come l’Italia, dove la durata media dei governi è di poco più di un anno, aver garantito continuità e stabilità rappresenta già un elemento di grande importanza a livello interno e internazionale”. Poi precisa, spostando il baricentro del ragionamento: “Ma non è la durata, di per sé, il punto centrale”, aggiunge Fazzolari. E insiste: “Io credo che il vero elemento di forza sia la qualità del lavoro fatto sinora. I risultati sono misurabili: livelli record di occupazione e riduzione della disoccupazione e del precariato, conti pubblici in ordine e ritrovata fiducia di mercati e investitori, crollo degli sbarchi e un protagonismo internazionale che non si vedeva da anni”.
Tra i risultati rivendicati, uno in particolare viene messo in evidenza. “Considerando solo il taglio del cuneo fiscale per i lavoratori e la revisione delle aliquote Irpef, da qui in avanti lo Stato incasserà ogni anno 21 miliardi di euro in meno, che significano 21 miliardi di euro in più nelle tasche di lavoratori e famiglie italiane”. La rotta, assicura, non cambia. “Intendiamo proseguire su questa linea, portando avanti con determinazione quella che considero la vera rivoluzione di questo esecutivo, cioè l’attuazione puntuale del programma di governo, nel pieno rispetto degli impegni presi con gli italiani”.
Il 2026 si annuncia come un anno cruciale, quasi un ottovolante, destinato a consolidare la posizione del governo nella classifica degli esecutivi più longevi. Non mancano però i passaggi delicati. Le sfide più complesse restano quelle sullo scenario internazionale: dalle tensioni legate al conflitto tra Russia e Ucraina, fino alle ricadute economiche della crisi che coinvolge l’Iran e vede protagonisti Stati Uniti e Israele. Scenari che, per usare un’espressione cara alla premier al momento del suo insediamento, “fanno tremare i polsi”. (di Antonio Atte)






