Politica - 05 maggio 2026, 18:10

SerD in via Canevari, Lodi smentisce la Regione: “Trovare la sede non compete al Comune”

L’assessora al Welfare replica alle parole dell’assessore Nicolò: “La Regione si assuma la responsabilità della collocazione dei servizi sanitari e smetta di scaricare le colpe”

SerD in via Canevari, Lodi smentisce la Regione: “Trovare la sede non compete al Comune”

È scontro tra comune e regione sulla collocazione del SerD (Servizi per le Dipendenze Patologiche) a Genova. L’assessora comunale al Welfare, Cristina Lodi, è intervenuta con fermezza per smentire le dichiarazioni rese in aula regionale dall’assessore Massimo Nicolò, che aveva attribuito al Comune di Genova la responsabilità della scelta della sede di via Canevari. “Ho appreso dalla stampa le dichiarazioni dell’assessore Nicolò che attribuiscono al Comune la collocazione del Ser.D di via Canevari - ha esordito Lodi - sottolineo che il Comune non risulta essere mai stato coinvolto nell’organizzazione dei servizi sanitari e sociosanitari e che, nello specifico, l’affermazione dell’assessore non corrisponde alla realtà”.

Secondo Lodi, la normativa e la prassi sono chiare: i servizi sanitari appartengono alla sfera della Regione e delle ASL. “I Ser.D sono infatti allocati in strutture sanitarie, di proprietà ASL o ospedaliere o comunque regionali, come Arte pertanto non sono di competenza comunale, come non è competenza del Comune trovare le sedi in cui allocarli”.

Lodi ha poi ripercorso la storia del presidio: "Fino ad alcuni anni fa, il Ser.D di via Canevari era ospitato in corso De Stefanis in una vecchia sede USL di proprietà del Municipio Media Valbisagno; è stato poi spostato non in una sede comunale in via Canevari, ipotizzando una ulteriore collocazione definitiva da parte di Asl 3”.

L'assessora ha poi sollevato una critica sulla programmazione territoriale regionale, parlando di una vera e propria dimenticanza. “È evidente che, nell’organizzazione per esempio della Casa di Comunità di Struppa, un servizio come il Ser.D sia stato di fatto dimenticato. E non è un dettaglio trascurabile, considerando che fin da subito era chiaro come gli utenti fossero costretti ad attendere in piazza, in coda, e che i lavoratori operassero in condizioni non ottimali”.

Lodi ha espresso sorpresa per quella che definisce una mancanza di "piena contezza" da parte della Regione sulla storia dei propri centri, aggiungendo: “Dove esiste una regia chiara, i servizi sanitari trovano spazio in sedi regionali, non certo comunali. È chiaro che il tema delle dipendenze non abbia ricevuto la giusta priorità”.

Nonostante le frizioni, il Comune ribadisce la volontà di dialogo, pur restando in attesa di segnali ufficiali. “Stiamo ancora attendendo, insieme al Municipio Bassa Val Bisagno, una risposta alla lettera firmata da me, dall’assessora Viscogliosi e dal presidente Ivaldi inviata all’assessore Nicolò, nella quale esprimevamo piena disponibilità a collaborare chiedendo però risposte concrete".

La posizione finale dell'amministrazione comunale è netta: “La Regione chiarisca se intende mantenere l’attuale sede oppure apra immediatamente un confronto per individuare soluzioni migliori, assumendosi le proprie responsabilità. Se invece la Regione intendesse trasferire funzioni sanitarie al Comune, sarebbe necessario trasferire anche le relative risorse. È basilare che ogni ente pubblico sappia dove sono collocati i propri servizi. Se invece l’obiettivo è creare confusione, l’amministrazione comunale non è disponibile ad accettarlo”.

Redazione


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