Attualità - 31 maggio 2026, 08:00

Chiude per sempre TessilModa, la signora Rita: “Ma resteremo a lungo negli armadi delle persone”

La decana dell’abbigliamento genovese ha deciso di fermarsi: “Ho bisogno di riposarmi un po’ dopo una vita molto impegnativa”. E ricorda “quando un giovane Beppe Grillo veniva come rappresentante a vendermi i pantaloni da donna”

Renato Debenedetti e sua mamma Rita Demartini, le anime di TessilModa

Renato Debenedetti e sua mamma Rita Demartini, le anime di TessilModa

“Mi sono divertita ancora per gli ultimi giorni, ma adesso è arrivato il momento di fermarsi”. Rita Demartini, elegante e impeccabile come sempre, con i suoi 86 anni è la decana dei negozi di abbigliamento della città. 

Ieri ha terminato la sua straordinaria avventura, insieme al marchio di famiglia portato avanti da lei, da suo marito e dal fratello di lui: Tessilmoda. Due anni e mezzo fa l’attività si era fermata nello storico punto di via San Vincenzo, all’angolo con piazza Verdi, per poi proseguire in via Varese, a pochi passi di distanza. 

Adesso, dopo che tutti i dipendenti hanno raggiunto l’età della pensione e dopo che il figlio, Renato Debenedetti, ha avviato una nuova attività, un concept store che completa il suo operato sempre più poliedrico nel campo della moda, la signora Demartini - sua maestà, come la chiamava qualche rappresentante, per la sua cura, il suo stile, ma anche il carisma e le idee sempre chiare - può farsi da parte, “anche se non sarà per sempre e, quando mi farà piacere, andrò a passare qualche ora nel negozio di Renato. Diciamo che è arrivata l’ora di congedarsi dall’impegno quotidiano. Ho fatto un mestiere splendido, sempre a contatto con il mondo della moda e con la clientela. È stata una professione ricca di soddisfazioni, altamente stimolante e, negli anni d’oro, anche molto redditizia. Ma il lavoro del commerciante è soprattutto un sacrificio e adesso desidero riposarmi un po’”. 

La signora Rita è un’icona dietro al bancone di via Varese: “Oggi sto ricevendo parecchi mazzi di rose - racconta - Ma non perché il negozio chiude. Me le regalano per il mio onomastico. Con molti clienti i rapporti sono bellissimi, sono nate anche delle amicizie. Da parte nostra, c’è l’orgoglio, e rimarrà per sempre, di aver vestito la città, di aver diffuso il nostro gusto e le nostre idee. Di aver fatto tendenza, insomma, per quanto si possa fare tendenza in una città come Genova: molto sobria, molto per il basso profilo”. 

La titolare di Tessilmoda porta il suo sguardo sulle rastrelliere e pensa a voce alta: “Certi colori un po’ troppo sgargianti a Genova non ci arrivano neppure. Li vediamo nelle vetrine di altre città, ma non qui”. E ricorda i tempi in cui “un giovanissimo Beppe Grillo, già con la sua cascata di capelli a riccioli, veniva qui come rappresentante, a vendermi i pantaloni da donna. Una volta ci fu una discussione su un colore che non avevo ordinato. Feci tanto che ottenni il cambio. Ad anni di distanza, quando era diventato famoso, mi riconobbe e disse: ‘Signora, lei mi faceva paura’. Diciamo che sapevo farmi rispettare”. 

Originaria dell’entroterra di Levante, come suo marito (“di quei paesi dove se non ti chiami Debenedetti, ti chiami Demartini o viceversa”, scherza suo figlio), la signora Rita ha altri cinque tra fratelli e sorelle: “Potevano studiare solo i più grandi, ma io riesco a convincere una mia sorella a lasciarmi il posto. Vado a studiare a Genova in un istituto religioso, e poi mi appassiono alla moda”. 

Nel 1961 inizia la sua avventura dietro a un bancone, e non smette più. Tessilmoda non esiste ancora: “Nel 1958, mio marito e suo fratello aprono in via Terpi la Fratelli Debenedetti, che poi diventa nel 1970 Tessilgottardo. Dal 1978, eccoci con Tessilmoda sotto i portici di Brignole”. 

Renato ricorda “quando al sabato pomeriggio, da bambino, stavo davanti alla porta per regolare il flusso delle persone in entrata e in uscita”. E la mamma aggiunge: “Dovevamo chiudere la porta non per maleducazione, ma proprio perché le persone dentro non ci stavano più”. Poi, sono cambiati i tempi: “La moda a basso costo, i vestiti usa e getta, la concorrenza di Internet e delle catene. E poi, non c’è più il gusto di una volta: vedo un sacco di ragazzi in giro con questo modo di vestire trasandato. E tutto questo mi dispiace”. 

Tessilmoda era un’insegna ma anche un marchio: “Resteremo negli armadi delle persone, perché i nostri prodotti nascevano come destinati a durare”. Portavano le etichette del negozio, ma anche qualche ‘private lable’, qualche etichetta decisa dai fornitori. “Come quella S.M. di cui ho scoperto di recente il significato. L’aveva decisa un rappresentante: S.M., sua maestà”.

Alberto Bruzzone

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