Attualità - 07 maggio 2026, 10:29

Funivia Val Bisagno,  il "no" dei comitati: “Opera che deturpa la vallata”

La Rete Genovese presenta 15 pagine di osservazioni contro lo studio del Politecnico: costi sottostimati, rischi legati al vento e un cambio modale irrisorio. “L'amministrazione ignora il territorio per logiche di immagine”

Funivia Val Bisagno,  il "no" dei comitati: “Opera che deturpa la vallata”

Quello che l'amministrazione comunale presenta come un progetto "innovativo" per la mobilità della Val Bisagno è, per i cittadini che quel territorio lo abitano, una soluzione “calata dall’alto", inefficace e tecnicamente fragile. La Rete Genovese, coordinamento che riunisce 47 tra comitati e associazioni, ha inviato ufficialmente alla Sindaca Salis e alla Giunta le proprie osservazioni sullo studio di fattibilità tecnico-economica della funivia, sollevando un polverone su quella che definiscono una “scelta sbagliata e un’ipoteca pesantissima per gli anni a venire”.

Oltre alle enormi criticità della soluzione ipotizzata, teniamo a precisare che la proposta della funivia vuole trasformare un problema politico, sociale e di pianificazione della mobilità in problema meramente ‘tecnico-ingegneristico’”, ribadiscono lanciando quella che è, di fatto, la prima e più aspra critica che riguarda il metodo. La proposta della funivia, descritta come un tentativo di trasformare problemi politici e di pianificazione sociale in meri quesiti tecnico-ingegneristici, mirerebbe a escludere sistematicamente la partecipazione dei cittadini. Per la Rete Genovese, la Giunta starebbe usando l'autorevolezza del Politecnico di Milano come un alibi per sottrarsi alle proprie responsabilità politiche; ancora, viene ricordato il percorso partecipativo del 2011, dal quale emerse chiaramente che gli abitanti della valle avrebbero voluto il tram, un’opzione che oggi sembrerebbe scartata a favore di "logiche di immagine”

La funivia è, come lo erano lo skymetro e gli assi di forza, una proposta calato dall'alto che non aiuterebbe minimamente a risolvere i problemi sulla mobilità, come viene evidenziato nel documento allegato. Considerando, inoltre, che il progetto dei 4 assi di forza ha tra gli obiettivi principali la riduzione del servizio con meno chilometri offerti dai mezzi pubblici, i cittadini saranno sempre più incentivati all’uso del mezzo privato.  Crediamo che la Giunta stia distogliendo così l’attenzione dalle sue responsabilità politiche, scaricando il problema sul Prof. Coppola e sui rappresentanti delle associazioni e dei comitati. Questi ultimi, anche se hanno acquisito negli anni una competenza sul campo, occupano chiaramente una posizione di svantaggio di fronte a un docente del politecnico di Milano che ha credito e autorevolezza, ma che non può diventare l’alibi da parte dell’Amministrazione per sottrarsi alle proprie responsabilità”.

LE ANALISI DELLA RETE GENOVESE

Entrando nel merito, le osservazioni evidenziano come l’opera rischi di scontrarsi con i vincoli normativi del Decreto 172/2021. La legge impone che il tracciato delle funivie sia tendenzialmente rettilineo, limitando le deviazioni orizzontali a angoli minimi (meno di mezzo grado). Tuttavia, la funivia ipotizzata dovrebbe seguire le anse del torrente Bisagno, con angolazioni che in alcuni punti, come a Staglieno, appaiono incompatibili con un sistema a fune continuo, rendendo necessari cambi di cabina o strutture estremamente complesse.

Un altro punto debole è la vulnerabilità meteorologica. Il servizio verrebbe interrotto con venti superiori ai 70 km/h, rendendo il sistema inefficace proprio nei momenti di allerta meteo, quando l'uso dei mezzi privati è sconsigliato. I comitati contestano l'uso di dati anemometrici provenienti dalla Val Polcevera, sottolineando che la velocità del vento è un dato "sito-specifico" che aumenta sensibilmente con l’altezza: in cima a un pilone di 40 metri il vento può soffiare con un'intensità del 50% superiore rispetto al suolo. Inoltre, non sarebbero stati considerati i fenomeni estremi sempre più frequenti, come i "downburst" o i fronti di raffica tipici della zona.

Il focus della critica economica poggia su un ricalcolo dei dati basato sulla "Cable C1" di Parigi, l'unico impianto realmente paragonabile a quello genovese. Se parametrata sui costi parigini, la funivia della Val Bisagno non costerebbe 140-160 milioni come stimato dal Politecnico, ma oltre 214 milioni di euro, una cifra del tutto sovrapponibile a quella di una moderna linea tranviaria. Anche i tempi di percorrenza sono messi in dubbio: considerando i tempi di accesso alle stazioni e la reale velocità commerciale (che a Parigi è di 15 km/h e non 21 km/h), il tempo medio di viaggio passerebbe dai 25 minuti promessi a oltre 36 minuti, rendendo il bus più competitivo per chi deve recarsi in centro.

L’opera viene definita un "elemento di degrado urbanistico” che deturperebbe viali storici come corso Galliera con piloni alti 40 metri e lederebbe la privacy dei residenti con cabine che passano a pochi metri dalle finestre ogni 15 secondi. Sul piano trasportistico, la funivia introdurrebbe la "doppia rottura di carico": chi arriva da Prato o oltre Molassana dovrebbe scendere dal bus, salire sulla funivia e poi, a Brignole, cambiare nuovamente mezzo per raggiungere il centro, un disagio che scoraggerebbe l'utenza.

Il dato più sconcertante citato dai comitati è quello relativo all'efficacia: lo studio stesso ammette che il passaggio dall’auto privata al trasporto pubblico (cambio modale) sarebbe appena dell’1%. Una percentuale irrisoria se paragonata al 7% previsto per il nuovo tram di Bologna e insufficiente a garantire la decarbonizzazione richiesta dagli obiettivi ambientali del 2050. In conclusione, i comitati denunciano costi di gestione elevatissimi (il personale costerebbe il 29% in più rispetto al tram) per un’infrastruttura che non risolve i problemi della valle, precludendo invece la reale riqualificazione che solo una linea tranviaria potrebbe garantire.

Da premesse e input opinabili - conclude la Rete Genovese - si è arrivati ad una soluzione inefficace per risolvere i problemi di mobilità della Val Bisagno, soluzione che comporta investimenti elevati, impatto urbanistico rilevantissimo e costi di esercizio presumibilmente più alti rispetto ad altre opzioni, rappresentando non solo una scelta sbagliata, ma anche un’ipoteca pesantissima per gli anni a venire.  Il tutto non è solo un problema di contenuti ma anche di metodo per l’assenza di trasparenza, condivisione e partecipazione, viste solo come un’eventuale consultazione finale su dettagli secondari.  Il problema assumerebbe una gravità e una rilevanza politica ancora maggiori se questo ‘studio’ proseguisse fino a diventare un progetto da candidare a finanziamento. In tale scenario, il confronto con i cittadini, associazioni e portatori di interesse si trasformerebbe in uno strumento che ribalterebbe sui cittadini l’onere di dimostrare l’inadeguatezza del progetto, svuotando di fatto il processo partecipativo”. 

Isabella Rizzitano


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