È partita ufficialmente da Genova la mobilitazione nazionale della CGIL per portare in Parlamento due leggi di iniziativa popolare che mirano a ridisegnare il welfare e il mercato del lavoro in Italia. Ai Giardini Luzzati, in un’assemblea molto partecipata, il Segretario Generale Maurizio Landini ha siglato l'inizio della raccolta firme, fissando l'obiettivo di depositare i testi a settembre per condizionare la prossima legge di bilancio.
Il primo pilastro della proposta riguarda la difesa del Servizio Sanitario Nazionale. Landini è stato netto nel denunciare il processo di privatizzazione in atto: "Chiediamo a tutti i cittadini italiani di firmare per rafforzare il Servizio Sanitario Nazionale e farlo diventare davvero universale e gratuito per tutti. Oggi questo non lo è, oggi il diritto alla salute non è garantito".
Secondo il leader della CGIL, la soluzione passa da un cambio radicale di priorità nelle casse dello Stato. "Le richieste che noi facciamo è di aumentare la spesa per la sanità pubblica, non per le armi, e investire sul territorio. Bisogna fare assunzioni di medici, di infermieri, rispondere ai bisogni delle persone". E sulla copertura economica, Landini non lascia spazio a dubbi: "I soldi bisogna andarli a prendere dove sono. Vuol dire combattere l'evasione fiscale e soprattutto vuol dire andare a tassare in modo più forte i profitti, le rendite finanziarie e le grandi ricchezze che nel nostro Paese sono tassate meno del salario e delle pensioni".
La seconda legge di iniziativa popolare punta a scardinare il sistema dei subappalti, definito come un meccanismo che genera disuguaglianza tra chi svolge le medesime mansioni. "Quello che è passato è la logica dell'appalto, del subappalto, del sottoappalto, della finta cooperativa. E questo modello di fare impresa è stato favorito da delle leggi del cavolo che oggi fanno agire la concorrenza non sulla qualità del lavoro, ma sulla riduzione dei costi e sullo sfruttamento", ha dichiarato Landini.
L'obiettivo dello slogan "stesso lavoro, stesso contratto" è quello di cancellare il subappalto a cascata e garantire tutele anche al lavoro autonomo e alle partite IVA. "Il lavoro non deve essere precario, non deve essere sfruttato, non deve essere sottopagato e le persone debbono potersi realizzare attraverso la qualità del lavoro che fanno".
A margine dell'evento, Landini ha analizzato la situazione economica genovese e nazionale, lanciando un duro monito sull'assenza di una visione strategica da parte dell'esecutivo. "Beh, ce l'avesse le politiche industriali il Governo! Il problema è che non ce le ha proprio. E stiamo rischiando di perdere il nostro sistema industriale, bisogna essere onesti".
Il focus si è poi spostato sui nodi energetici e sulla crisi della siderurgia: "Il costo dell'energia è un problema serissimo perché l'Italia è il Paese in Europa che ha i costi di energia più alti. Se parliamo di Ilva, noi lo stiamo dicendo da anni: senza un intervento pubblico nella gestione di quell'impresa per garantire uno sviluppo, noi corriamo il rischio di una vera e propria chiusura". Landini ha poi citato i casi Electrolux e la crisi del settore auto, ribadendo che l’assenza di politiche industriali rischia di rendere l'Europa un luogo marginale nello sviluppo mondiale.
La campagna, supportata da numerose associazioni, prevede banchetti in tutte le piazze di Genova e dei principali comuni della provincia. Sarà inoltre possibile firmare online attraverso il sito del Ministero della Giustizia. Per portare i testi in Cassazione e poi in Parlamento saranno necessarie almeno 50.000 firme per ciascuna proposta. "Non è una protesta fine a se stessa - ha concluso Landini - sono proposte molto concrete per cambiare qui ed ora la condizione di vita e di lavoro delle persone".







