Un altare nella Basilica della SS. Annunziata del Vastato per fare memoria di Floribert Bwana Chui, il giovane della Comunità di Sant’Egidio di Goma, in Congo, torturato e ucciso a soli 26 anni per essersi opposto alla corruzione e aver bloccato una partita di riso avariato che avrebbe potuto mettere a rischio la salute di molte persone.
L’inaugurazione si è svolta venerdì 8 maggio, al termine di un momento di preghiera che ha accompagnato la presentazione del libro “Il Vangelo della gratuità”, scritto da Francesco De Palma e dedicato alla storia e al messaggio di Floribert. Nella basilica, gremita di persone e con una forte presenza di giovani, sono state collocate le reliquie del beato: un frammento dell’urna funeraria e un lembo del lenzuolo che avvolse la sua salma.
Floribert, proclamato beato nel 2025 e riconosciuto dalla Chiesa come martire, era un punto di riferimento per tanti ragazzi di strada seguiti dalla Scuola della Pace di Sant’Egidio a Goma. Il 7 luglio 2007 venne rapito mentre usciva da un negozio. Il suo corpo fu ritrovato due giorni dopo, con evidenti segni di tortura.
Durante l’incontro, l’antropologo Marco Aime ha richiamato il contesto della guerra che da oltre trent’anni colpisce il Congo, Paese grande quanto l’Europa occidentale. "Questa guerra è anche un po’ nostra, perché nasce dallo sfruttamento delle risorse alimentato dalla corsa alla modernità del Nord del mondo", ha spiegato.
Lo storico Luca Borzani ha sottolineato il legame tra Genova, Sant’Egidio e il continente africano: "Sant’Egidio è il luogo della città di Genova in cui l’Africa è più presente e ci insegna che non è solo un continente che pone problemi, ma anche un esempio di valori umani". Ricordando la vicenda del giovane congolese, Borzani ha evidenziato il tema della gratuità, definita "l’antidoto alle storture del mercato: Floribert ci insegna che, per migliorare la condizione delle persone, è necessario sognare".
All’incontro è intervenuto anche padre Gigi Maccalli, missionario della Società delle Missioni Africane, rapito nel 2018 in Mali e rimasto prigioniero per due anni nelle mani di gruppi jihadisti. Parlando del rapporto tra giovani e Vangelo, ha ricordato che "Floribert ci ricorda che non è importante quanto, ma come si vive".
A concludere la presentazione è stato don Francesco Tedeschi, postulatore della causa di beatificazione, che ha richiamato uno dei messaggi centrali lasciati dal giovane beato: "L’amicizia è un diritto umano", anche per i bambini di strada. E ancora: "Quando si dà un prezzo alla vita delle persone, tutto perde il suo valore".






