La musica che ci gira intorno - 23 maggio 2026, 08:00

La musica che ci gira intorno - Barre e rime per abbattere gli stereotipi, la rivoluzione di Majda

Nata a Genova da genitori marocchini, ha giocato a calcio da professionista, si è costruita uno studio in Olanda e ha trovato il coraggio di fare musica in italiano. Ora vuole cambiare le cose e ha le carte in regola per farlo

Quando da bambina le chiedevano cosa volesse fare da grande, Majda rispondeva sempre la stessa cosa: voleva cantare. La risposta che riceveva era sempre la stessa: "Sì, ma nella realtà cosa vorresti fare?" Un copione ripetuto così tante volte da diventare, alla fine, una certezza. Il sogno finì sotto la doccia, in camera sua. E lì rimase.

Majda è genovese. Figlia di immigrati marocchini, è cresciuta in una città che stava imparando a fare i conti con la propria trasformazione. "I miei genitori sono stati la prima generazione di immigrati a Genova - racconta - e io sono la prima generazione di figlia di immigrati a Genova. Ora troviamo seconde e terze generazioni”. Quella traiettoria torna spesso nella sua musica: da ciò che è ‘anomalo’ a ciò che sa essere punto di riferimento.

Prima che arrivasse la musica, è arrivato il calcio. Majda ha giocato da professionista per diversi anni. Sette anni fa, appena diciannovenne, ha deciso di lasciare Genova per l’Olanda dove ha ricostruito tutto da zero.

"L'Olanda mi ha dato la possibilità di ritagliare tempo per la musica, di investire sulla musica" spiega. “Ho realizzato il mio studio musicale, tutta la mia attrezzatura e da autodidatta ho iniziato a produrre, comporre e poi scrivere”.

I primi pezzi li ha scritti in inglese. Non per moda, ma per necessità psicologica: "L'idea di entrare nel mercato italiano non c'era. Mi dovevo disintossicare dagli stereotipi e da tutto il razzismo con cui sono cresciuta. Se tutta la vita ti senti dire che non puoi fare determinate cose perché sei diverso, che non te lo meriti, inizi a pensare che sia vero e ti demotivi”.

Il passaggio all'italiano è arrivato quando ha trovato il coraggio di rivendicare l'appartenenza. "Dire le stesse cose in italiano è come prendersi un diritto, un diritto che in realtà hai ma che ‘devi meritare’, il diritto di parlare di un paese, di una popolazione che non ti vede appartenente a loro. Ci voleva un bel po' di coraggio. Il coraggio è nato quando ho iniziato a scavare nelle mie origini e a essere orgogliosa della mia cultura, del mio essere diversa. Che per me è un punto in più”.

Il primo singolo si intitola Abu Bakar e parla del conflitto e del genocidio in Palestina. Non esattamente un esordio in sordina.

"Ho visto che avevo un bel riscontro, soprattutto dalle nuove generazioni" racconta. "Ho capito che ci sono tante persone in Italia che hanno bisogno di sentire determinate cose, cose che la TV non dice, che i politici non dicono”.

Il catalogo che sta costruendo è dichiaratamente social-politico. Una scelta di coraggio in un mercato musicale saturo di pop sentimentale: "Nel momento storico e politico in cui viviamo, andare sul sociale e sul politico mi ha dato un sacco di possibilità”.

Musicalmente, Majdi si rifiuta di stare dentro una casella. "Penso che la mia più gran fortuna sia stata non avere riferimenti. Sono partita da quello che volevo esprimere. Se devo descrivere qualcosa che mi dà rabbia, uso il rap. Se devo fare qualcosa di più inerente alle mie origini, come Lacrime di caffè, mi è uscito un urban pop. Quello che esce, esce”.

Il genere in cui più frequentemente ‘inciampa’ è un mix di rap, hip hop melodico, rispettoso ma diretto. Non esplicito, mai volgare: "Ho avuto tanta rabbia repressa che non potevo esprimere. Mi sono sentita dire 'devi essere grata di essere nata in Italia e che l'Italia ti abbia dato delle possibilità’". Una pausa. "Quindi sì, il rap è venuto naturale”.

Definirsi in un genere, per lei, è un atto di limitazione. "Limitandoti non cresci mai. Io mi definisco un'artista e basta”.

Quando si parla di discriminazioni nel mondo della musica, Majda non si ferma alla prima. "Donna e devo aggiungere anche musulmana e di colore. Ho tre tematiche che in generale in Italia e nel mondo vengono molto trascurate e cercano di mettere bastoni tra le ruote”.

Essere una donna musulmana che canta genera critiche anche all'interno della propria comunità. Ma qualcosa sta cambiando: "Sto vedendo che questo stereotipo si sta sgretolando”. La conferma è arrivata anche dal Marocco, dove ha vinto una residency di un mese e mezzo nel più grande studio di Casablanca: "Lì la scena è prettamente maschile. Ho lavorato collaborando con artisti maschi, guidando le session. E devo dire che sono stata molto più accettata in Marocco che qua”.

La critica più netta che Majda muove alla scena rap femminile italiana riguarda la competizione interna: "Tante artiste si buttano giù a vicenda o si oggettificano per piacere. Io sono il contrario: mi copro, non uso parolacce, non parlo volgare, parlo solo diretto e di verità”.

Ha scelto la strada della collaborazione: il featuring con Fabiola, artista emergente della scena ligure-genovese. "Non ci siamo viste come competizione. Ci siamo dette: uniamoci, che possiamo fare una bella cosa. Questa è la mentalità che cambierà le cose”.

Ha ancora qualche resistenza ad ammettere di credere in sé stessa. Lo dice con una certa fatica: "Penso di avere le carte in regola per cambiare le cose come supporto e talento. Mi costa tanto dirlo, perché ero molto insicura sul mio talento”.

Il punto di svolta, racconta, è stato un messaggio su Instagram. Aveva visto un post di Silvia Nocentini, fondatrice del progetto culturale Nuova Zena, che cercava artisti. Ha scritto. "Quel meeting è stato una rivelazione. Mi ha fatto capire che non ero sola. Pensavo che solo io mi sentivo così, solo io non mi sentivo accettata, solo io subivo determinate cose. Poi vedi una persona bianca italiana che si prende la responsabilità di rappresentare tutte queste minoranze e dici: allora c'è qualcuno che vuole cambiare le cose”.

Da lì è partito tutto: gli eventi con la Nuova Zena, la residency in Marocco, i concerti in giro per l’Italia muovendosi tra Milano, Emilia-Romagna, Toscana, Liguria, e il festival in Sicilia previsto per luglio.

Da poche settimane Majda ha rilasciato Limiti che anticipa l’EP previsto per settembre.

"Io ero a un bivio in cui non sapevo se valesse la pena continuare" ammette. "Poi Silvia è stata un po' il megafono della mia voce”.

E adesso? "Dico sempre: è solo l'inizio di una grande rivoluzione musicale e politica. Il mondo ha bisogno di una rivoluzione. E io non voglio perdermi l'occasione di farne parte”.

Chiara Orsetti - Isabella Rizzitano

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