Sono iniziati questa mattina presto i lavori per la movimentazione della grande pala d’altare di Peter Paul Rubens, ‘La Circoncisione’, posta sull’altare centrale della chiesa del Gesù in piazza Matteotti, con cui di fatto è partito il monitoraggio microclimatico che porterà al restauro della tela.
La tela è stata rimossa dalla nicchia per consentire il posizionamento di sonde collegate a data logger, strumenti in grado di registrare in continuo temperatura e umidità relativa sia nello spazio retrostante il dipinto sia in prossimità della superficie pittorica. A queste misurazioni ambientali si affiancherà, con cadenza mensile, un'acquisizione fotogrammetrica tridimensionale della tela, un sistema innovativo che consente di documentare con precisione millimetrica eventuali variazioni morfologiche della superficie nel tempo.
La ragione è tecnica e non trascurabile: un dipinto su tela di quelle dimensioni, collocato in una nicchia di chiesa, è in costante interazione con il microclima che lo circonda. Le variazioni igrometriche stagionali inducono cicli di dilatazione e contrazione nei supporti tessili e nei film pittorici; l'umidità condensa e penetra negli strati sovrapposti delle vernici di restauro accumulate nei secoli; le escursioni termiche accelerano i processi di ossidazione. Prima di stabilire quali interventi siano necessari e con quali materiali eseguirli, occorre dunque sapere esattamente in quale condizione termodinamica il dipinto vive e vivrà dopo il restauro.
"Dal punto di vista tecnico è fondamentale constatare qual è lo stato ambientale, la temperatura, l'umidità nel quale l'opera si trova e nel quale tornerà dopo il restauro" spiega Anna Orlando, curatrice del progetto e storica dell'arte che segue questa vicenda fin dalla genesi. "Altrimenti si vanno a fare degli interventi che poi rischiano di andare persi o di essere totalmente inutili, se non si sa esattamente in quale condizione termodinamica l'opera dovrà restare”.
Questo monitoraggio durerà dodici mesi. Solo alla sua conclusione l'opera verrà spostata in un locale del Museo Diocesano per proseguire con le indagini diagnostiche e con il restauro vero e proprio.
Spostare una tela del XVII secolo di quelle dimensioni non è un'operazione che si improvvisa. Gianbattista Oneto, titolare di Sciutto, azienda specializzata nella movimentazione delle opere d’arte, ha coordinato le fasi di smontaggio e ricollocazione con la pragmatica lucidità di chi conosce il peso specifico della responsabilità: "Non si deve pensare al tipo di responsabilità altrimenti un cardiochirurgo non andrebbe a lavorare tutte le mattine. Si deve cercare di sapere quello che si deve fare e farlo nel migliore dei modi. Il nostro lavoro è programmato: sapere cosa si deve fare e farlo nel modo giusto”.
In questo caso la difficoltà principale non era il peso, ma la dimensione monumentale della tela: "È facile che si sbilanci, bisogna capire le problematiche che ci possono essere e prevenire eventuali imprevisti. Il sistema di fissaggio a parete non è stato fatto da noi, è da molto tempo che si trova lì. L'opera è molto precisa nella nicchia: per far uscire la tela l'operazione è delicata, bisogna andare nelle quattro direzioni”. Un elemento di vantaggio: "Questo quadro lo abbiamo montato in questa chiesa circa vent'anni fa, quindi più o meno sapevamo a cosa si andava incontro”.
La fase diagnostica precede il restauro, ma non è escluso che l’intervento porti alla luce qualche ‘sorpresa’. Come accade per qualsiasi dipinto che abbia attraversato quattro secoli, la superficie visibile oggi non corrisponde a quella uscita dalle mani di Rubens: strati di sporcizia, ingiallimento delle vernici di protezione applicate nei secoli successivi, possibili ridipinture localizzate si sono sovrapposti al film pittorico originale come una patina opacizzante.
