Attualità - 19 maggio 2026, 17:27

Giornata contro l’omobilesbotransfobia: “I diritti non sono propaganda”

Dopo otto anni di assenza, il Comune torna nella rete RE.A.DY e istituisce ufficialmente il 17 maggio. La maggioranza: "Cambio di passo". L'opposizione attacca: "Propaganda e insulti"

Il tema del sostegno alla lotta contro l’omobilesbotransfobia ha scatenato un acceso botta e risposta tra maggioranza e opposizione in Consiglio Comunale.

L’articolo 55 a firma di tutti i capigruppo della maggioranza e firmato in prima battuta dal consigliere Filippo Bruzzone (Lista Salis) arriva dopo la decisione dell’amministrazione di riconoscere il 17 maggio come Giornata internazionale contro le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere e dopo il ritorno del Comune nella rete RE.A.DY, il coordinamento nazionale delle pubbliche amministrazioni impegnate sui diritti LGBTQIA+.

Ad aprire il dibattito è stato proprio Bruzzone, con un intervento personale e politico insieme, accolto da applausi in aula.

37 anni fa l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha depennato l’omosessualità dalle malattie mentali. 37 anni, vedendo l’aula e conoscendo la città in cui vivo è una cifra molto piccola”. Il consigliere ha voluto “sdoganare alcuni miti”, parlando apertamente della propria esperienza: “La persona con la quale ho una relazione non è un amico, non è mio cugino. È il mio compagno. Vorrei, dovesse capitare, averlo come marito, più che come unito civilmente”.

Bruzzone ha affrontato anche il tema delle famiglie omogenitoriali: “Non c’è qualcuno che fa l’uomo o qualcuno che fa la donna, ci sono due persone che si amano e che concorrono al benessere della casa”. Poi il passaggio più secco: “Per strada, presidente, nella mia città c’è ancora chi mi chiama frocio”.

Nel suo intervento ha ricordato i “127 casi a sfondo omo transfobico” registrati nell’ultimo anno in Italia, i “63 paesi in cui l’omosessualità è reato” e i “cinque in cui vige la pena di morte”, denunciando una persistente disuguaglianza nei diritti: “Pago le tasse esattamente come tutte le altre persone. Lavoro, ma continuo ad avere meno diritti. Non mi posso sposare. Non mi posso prendere cura di un bambino o di una bambina al quale potrei dare un futuro”.

Il primo intervento dell’opposizione è stato quello della consigliera Anna Orlando (Vince Genova), che ha subito attaccato la gestione dell’ufficio LGBTQIA+ del Comune e la sua consulente, Ilaria Gibelli.

È un tema caro a tutti noi, molto sentito e trasversale. Però non deve diventare uno strumento di consenso elettorale”.

Orlando ha contestato l’operato dell’ufficio comunale: “Sul portale del Comune troviamo: presentazione pubblica dell’ufficio, convegno sull’omolesbotransfobia, partecipazione della sindaca alla Colorata Cena. Nobili discorsi, colorati eventi di piazza, grandi proclami”.

La consigliera ha poi chiesto conto dell’attività concreta dell’ente: “Che cosa state facendo?”.

Al centro dell’attacco anche la consulente LGBTQIA+: “L’avvocato Gibelli è stata scelta attraverso un bando pubblico cucito addosso. Noi chiediamo rispetto. Noi chiediamo una posizione chiara da parte della sindaca sugli insulti e chiediamo la revoca dell’incarico a Ilaria Gibelli”.

Il consigliere Mario Mascia (Forza Italia) ha invece scelto un tono conciliatorio, rivendicando l’impegno del Partito Popolare Europeo e di Forza Italia contro le discriminazioni.

Questa giornata è stata istituita nel 2007 anche col voto favorevole del Partito Popolare Europeo”. Mascia ha ricordato la Commissione Segre contro antisemitismo, omofobia e violenza istituita nel 2021 e ha espresso un auspicio: “Il mio sogno è che un giorno si possa fare a meno non solo degli stereotipi, ma anche degli acronimi e delle etichette”.

Rivolgendosi direttamente a Bruzzone ha aggiunto: “Io non ti chiamerò mai nella modalità in cui sbagliando e non rispettando la tua dignità personale ti possono aver chiamato. Ti chiamerò sempre Filippo”.

Per la maggioranza è intervenuta anche Marialuisa Centofanti (Riformiamo Genova): “Affrontiamo oggi un tema che riguarda la qualità della nostra democrazia e il rispetto dei diritti civili di tutti”.

La consigliera ha definito il riconoscimento del 17 maggio e la partecipazione alla Colorata Cena: “Scelte politiche che segnano un cambio di passo. Il compito di un’amministrazione non è scegliere chi merita diritti e chi no, ma garantire che tutti i diritti siano pienamente esigibili da tutti”.

