Pubblico numerosissimo e moltissimi applausi, ieri pomeriggio a Pegli, presso il salone del Municipio VII Ponente in via Pallavicini, per la presentazione del libro ‘Il vestito di mia madre’, che la scrittrice pegliese Sara Rattaro ha dedicato a Teresa Mattei, una delle più famose Madri Costituenti.
L’autrice, che ha dato alle stampe il suo lavoro per le Edizioni Piemme e che ne ha parlato a lungo anche al Salone del Libro di Torino, chiusosi ieri, è stata ospite in delegazione grazie all’iniziativa della sezione pegliese dell’Anpi, intitolata a Mario e Nicolò Dagnino. È stata proprio l’Anpi di Pegli, con la vicepresidente Claudia Gioanola, a fare gli onori di casa, presentando Sara Rattaro e anticipando l’introduzione da parte di Alessio Boni, vicepresidente del Municipio VII Ponente.
Nella ricorrenza degli ottant’anni del voto alle donne, è quanto mai interessante ricordare il coraggio di ventuno donne, tra cui appunto Teresa Mattei, che diedero il loro contributo fondamentale nella stesura della Carta Costituzionale.
Sara Rattaro racconta con passione, trasporto e tanta, tantissima ammirazione, la vita - avventurosa a dir poco - di Teresa Mattei, condendola con una narrazione avvincente e con gli elementi tipici del romanzo. È un omaggio alla nostra storia democratica, agli anni della Resistenza, alla Costituzione antifascista, ma anche il racconto di un’avventura straordinaria, con la constatazione che nulla nella Costituzione sarebbe così perfetto e così equo, se non ci fosse stata la mano delle ventuno Madri Costituenti.
“Secondo me il nostro paese - osserva la scrittrice - ha qualche problema a raccontare meglio le storie delle grandi donne. È molto facile ricordarci i padri, della narrativa, della pittura, della scienza, ma siamo un po’ più in difficoltà a raccontare le storie delle grandi madri e secondo me possiamo fare di meglio. La storia di Teresa Mattei dovrebbe essere più raccontata. Io l’ho scoperta perché il giornale della mia città, ‘Il Secolo XIX’, mi ha chiesto tempo fa, con il suo direttore Michele Brambilla, di scrivere un pezzo e io sono capitata dentro una storia pazzesca: perché non c’è solo una grande storia, ma c’era la possibilità di scrivere una grande trama e poi si aveva a che fare con un personaggio incredibile. Quando io arrivo a scrivere le pagine dedicate alla Costituente, avevo il fiatone e mi sembrava incredibile che Teresa avesse solo venticinque anni, perché io avevo scritto la storia di una donna che per forza doveva averne almeno trenta o quaranta di più, per la quantità di cose che ha vissuto, ha subìto e a cui ha reagito di così grande importanza. Quindi è diventata una storia necessaria perché poi io a lei devo moltissimo, come moltissimo tutte le donne”.
Secondo Sara Rattaro, “tutti questi personaggi del romanzo, come Teresa Mattei, hanno vissuto forse uno dei periodi più accelerati della nostra storia, che è quello della Resistenza: quindici mesi che per la maggior parte delle persone, soprattutto per gli uomini, è stata la guerra di liberazione dai nazifascisti, mentre per le donne ha anche rappresentato la guerra per l’emancipazione femminile, perché per la prima volta nella storia le donne combattono a fianco degli uomini, al pari degli uomini gestiscono i battaglioni, li comandano, mettono bombe, liberano gli ostaggi e subiscono ogni tipo di violenza”.
Il titolo è spiegato perché “Teresa Mattei, per partecipare alla Costituente, indossa il vestito di sua madre. Lei era magrissima, e mette un abito che non era della sua taglia. Lo fa da un lato per dimostrarci forse che era una donna più di sostanza che di apparenza, ma sicuramente per omaggiare le madri. Non la sua, che non aveva fatto quella Resistenza attiva come lei, anche se perse un figlio nella Resistenza per la nostra libertà. Ma per omaggiare tutte le madri di quel periodo che hanno combattuto direttamente o hanno combattuto in seconda fila. Le mamme di tutti quelli che non sono tornati, le mamme di tutte le persone che sono tornate diverse da prima, tutte le donne che hanno cucito i vestiti, che hanno rammendato, che hanno distribuito, che hanno nascosto, che hanno protetto: per cui questa idea delle madri deve diventare molto più potente quando parliamo di Resistenza”.














