Un milione di euro di risarcimento e la richiesta di citare in giudizio il Ministero della Giustizia. Sono le istanze avanzate questa mattina dai legali delle parti civili nell’udienza preliminare per la morte di Amir Dhouioui, il ventunenne trovato senza vita il 4 dicembre 2024 nella cella del carcere di Marassi, dove era detenuto.
Secondo la ricostruzione del pubblico ministero Gabriella Dotto, il giovane si sarebbe tolto la vita impiccandosi con un lenzuolo. Nell’inchiesta risultano indagati due agenti della polizia penitenziaria, accusati di omicidio colposo per presunta omessa vigilanza su un detenuto ritenuto a rischio.
Nel corso dell’udienza, la gip Carla Pastorini ha accolto le costituzioni di parte civile presentate dai familiari, assistiti dagli avvocati Lina Armonia, Umberto Pruzzo e Celeste Pallini. Il giudice ha invece rinviato al 2 luglio la decisione sulla richiesta di citazione del Ministero e sulla valutazione del rinvio a giudizio per i due agenti, difesi dagli avvocati Eleonora Rocca, Mario Iavicoli e Sergio Musacchio.
Al centro del procedimento c’è la gestione della sorveglianza del giovane detenuto, inserito in un regime di “Grande Sorveglianza Custodiale” per le sue condizioni di fragilità e per precedenti episodi di autolesionismo. Secondo l’accusa, il controllo previsto ogni 15 minuti non sarebbe stato rispettato e l’ultimo passaggio in cella risalirebbe a circa cinquanta minuti prima del ritrovamento del corpo.
La ricostruzione evidenzia inoltre alcune criticità legate al sistema di videosorveglianza: una telecamera sarebbe stata fuori uso, mentre un’altra avrebbe funzionato solo parzialmente rispetto ai punti sensibili della cella. Il gesto estremo sarebbe avvenuto nel bagno, dove erano presenti immagini utili alla ricostruzione degli ultimi minuti di vita del detenuto.
La morte del ventunenne aveva suscitato forte attenzione e reazioni anche negli ambienti della polizia penitenziaria. Nei giorni successivi era stata avviata una raccolta fondi a sostegno dei due agenti indagati per far fronte alle spese legali, mentre i familiari avevano presentato un esposto chiedendo chiarezza sulla gestione della sorveglianza all’interno dell’istituto.
Il procedimento è ancora nella fase dell’udienza preliminare