Durissimo l’intervento della consigliera Francesca Ghio (AVS), che ha ricordato episodi del passato politico ligure. “Nel 2016 il consigliere della Lega Nord Giovanni De Paoli disse: ‘Se avessi un figlio gay lo brucerei nel forno’”.

Ghio ha accusato l’opposizione di aver perso un’occasione disertando la commissione consiliare di ieri relativa all’identità alias nelle istituzioni (Qui l’articolo): “Vi siete persi l’opportunità di imparare qualcosa. Questa amministrazione ha avuto il coraggio di ampliare questi diritti e di parlarne senza che ci sia bisogno di farne un tabù”.

Dalla minoranza, la consigliera Alessandra Bianchi (FdI) ha difeso il diritto a esprimere opinioni differenti prima di puntare il dito contro la consulente LGBTQIA+ del Comune: “Sembrerebbe autorizzata a poter dire tutto senza conseguenze”. Richiamando parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, Bianchi ha ribadito: “È doveroso combattere ogni forma di discriminazione, violenza e intolleranza”, ma ha anche denunciato una “doppia morale” da parte della maggioranza: “La comunità queer non ha maggior valore della comunità cattolica e cristiana”.

Nella discussione è intervenuta anche la consigliera Sara Tassara (Lista Salis): “Sono veramente amareggiata dal sentire parole come propaganda rispetto a un tema che riguarda la vita delle persone”. La consigliera ha ricordato alcune posizioni espresse negli anni dalla precedente amministrazione: “Il sindaco Bucci disse che il Pride era divisivo e offensivo. C’era chi esultava per il mancato riconoscimento di una bambina con due madri”.

Tassara ha accusato il centrodestra di aver ignorato i dati emersi in commissione: “L’80% delle idee suicidarie riguarda adolescenti che vivono percorsi di transizione di genere. Trovo questa discussione oggi vergognosa e offensiva verso tutte le persone che vivono queste discriminazioni ogni giorno sulla loro pelle”.

Molto duro anche il consigliere Marco Casini (M5S), che ha accusato l’opposizione di aver “fatto il ponte” disertando la commissione sui diritti.

Ha ricordato tre casi di suicidio legati all’omofobia: “Paolo, Beatrice e Casta Diva. Tre persone che non ci sono più a causa delle conseguenze psicologiche e sociali delle discriminazioni”.

“Anche l’ambiguità può essere omofobia” ha ribadito Casini rivendicando azioni della nuova amministrazione ribadendo che “Genova ha scelto da che parte stare” prima di ricordare ancora che “i bambini non possono essere ostaggio di un vergognoso braccio di ferro partitico”.

Nella replica finale per la maggioranza, il consigliere Edoardo Marangoni (Pd) ha citato il report Arcigay 2026: “127 azioni violente complessive, 46 aggressioni fisiche, tre casi di suicidio”. Ha ricordato il DDL Zan e le recenti sentenze della Corte costituzionale sui diritti delle coppie omogenitoriali. “I diritti si estendono, non si limitano”.

Marangoni ha annunciato anche nuove iniziative del Comune: “Questa giunta istituirà l’identità alias per far sì che nessuna persona diventi invisibile”.

E ha concluso: “Noi oggi parliamo delle persone. Voi parlate delle polemiche”.

A chiudere il dibattito è stata l’assessora alle Pari Opportunità Rita Bruzzone, che ha rivendicato direttamente la responsabilità politica delle iniziative adottate dalla giunta.

L’ufficio LGBT dipende dall’assessora Rita Bruzzone. L’avvocata Gibelli è una consulente”. L’assessora ha ricordato il rientro del Comune nella rete RE.A.DY: “Per 8 anni Genova si è resa invisibile” ha incalzato Bruzzone prima di respingere al mittente le accuse di propaganda. “Non sono mai andata in cerca di voti. Ho sempre parlato di diritti” ha chiosato prima di ricordare le azioni che il Comune ha deciso di intraprendere come il riconoscimento della giornata contro la omobilesbotransfobia il 17 maggio, l’identità alias discussa ieri in una commissione disertata dal centro destra. Ancora progetti di urbanistica e politiche di genere; bandi per le “case arcobaleno”; interventi sulla salute mentale dei minori transgender.

Bruzzone ha citato i dati emersi in commissione: “L’80% delle idee suicidarie riguarda adolescenti che vorrebbero intraprendere una transizione di genere e vivono situazioni di invisibilità”.

Infine, il richiamo a Don Gallo, che sarà ricordato il prossimo 30 maggio con un grande concerto in piazza Matteotti preceduto da due appuntamenti il 22 e 23 maggio: “Le persone trans sono figlie e figli di Dio”.

Questa città dà visibilità alle persone, qualunque esse siano, indipendentemente dall’orientamento sessuale”.


 


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