La Cassazione chiede al tribunale del Riesame di Genova una nuova valutazione complessiva del caso che riguarda Mohammad Hannoun, presidente dei Palestinesi in Italia, e gli altri indagati arrestati con l’accusa di avere finanziato Hamas. Al centro delle motivazioni depositate dai giudici della Quinta sezione penale c’è soprattutto il tema delle cosiddette “fonti aperte”, utilizzate nell’ordinanza impugnata ma, secondo la Suprema Corte, indicate in modo troppo generico.
La decisione risale allo scorso 8 aprile, quando la Cassazione aveva annullato con rinvio le ordinanze del Riesame che confermavano gli arresti disposti dal gip del tribunale di Genova nei confronti di Mohammad Hannoun, Ra’ed Dawoud, Yaser Elasaly e Ryad Albunstanji, finiti in carcere nell’ambito dell’inchiesta sul presunto finanziamento ad Hamas. Hannoun si trova attualmente detenuto a Terni. La Suprema Corte aveva inoltre dichiarato inammissibili i ricorsi della procura di Genova contro la scarcerazione, già decisa dal Riesame, di Raed Al Salahat, 48 anni, e di Khalil Abu Deiah, legale rappresentante dell’associazione La Cupola d’Oro.
Nelle motivazioni, i giudici spiegano che, dopo avere escluso l’utilizzabilità dei documenti di provenienza israeliana, l’ordinanza aveva ricostruito il quadro indiziario sulla base di intercettazioni, dati rinvenuti sul server dell’associazione e “fonti aperte”. Proprio su questo punto, però, la Cassazione evidenzia una criticità: "Il richiamo a tali fonti è tuttavia assolutamente generico e indefinito, dal momento che il Tribunale si è limitato ad evocare indistinte ‘fonti aperte’, senza specificare quali fossero e senza valutarne specificamente l'attendibilità".
Secondo la Suprema Corte, dunque, non basta richiamare genericamente notizie, report o pubblicazioni disponibili pubblicamente: occorre indicare con precisione da dove provengano, quale sia la loro natura e perché possano essere considerate attendibili. Da qui la conclusione dei giudici: "La mancata specificazione della fonte utilizzata e della sua qualità ne preclude l'utilizzabilità".
Il tema non è secondario, perché proprio attraverso quelle fonti aperte il Riesame aveva ricostruito alcuni passaggi centrali dell’accusa: dalla “vocazione estera” di Hamas al presunto utilizzo di enti di beneficenza e fondazioni della Fratellanza musulmana come canali di finanziamento, fino al ruolo attribuito ad alcuni soggetti collegati agli indagati.
Ora il tribunale del Riesame dovrà tornare a esaminare il caso. La Cassazione chiede ai giudici genovesi di procedere a una "rivisitazione complessiva del thema probandum", selezionando con attenzione provenienza, portata e attendibilità delle fonti aperte. E, nel caso in cui queste vengano in tutto o in parte abbandonate, dovrà verificare se esistano altri elementi indiziari, autonomi e processualmente utilizzabili, sufficienti a sostenere la stessa decisione.
Non solo. Il Riesame dovrà anche esprimersi sulla natura delle attività delle associazioni indicate nel capo d’incolpazione provvisoria e sul ruolo attribuito a Hannoun, valutando se vi siano elementi sufficienti a dimostrare la consapevolezza delle eventuali finalità terroristiche delle operazioni di finanziamento contestate.
Un altro passaggio centrale riguarda il rapporto tra Hamas, le attività di finanziamento e le charities citate nei provvedimenti cautelari. I giudici dovranno chiarire se le associazioni benefiche siano state un mero “schermo” fittizio per il finanziamento di atti terroristici oppure se, pur esistenti e attive nel welfare per conto o sotto il controllo di Hamas, quel settore sia comunque funzionale, in tutto o in parte, agli obiettivi terroristici del movimento.






