La musica che ci gira intorno’ è il format de ‘La Voce di Genova’ dedicato alla scoperta e alla valorizzazione della scena musicale ligure, con un focus su artisti locali, eventi, nuovi talenti e le tradizioni sonore della nostra regione. Ogni settimana la musica sarà protagonista, in ogni sua forma e da ogni punto di vista. Qui troverai interviste agli artisti, le nuove uscite discografiche, gli appuntamenti per vedere concerti ed esibizioni live e spazio a chi, con la musica, ci lavora: dai produttori ai fonici, dai musicisti ai gestori di locali, teatri e spazi dove è possibile far sentire la propria voce.
Una vita che comincia, un percorso che prende forma: si potrebbe sintetizzare così il primo album di Annapurna, la band composta da Arianna Peyla, Vassili Mazza, Fabrizio Marini e Pietro Milanese, intitolato Vitanova, come la celebre raccolta giovanile di Dante.
Il romanticismo e la concretezza si sposano alla perfezione nelle undici tracce che attraversano il pop elettronico, il new wave e atmosfere dark, con testi firmati da Arianna che esplorano “i moti dell'animo che attraversano tutti noi: emozioni, dubbi, slanci e fragilità”. Un suono che loro stessi definiscono tagliente, pulsante, ipnotico, attuale ma pieno di echi del passato.

La band nasce dall’amicizia tra Vassili e Arianna, che si conoscono fin da quando andavano all'asilo insieme a Sampierdarena; crescendo, le strade si sono divise per poi ritrovarsi, per caso, come spesso succede a Genova, molti anni dopo. Il gruppo nella sua forma attuale prende vita nel 2020, ma il debutto discografico arriva solo nel 2024, con il primo singolo uscito il 7 ottobre. Il giorno prima, Arianna si era trasferita in Svizzera per lavoro.
Lei è medica, specializzanda a Lugano, e se è vero che la distanza potrebbe essere un ostacolo insormontabile, i ragazzi di Annapurna hanno deciso di tenere duro: “Quando bisogna esserci, lei c'è sempre” raccontano gli altri tre, e lo dicono senza retorica. Arianna arriva direttamente dallo studio medico, in macchina da Lugano, e il tempo libero che ha lo trascorre con la band. “È una fedeltà assoluta al progetto” dicono, con evidente affetto.
Le prove si organizzano quando si può, con i calendari vanno incastrati con cura certosina, ma la produzione viene gestita a distanza senza troppi problemi. Le basi girano, i progetti si condividono, il lavoro va avanti.
Genesis, Pink Floyd, i Cure, i Depeche Mode sono i riferimenti musicali a cui Arianna, Vassili, Fabrizio e Pietro sono assolutamente fedeli: “Siamo cresciuti con i dischi dei nostri genitori, siamo un po’ delle pecore nere della nostra generazione, con un'attitudine più anglosassone che italiana”. Eppure nell'album c'è spazio anche per qualcosa di più vicino a casa, un brano come Voglio respirare ha un cuore decisamente italiano, e persino una cover di Polvere, che proporranno dal vivo.

Vitanova contiene tre anime sonore distinte: una più dark e new wave, con chitarra e basso suonati dal vivo su basi elettroniche; una più pop, accessibile e diretta; e una terza che loro chiamano “soft techno”, elettronica pura con atmosfere oscure e ipnotiche. I testi sono in italiano, in inglese e a volte misti; il tedesco, dicono ridendo, “potrebbe arrivare in futuro”, visto che qualcuno in band lo sta già studiando per forza di cose.
Strumenti e tecnologia convivono senza conflitti: Vassili suona chitarra e basso, Fabrizio il violino (il suo primo amore, fin da bambino), Pietro si occupa di synth, batteria elettronica e della fase di premix. L'elettronica non è una scorciatoia, tengono a precisarlo, ma una scelta consapevole. “C’è un enorme lavoro dietro una base elettronica, ed è un lavoro che in pochi riconoscono davvero”.
“In un'epoca di singoli abbiamo deciso di presentarci con un album, perché è il contesto in cui riusciamo a esprimere molte più sfaccettature di quello che siamo” raccontano. Il lavoro è durato circa tredici mesi, da gennaio 2024 a febbraio 2025, e ha coinvolto anche il produttore Francesco Torre di Waves Music, con cui collaborano stabilmente in studio .
I risultati sui servizi di streaming hanno portato qualche sorpresa piacevole: ascoltatori dagli Stati Uniti, dalla Francia, dalla Germania. Gente che ritorna, che segue l'album brano dopo brano. “Fuori c'è più apertura verso questo tipo di suono” osservano, e i dati sembrano dargli ragione.

Il prossimo obiettivo è portare tutto questo dal vivo. “Abbiamo in mente una data speciale, non sarà un semplice concerto. L'idea è quella di un evento con una sua estetica, un tema, qualcosa che possa diventare ricorrente e costruire nel tempo una comunità vera attorno alla nostra musica. Vogliamo un ascoltatore attivo, non passivo” spiegano. In una città come Genova, che ha una scena musicale fortemente legata al cantautorato, gli Annapurna vogliono aprire uno spazio diverso, anche per chi ascolta elettronica e new wave e non ha molti punti di riferimento in città.
Lo fanno con la stessa cura maniacale che mettono in ogni post sui social, in ogni scelta visiva, in ogni dettaglio dell'immagine. Fabrizio e Vassili hanno entrambi una formazione artistica, e si vede. “Non lasciamo nulla al caso perché c'è una direzione precisa in tutto quello che facciamo”. La consapevolezza di chi sa esattamente cosa sta facendo e perché colpisce: gli Annapurna sanno che il percorso è lungo, che il mercato è saturo, che la distanza complica tutto. E continuano lo stesso, con metodo e con le idee chiare.









