(Adnkronos) -
Jane Fonda non ha mai nascosto di aver provato un sentimento profondo per Robert Redford. Lo ha dichiarato apertamente a Entertainment Tonight, durante il party di Vanity Fair agli Oscar, spiegando di essere stata “sempre innamorata di lui”. E lo ha ribadito anche sul palco del TCM Classic Film Festival, dove ha confessato di aver avuto “una cotta enorme” per il collega: “I have such a crush on him”, ha detto sorridendo al pubblico del TCL Chinese Theatre, prima della proiezione di ‘A piedi nudi nel parco’.
L’attrice è stata la vera protagonista della serata inaugurale del festival, più ancora dell’ospite celebrato, il compianto Redford, omaggiato con la proiezione della commedia romantica del 1967 e di altri tre titoli che hanno segnato la loro lunga collaborazione. Intervistata da Ben Mankiewicz, Fonda ha ripercorso con ironia e tenerezza un rapporto professionale e umano che ha attraversato decenni di cinema.
Ha ricordato Redford come un uomo “destinato al grande schermo”, “brillante”, “intelligentissimo” e, soprattutto, “il più bello che avessi mai visto”. Ma ha anche ammesso che la sua cotta non fu mai ricambiata. Con la sincerità disarmante che la contraddistingue, ha raccontato il modo in cui lui respinse un suo timido tentativo di avvicinamento ai tempi del loro primo film insieme, ‘La caccia’. Entrambi sposati, lei gli chiese se avesse mai avuto relazioni extraconiugali. La risposta di Redford, ha ricordato ridendo, fu spiazzante: avrebbe potuto farlo solo con “qualcuno come una prostituta”.
Tra i due nacque invece un legame inatteso: una passione condivisa per i muri di pietra. Lui, che sognava di tornare nello Utah a costruirli; lei, reduce dalla costruzione della sua casa di campagna in Francia. “Parlavamo per ore di come impilare le pietre”, ha raccontato, trasformando un dettaglio domestico in un ricordo cinematografico.
Il pubblico ha riso quando Fonda ha evocato le scene di ‘A piedi nudi nel parco’, dove i baci interminabili tra i due attori sono parte integrante della commedia romantica. “Dovevamo fingere di avere freddo, così potevo stringermi a lui”, ha confessato. E ha ammesso che anche sul set de ‘Il cavaliere elettrico’ cercava di prendergli la mano “in ogni modo possibile”. Neppure nell’ultimo film insieme, ‘Le nostre anime di notte’, dove i personaggi condividono il letto per gran parte della storia, è successo nulla: “Ma niente”, ha ribadito, tra le risate della sala.
Fonda ha poi chiarito la polemica nata dopo la notte degli Oscar, quando aveva scherzato sul fatto che fosse stata Barbra Streisand, e non lei, a rendere omaggio a Redford durante la cerimonia. “Stavo solo facendo una battuta”, ha spiegato. “In realtà ho trovato bellissimo che fosse Barbra, perché quel film è iconico e la canzone è straordinaria”.
Non sono mancati i ricordi più complessi. Fonda ha raccontato che Redford aveva un’unica, grande debolezza: la puntualità. “Era sempre in ritardo di due o tre ore, anche quando produceva il film”, ha detto. Un’abitudine che trasformò le riprese de ‘Il cavaliere elettrico’ da due a sei mesi, molti dei quali trascorsi a Las Vegas, dove le donne “correvano verso di lui e svenivano ai suoi piedi”, una fama che lo metteva profondamente a disagio.
Ma proprio da quell’esperienza, ha ricordato Fonda, nacque l’embrione di ciò che sarebbe diventato il Sundance Institute. Redford, insofferente alle logiche commerciali di Hollywood, voleva creare uno spazio per film “con sfumature, diversità e complessità”. Fonda ha citato registi come Alexander Payne e Jason Reitman, presenti in sala, come esempi di una generazione cresciuta grazie a Sundance. E ha rivelato un dettaglio poco noto: “Redford non ha mai chiesto un centesimo a Hollywood. Ogni anno scriveva un assegno di tasca sua”.
C’è stato spazio anche per un pizzico di gelosia: parlando de ‘Il migliore’, Fonda ha ammesso di aver “odiato” vedere Redford baciare Glenn Close, scatenando la battuta di Mankiewicz che l’ha invitata a dirglielo di persona alla cerimonia delle impronte dell’attrice.
Nel finale, Fonda si è fatta improvvisamente politica, denunciando le grandi fusioni industriali che minacciano la diversità creativa: “Se passano, perderemo ciò che Redford ha costruito. Dobbiamo combattere. Io voglio farlo nel suo spirito”.
Poi, mentre tutti si preparavano a lasciare la sala per la proiezione, Mankiewicz ha fatto notare che quasi nessuno resta mai a vedere il film. “Jane resta”, ha detto.
“Voglio guardarlo ancora un po’”, ha risposto lei, regalando un nuovo finale romantico alla più grande storia d'amore mai consumata di Hollywood.






