Attualità - 28 maggio 2026, 14:50

Polizia Locale e centri antiviolenza entrano nelle scuole: parte il progetto contro violenza di genere e stereotipi

Approvato dalla giunta comunale un protocollo triennale con il Nucleo fasce deboli e i Centri Antiviolenza Mascherona, Per non subire violenza e Casa Pandora Margherita Ferro: previsti almeno dieci incontri all’anno negli istituti superiori per parlare di relazioni sane, consenso, legalità, social network e strumenti di tutela per le vittime

Polizia Locale e centri antiviolenza entrano nelle scuole: parte il progetto contro violenza di genere e stereotipi

Parte da Genova una nuova progettualità dedicata alla prevenzione della violenza di genere, domestica e tra pari tra gli studenti delle scuole superiori. La giunta comunale ha approvato questa mattina un protocollo d’intesa che mette insieme Comune di Genova, Polizia Locale, attraverso il Nucleo fasce deboli, i cosiddetti “Codici rossi”, e i Centri Antiviolenza Mascherona, Per non subire violenza e Casa Pandora Margherita Ferro.

L’obiettivo è portare direttamente negli istituti secondari di secondo grado un percorso di sensibilizzazione rivolto a ragazze e ragazzi, per promuovere cultura del rispetto, parità di genere, consapevolezza nelle relazioni e conoscenza degli strumenti di tutela. Il protocollo avrà durata triennale, sarà rinnovabile e non comporterà costi diretti per il Comune. Il coordinamento operativo sarà affidato al Nucleo fasce deboli della Polizia Locale.

Sono previste almeno dieci iniziative all’anno, articolate su due ambiti. Il primo, curato dai Centri Antiviolenza, sarà dedicato alla dimensione psicologica ed educativa: relazioni sane, consenso, riconoscimento delle dinamiche di controllo e sopraffazione, impatto psicologico della violenza, stereotipi di genere e strumenti per chiedere aiuto. Il secondo, gestito dal Nucleo fasce deboli della Polizia Locale, avrà un taglio più tecnico e legale, con incontri dedicati ai reati legati alla violenza: maltrattamenti, stalking, violenza sessuale, violenza psicologica e diffusione illecita di immagini intime. Gli agenti spiegheranno anche le conseguenze giuridiche dei reati, le modalità di denuncia e i percorsi di tutela per le vittime.

“Il protocollo approvato questa mattina dalla giunta è un documento di grande valore perché sceglie la scuola come luogo in cui costruire consapevolezza e responsabilità”, dichiara la sindaca Silvia Salis. “Parlare con ragazze e ragazzi significa intervenire nel momento in cui si formano le relazioni, il modo di stare insieme, la capacità di riconoscere il limite tra affetto, controllo e sopraffazione. La violenza non nasce mai all’improvviso: spesso cresce alimentata da stereotipi, silenzi, dipendenze emotive e segnali che devono essere letti per tempo”.

Per Salis, la collaborazione tra istituzioni, Polizia Locale, Centri Antiviolenza e scuole rafforza una rete fondamentale: “Nessuna forma di prevaricazione può essere considerata normale, nessuna vittima deve mai sentirsi sola, nessuna ragazza e nessun ragazzo deve pensare di non avere strumenti per chiedere aiuto. Una città più giusta e più sicura si costruisce anche educando alla libertà, alla parità e alla responsabilità nelle relazioni”.

Sulla stessa linea l’assessora alla Sicurezza Urbana Arianna Viscogliosi, che sottolinea come la violenza di genere e quella domestica siano fenomeni ancora troppo spesso sommersi. “Lo leggiamo ogni giorno sulle pagine della cronaca e ne abbiamo la conferma dai numerosi e sempre più frequenti interventi a cui è chiamato il nostro Nucleo fasce deboli della Polizia Locale”, spiega. “Per questo, insieme ai Centri Antiviolenza che quotidianamente sono al fianco delle donne e alle scuole, abbiamo pensato fosse opportuno intraprendere un percorso insieme ai ragazzi e alle ragazze non solo per prevenire episodi di violenza, ma anche e soprattutto per fornire ai giovani degli strumenti che consentano loro di riconoscere la violenza e di agire”.

Il progetto prevede anche un’attenzione specifica all’utilizzo consapevole dei social network, ambito sempre più centrale nelle relazioni tra adolescenti e nella diffusione di comportamenti di controllo, pressione o violazione della privacy. Le attività di tipo psicologico resteranno invece di competenza dei Centri Antiviolenza.

“Il Pronto soccorso sociale del Comune di Genova è uno strumento utile, di cui forse si parla poco, ma che ci permette di avere un rapporto molto stretto con il territorio perché attiva immediata protezione e assistenza materiale delle persone vittime di violenza e dei figli se presenti, attraverso il personale esperto dei Centri Antiviolenza”, aggiunge l’assessora al Welfare Cristina Lodi. “I protocolli tra Comune e rete territoriale hanno il grande pregio di rafforzare la relazione tra tutti gli attori presenti sul campo con obiettivi comuni rivolti soprattutto alle giovani generazioni”.

Positivo anche il riscontro dei Centri Antiviolenza coinvolti. “Ringraziamo l’amministrazione comunale e siamo felici di aderire al protocollo”, commenta Gabriella Grasso del Centro Per non subire violenza di via Cairoli. “Il Centro Antiviolenza investe molto sui progetti di prevenzione realizzati nelle scuole di ogni ordine e grado. Il Nucleo fasce deboli della Polizia Locale negli anni è diventato sempre più il punto di riferimento per le donne che si rivolgono al Centro Per non subire violenza, che intraprendono un percorso di fuoriuscita dalla violenza e che sporgono denuncia contro l’autore di violenza”.

Per Manuela Caccione del Centro Antiviolenza Mascherona, il coinvolgimento della rete territoriale è un elemento centrale: “La collaborazione con il Nucleo fasce deboli della Polizia Locale impegnata nella tutela delle donne vittime di violenza nasce dalla consapevolezza che la protezione e il supporto efficaci passano attraverso un lavoro condiviso, continuativo e multidisciplinare. La formazione e la sensibilizzazione rappresentano strumenti essenziali per promuovere una cultura del rispetto, dell’ascolto e della parità fin dai primi contesti educativi”.

Il protocollo disciplina anche il trattamento dei dati personali degli studenti. Tutte le attività si svolgeranno in forma anonima: nel caso in cui durante gli incontri emergessero ipotesi di reato perseguibili d’ufficio, resteranno validi gli obblighi di legge della Polizia Giudiziaria, mentre eventuali situazioni di disagio saranno indirizzate ai servizi competenti senza raccolta strutturata di informazioni.

Redazione

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