(Adnkronos) -
Jannik Sinner vola in semifinale agli Internazionali d'Italia 2026. Oggi, giovedì 14 maggio, il tennista azzurro ha battuto Andrej Rublev nei quarti del Masters 1000 di Roma, imponendosi in due set con il punteggio di 6-2, 6-4, raggiungendo la 32esima vittoria consecutiva nei Masters e superando Novak Djokovic in questa speciale classifica. Ora il numero 1 del mondo, che arrivava al torneo dopo la finale persa lo scorso anno contro Carlos Alcaraz, aspetta l'avversario che uscirà dal match tra Daniil Medvedev e Martin Landaluce.
Al Foro ci sono ancora i postumi di una serata storica, dopo un'ebbrezza tanto bella quanto inaspettata. Il trionfo di Luciano Darderi contro il baby fenomeno Rafa Jodar, che qualcuno, nella fretta di trovare nuovi predestinati, già vede come terzo incomodo nel dualismo che sta dominando il tennis, ha regalato per il secondo anno consecutivo la certezza di avere un italiano in semifinale a Roma, che presto potrebbero diventare due. Nell'edizione 2025 era stato Musetti a staccare il pass, prima di arrendersi alla classe superiore di Alcaraz. Oggi però Lorenzo non c'è, fermato dall'ennesimo infortunio di una stagione maledetta, e così gli occhi d'Italia si spostano sul uno dei protagonisti meno attesi. Darderi si prende il titolo di numero 2 azzurro e accende l'entusiasmo aspettando il piatto forte, colui che aduna le masse e colora il tricolore d'arancione.
Sinner in campo vuol dire sold out e record. Vuol dire rinnovamento e aria d'alta quota. Significa spingere il tennis italiano oltre sé stesso, come mai era successo prima. Gli exploit degli ultimi anni, i risultati degli altri azzurri, almeno in parte, sono anche merito di chi quell'asticella la alza sempre un po' di più, che motiva, ispira e accende i riflettori su uno sport che per troppo tempo è stato snobbato nel nostro Paese. E così i bambini iniziano a giocare a tennis, i circoli si riempiono e nascono nuovi talenti. È un'ascesa bellissima, e se l'avessimo detto qualche anno fa, nessuno ci avrebbe creduto. Sinner ha portato il tennis italiano in un'altra dimensione e riscritto le sue regole. Ha creato prevedibilità nella più imprevedibile delle discipline, ne ha cambiato i crismi. Nel più mentale degli sport lui ha riaffermato il potere della semplicità.
Dopo la vittoria con Pellegrino, il primo, forse l'unico, a portarlo al limite, almeno dal punto di vista fisico, Sinner ha riaffermato la sua legge. Sta provando cose nuove, certo: si spinge di più a rete, prova, con alterna fortuna, qualche palla corta, cerca quell'imprevedibilità di cui è maestro il suo grande rivale. Ma la sua forza resta la solidità da fondo e una mentalità inscalfibile, che penetra nelle menti degli avversari ancor prima di scendere in campo. E così l'avversario di giornata, quel Rublev che proprio nella mente ha il suo principale nemico, entra nel Centrale con il sorriso di chi sa di doverci provare, ma che in realtà ha già la valigia pronta. Alla vigilia Andrej aveva scherzato, dicendo che più vince e più Sinner si avvicina alla sconfitta. La sua risata nascondeva una verità inevitabile, perché prima o poi Jannik perderà. Ma, per citare Aragorn davanti ai cancelli di Mordor, non è questo il giorno.
Il copione sembra quello di un regista con poca fantasia. Sinner ci mette cinque minuti e un game per conquistare il primo break della sua giornata con un dritto diagonale che si stampa sulla linea, e che resterà a lungo negli incubi di Rublev. Il russo però, e questa è già una notizia, non perde la testa, resta nella partita e al quarto parziale si prende la sua chance. Ma le due palle break a disposizione si scontrano con quella calma, fredda e letale, che viene dai monti del nord. Jannik resiste e continua a giocare sulle righe. A un certo punto Rublev si ferma, guarda davanti a sé, fissa quel punto d'impatto, tanto preciso da non sembrare reale, e allarga le braccia. È una reazione che abbiamo visto spesso, in queste due settimane. Il russo cerca di rimanere dentro agli scambi, tenere il ritmo di Sinner, che aspetta e poi colpisce. Al settimo game si costruisce tre occasioni per il secondo break, ma di pallina ne basta una, e il primo set se ne va così 6-2.
Chi pensava di poter assistere a una storia diversa, al ritorno in campo, si sbagliava di grosso. "Sei il dio della racchetta", urla il Centrale, mentre una fan con il cuore arancione grida: "Sei il più bello". Sinner, sotto il suo cappelino nero, sorride e si rimette al lavoro. Gli basta un game, come al solito, per piazzare il primo break del set. Rublev prova a restare lì e ad approfittare del caldo sul Centrale. Jannik sembra infatti accusare un po' di fatica, proprio come era successo con Pellegrino, ma per prepararsi a Parigi ha bisogno anche di questo. Sentire il sudore, la pesantezza delle gambe, e vincere comunque. Il messaggio, a Sinner, arriva forte e chiaro.
Nel quinto gioco si conquista l'ennesima palla break dopo aver strappato gli applausi del Centrale con una bellissima corta, ma questa volta Rublev c'è e resiste. Dopotutto lui, che ha lottato con la depressione e con i capricci della mente, non può arrendersi così facilmente. Andrej torna a palla break, la trasforma con un bel dritto e urla. Vagnozzi e Cahill, nel loro angolo, si alzano in piedi. Richiamano Jannik all'attenzione, dopotutto è la prima volta in tutto il torneo che gli rubano la battuta. Qualche contraccolpo sembra esserci, Rublev, per un momento, ci crede. Poi tutto rallenta e torna la normalità. Sinner mantiene calma e mani sul match, chiudendo i giochi 6-4 e regalando all'Italia un altro azzurro, quello più atteso, in semifinale per il secondo anno consecutivo. Sicuramente la profezia di Andrej si avvererà, ci sarà un giorno in cui Jannik perderà. Ma non è questo il giorno. (di Simone Cesarei)






