C’è tensione tra l’amministrazione comunale e la Val Bisagno.
Al centro della disputa non ci sono solo i piloni dello Skymetro o le cabine della nuova funivia, ma il concetto stesso di partecipazione, che i cittadini denunciano come svuotato di significato.
Secondo la Rete Genovese, il coordinamento che riunisce comitati e associazioni per la difesa del territorio, i progetti presentati finora, dai "4 assi di forza" alla funivia, risultano "irricevibili".
La critica principale riguarda la genesi di queste opere che per la Rete sarebbero studi tecnici realizzati arbitrariamente da enti esterni e poi presentati ai Municipi e ai cittadini come fatti compiuti. Per i residenti, questo metodo trasformerebbe la partecipazione in una trappola comunicativa, dove l'amministrazione si sottrae alle proprie responsabilità politiche scaricando sulla cittadinanza l'onere di approvare o bocciare soluzioni mai condivise.
In risposta a quella che viene definita una "speculazione" progettuale, la Rete Genovese ha presentato un modello alternativo: il Ciclo Partecipativo. Si tratta di un percorso strutturato in otto fasi che ribalta la logica attuale. Il processo deve partire dai territori attraverso l'ascolto dei bisogni reali e la mappatura delle criticità, per poi passare alla co-progettazione tra cittadini e uffici tecnici.
L'obiettivo è trasformare la conoscenza diffusa degli abitanti in indirizzi chiari per l'azione pubblica, arricchendo la progettazione tecnica con la capacità dei cittadini di anticipare problemi e opportunità. Il ciclo si chiude con il monitoraggio civico e la valutazione degli esiti, garantendo trasparenza e fiducia tra istituzioni e comunità.
Lo strumento operativo per attuare questa rivoluzione è il Forum di Quartiere. Non si tratta di una semplice assemblea saltuaria, ma di una struttura stabile, un’entità fisica e riconoscibile dotata di spazi adeguati e strumenti digitali per un confronto continuativo.
Il documento della Rete sottolinea la preferenza per il modello territoriale rispetto a quello tematico: mentre quest'ultimo rischia di diventare elitario e "per addetti ai lavori", la dimensione del quartiere rafforza il senso di appartenenza e permette di affrontare in modo integrato temi quotidiani come mobilità, verde e sicurezza.
Il percorso proposto prevede tappe precise: la costituzione di un Gruppo Promotore misto, l'individuazione di microaree territoriali e una campagna di comunicazione capillare. La raccolta dei bisogni avverrebbe tramite banchetti sul territorio, questionari e piccoli gruppi facilitati, culminando in un'assemblea pubblica per l'avvio operativo dei gruppi di lavoro.
La richiesta finale rivolta a Palazzo Tursi è netta: fermare immediatamente l'iter dello studio sulla funivia e ricominciare da capo, mettendo in campo un vero percorso di democrazia dal basso.






