Il calcio italiano perde uno dei suoi ultimi, veri poeti del rettangolo verde: Evaristo Beccalossi.
Il numero 10 nerazzurro si è spento nella notte nella clinica Poliambulanza di Brescia, a pochi giorni dal suo settantesimo compleanno.
Con Beccalossi il calcio saluta un modo romantico e prevedibile di essere vissuto, fatto di dribbling funambolici e colpi di genio che gli valsero il soprannome di "Driblossi".
Beccalossi ha legato la parte più luminosa della sua carriera all'Inter, dove tra il 1978 e il 1984 collezionò 215 presenze e 37 reti, trascinando i nerazzurri allo Scudetto del 1980. Di lui resta l'immagine di un numero 10 puro, capace di prestazioni che facevano innamorare i tifosi. Peppino Prisco lo descrisse con una sintesi perfetta: “Lui non giocava con il pallone, era il pallone che giocava con lui. Lui non lo calciava, l’accarezzava riempiendolo di coccole”.
Sebbene il suo nome sia indissolubilmente legato ai colori nerazzurri, Beccalossi ha vissuto una tappa breve ma storicamente significativa a Genova. Nell'estate del 1984, il fantasista passò alla Sampdoria, vestendo la maglia blucerchiata per la stagione 1984-1985.
In quella stagione, Beccalossi collezionò 15 presenze e segnò 3 gol. Nonostante la classe immensa, il "Becca" non riuscì a imporsi come avrebbe voluto all'ombra della Lanterna, tanto da definire in seguito quell'esperienza come “un grande rimpianto” per non essere riuscito a esprimere appieno il proprio potenziale creativo.
Tuttavia, il suo passaggio a Genova rimane scolpito negli annali: Beccalossi fece parte della squadra che vinse la Coppa Italia 1984-85, il primissimo trofeo della storia della Sampdoria. Una vittoria che segnò l'inizio dell'epopea d'oro del club genovese e che vede il nome del fantasista bresciano tra i protagonisti di quel momento di svolta.
La notizia della sua scomparsa ha unito nel dolore ex compagni e avversari. Gianpiero Marini, suo partner nell'Inter dello scudetto, lo ricorda come un amico carissimo che “portava allegria più di tutti". Anche l'ex portiere Ivan Bordon ha espresso la sua malinconia: “Oggi mi viene in mente il bel periodo passato insieme, sono stati anni bellissimi. La sua morte è una perdita per tutti”.
IL CORDOGLIO DELLA SAMP
Nato a Brescia il 12 maggio 1956, dopo una carriera tra la squadra della sua città e l’Inter, arrivò in blucerchiato nell’estate del 1984. Calciatore di grande talento e dal sinistro delicato, voluto fortemente dal presidente Paolo Mantovani e dal suo ex allenatore nerazzurro Eugenio Bersellini, a Genova non ingranò. “La Samp resta un mio grande rimpianto”, ammise egli stesso qualche anno fa durante una visita a Marassi. “Avevo entusiasmo, partii anche bene ma poi, per molti motivi, non riuscii ad esprimere il mio valore”. Pur non incidendo in campionato, prima di passare al Monza, Beck entrò comunque nella storia e nelle simpatie dei tifosi doriani: con una doppietta alla Cavese (girone eliminatorio) e un sigillo con il Pisa (ottavi) partecipò infatti al cammino che portò in bacheca il primo trofeo di sempre: la Coppa Italia ’84/85. Alla famiglia le più sentite condoglianze da parte della società.