"Come prima operazione andiamo sempre a ripulire, ad alleggerire di questi strati" spiega Orlando. "Una volta rimossi si svelano le pennellate che si possono vedere in modo più evidente, oppure il vero colore originale. Tipicamente i bianchi sono più bianchi in origine di quanto non siano giallognoli oggi”. Ma c'è un valore che va oltre il recupero estetico: "L'osservazione ravvicinata per noi storici dell'arte consente di vedere come dipingeva Rubens dal punto di vista dell'esecuzione. Essendo questa un'opera datata con certezza a fine 1605, noi possiamo poi confrontarla con altre opere che hanno problemi di datazione perché non abbiamo punti di riferimento fissi, e sulla base dei confronti di tecnica esecutiva possiamo ipotizzare delle cronologie. Stiamo parlando di un artista che ha tutti i fari puntati su di lui in tutto il mondo: tutti i musei del mondo vogliono Rubens”.
La Circoncisione, un olio su tela di dimensioni monumentali, 492x277 centimetri, venne dipinta da Rubens nel 1605, commissionata per quell'altare da Marcello Pallavicino, figlio di Agostino, ricchissimo aristocratico genovese e principale banchiere del duca di Mantova Vincenzo I Gonzaga. La chiesa stessa era stata costruita tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento grazie a quella stessa famiglia. Rubens aveva ventotto anni. Era già a Genova da qualche anno, al servizio del duca di Mantova, e stava costruendo la propria fortuna ritraendo i palazzi e le famiglie patrizie della Superba con una capacità analitica e una potenza cromatica che nessuno dei suoi contemporanei sapeva eguagliare.
Il progetto di monitoraggio e restauro è il frutto di una collaborazione articolata tra soggetti diversi: i Padri Gesuiti, committenti diretti delle indagini, la Regione Liguria, che ha stanziato 40.000 euro, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della Liguria, l'Ufficio Beni Culturali dell'Arcidiocesi di Genova e il Centro di Conservazione e Restauro La Venaria Reale di Torino, istituto di eccellenza nazionale incaricato di eseguire le indagini.
"Siamo molto contenti di questa attenzione su un dipinto importante per la città di Genova e per la Compagnia di Gesù" dice padre Leonardo Vezzani della Casa del Gesù. "È solo l'inizio di un percorso che ci porterà a riavere il quadro in tutta la sua bellezza, ma soprattutto segna l'inizio di una bella collaborazione fra la Compagnia di Gesù e le istituzioni pubbliche”.
Il vicepresidente di Regione Liguria con delega alla Cultura Simona Ferro ha sottolineato il valore strategico dell'iniziativa: "Il restauro della Circoncisione di Rubens è un'azione strategica e fortemente voluta dall'amministrazione regionale. Il valore di questo lavoro, volto a monitorare le condizioni della tela e dell'ambiente circostante attraverso dei data logger che ne misurano temperatura e umidità, costituisce un ottimo esempio di come la tecnologia possa intervenire a salvaguardare i beni culturali che incarnano la storia e la tradizione”. Ha poi ricordato un'ulteriore novità: "Di recente ha riaperto il Laboratorio di Restauro di Regione Liguria, un presidio fondamentale per garantire il recupero e la valorizzazione del nostro ampio patrimonio storico-artistico”.
Per la Soprintendenza, Caterina Olcese, storica dell'arte, ha descritto il metodo di lavoro adottato: "Le riflessioni condotte in sinergia dai tecnici dei Laboratori di restauro della Soprintendenza e della Regione sono state condivise con il Centro di Venaria e rappresentano il primo passo di un'articolata attività di monitoraggio, fondamentale per il futuro intervento di restauro. Questa fase consentirà di comprendere l'effettivo stato conservativo dello straordinario dipinto nella sua stretta relazione con lo spazio in cui è collocato, valutandone condizioni ambientali e microclimatiche con tutte le criticità e le variabili che ne derivano”.
L'idea, come ricorda la curatrice Orlando, è nata durante la mostra Rubens e Genova del 2022-2023: "Sono davvero felice di entrare nel vivo di un progetto che ho fortemente voluto fin dal 2022 e che ha trovato in Regione Liguria un pronto ed entusiastico consenso. L'intenzione è sempre di lasciare un segno importante sul territorio e andare al di là del mero evento espositivo. Questo, per uno storico dell'arte impegnato da anni in progetti per la città, è il senso profondo di ogni azione”.
Tra dodici mesi, quando i data logger avranno completato la loro silenziosa registrazione e le immagini fotogrammetriche avranno documentato ogni minima variazione della superficie, si saprà molto di più su cosa questo dipinto ha attraversato da quando Rubens,nel 1605, lo pose lì nel 1605. Da allora non si è mai mosso.















