Dall’8 al 10 maggio il capoluogo ligure ospita la 97ª edizione dell'Adunata Nazionale degli Alpini, la manifestazione simbolo dell’Associazione Nazionale Alpini, a venticinque anni dall’ultima volta, nel 2001. Tre giorni di eventi, cerimonie e appuntamenti diffusi che culmineranno nella tradizionale sfilata di domenica.
Il programma si apre venerdì con l’alzabandiera in Piazza De Ferrari, seguito dall’omaggio ai caduti all’Arco della Vittoria e dalla sfilata dei vessilli dal Porto Antico. Sabato spazio alla Santa Messa in Cattedrale di San Lorenzo, agli incontri istituzionali a Palazzo Ducale e, in serata, ai concerti itineranti di cori e fanfare alpine nel centro cittadino. Domenica, infine, la grande sfilata: partenza alle 9 da Piazza Corvetto, per quello che rappresenta il momento più atteso dell’intera manifestazione.
Il concerto "Cori sotto la Lanterna" è inserito nel programma ufficiale della serata di sabato 9 maggio, alle 20.30, al Teatro Carlo Felice. Sul palco saliranno tre delle realtà corali alpine più rappresentative del panorama ligure e nazionale: il Coro Soreghina della Sezione A.N.A. di Genova, il Coro A.N.A. Voci d'Alpe e il Coro Monte Cauriol. Il ricavato sarà interamente devoluto in beneficenza a favore della Fondazione Gigi Ghirotti Genova ETS e della Band degli Orsi, due realtà assistenziali genovesi attive nell'ambito delle cure palliative e dell'assistenza ai piccoli pazienti dell'ospedale Gaslini e alle loro famiglie.
L'appuntamento rappresenta il punto d'arrivo di un lungo percorso, battezzato "Aspettando l'Adunata", con cui il Coro Soreghina ha accompagnato la città nei mesi precedenti al grande evento. "Abbiamo iniziato già dall'anno scorso a organizzare un percorso di avvicinamento - racconta Michele Barbieri, vice presidente del coro -. Ci siamo accorti che, nonostante la macchina pubblicitaria fosse oggettivamente imponente, non tutti fossero al corrente della grandezza dell'evento. La città ha ospitato l'Adunata 25 anni fa, nel 2001, e allora era un altro mondo, un altro contesto sociale, sia a livello nazionale che internazionale. Riproporre questo appuntamento significava, per molti genovesi, riscoprire qualcosa di nuovo”.
Per raggiungere il territorio in modo capillare, il coro ha organizzato una serie di concerti toccando diverse zone della città: da Sestri Levante a Pegli, alla chiesa dell'Immacolata. L'ultimo appuntamento di questo percorso sarà il 2 maggio al Forte di Santa Tecla, su invito della rete culturale che gestisce la struttura, a pochi giorni dalla serata al Carlo Felice. Anche in questo caso, il ricavato sarà devoluto in beneficenza alla Fondazione Gigi Ghirotti.
Per il Coro Soreghina, la serata del 9 maggio ha un sapore personale e profondo. "Sarà una serata straordinaria, siamo più carichi che mai", dice Barbieri. "A livello personale, la vivrò come un grande ringraziamento che darò al coro e in particolare a mio padre, che mi ha permesso di arrivarci. Nel 2001 avevo 11 anni, ero appena entrato, ancora in prova… ero più una mascotte che un corista vero e proprio. Essere ora dall'altra parte, sul palco a pieno titolo, fa parecchio effetto”.
Il coro è diretto da Roberto De Luca e conta oggi una quarantina di membri, con alcune figure storiche di grande rilievo. Fra questi c’è Oreste Canesi, Presidente Onorario, che supera i 90 anni e, pur non essendo più attivo come voce, è presenza costante e imprescindibile. Il coro può contare anche su una presentatrice ufficiale, Chiara Barbieri, sorella di Michele, che da anni accompagna le esibizioni curando le introduzioni ai canti e restituendo al pubblico il contesto storico e culturale di ciascun brano.
Una delle riflessioni più sentite di Barbieri riguarda il rapporto tra il mondo corale alpino e le nuove generazioni. "Liquidare la questione dicendo che è roba da vecchi sarebbe sbagliato e umiliante. Il problema è un altro: la Generazione Z è cresciuta in un contesto in cui il modo di intendere il canto, e i valori che un testo è capace di trasmettere, sono semplicemente sconosciuti. Non è indifferenza, è mancanza di incontro”.
Secondo il vice presidente, la chiave sta nel riconoscere che i testi del canto popolare alpino parlano di emozioni tutt'altro che lontane dai giovani di oggi. "Se si leggono davvero questi testi, di cosa parlano? Di fragilità, di mancanza, di nostalgia, di rabbia. Emozioni che non appartengono a una generazione specifica, ma all'essere umano in quanto tale. Quello che varrebbe la pena dire a un ragazzo di vent'anni è questo: ciò che senti, è già stato vissuto e cantato. Il canto è un modo per dargli una chiave di lettura, nel bene e nel male”.
Barbieri respinge anche un altro luogo comune, quello che associa il mondo alpino a un'idea militaresca e distante dalla sensibilità contemporanea. "Gli Alpini sono un'associazione d'arma, questo è vero. Ma chi vedrà sfilare domenica si accorgerà che l'ottanta, forse l'ottantacinque per cento degli stendardi sarà dedicato alla solidarietà. Se non è questo un valore condivisibile, se non è questo il ponte che stiamo cercando di costruire verso le nuove generazioni, allora non so cos'altro potrebbe esserlo”.
È in questa prospettiva che si inserisce anche la scelta benefica del concerto del Carlo Felice: un gesto concreto verso chi ha bisogno. "Questa Adunata può essere una grande occasione. Volenti o nolenti, i genovesi ci cascheranno dentro. Non si può rimanere indifferenti a quello che accadrà, perché lo si avrà letteralmente davanti alla porta di casa. Qualcuno, forse, si farà incuriosire. E sarebbe già moltissimo”.