Torna a muoversi, dopo oltre due anni di interruzione, la Via, ovvero la Valutazione di Impatto Ambientale presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, relativa al nuovo svincolo autostradale di Genova Pegli, che impatta in tutto e per tutto sul quartiere di Multedo.
L’opera, finanziata interamente da Autostrade nell’ambito del programma di ristori alla città di Genova dopo la tragedia del Ponte Morandi costata la vita a quarantatré persone (nell’elenco ci sono anche il Tunnel Subportuale e il Tunnel della Val Fontanabuona nel Levante genovese), è sempre stata caldeggiata dalle istituzioni ma ha sempre incontrato la netta contrarietà da parte della cittadinanza, per l’impatto devastante che avrebbe su Multedo e, in particolare, sui Giardini John Lennon, ovvero l’unico spazio aggregativo di un quartiere che progressivamente ha perso tutti i servizi (da ultimi l’ufficio postale e la scuola elementare).
Nel progetto di Autostrade, infatti, si prevede di creare una galleria sotterranea, con passaggio sotto ai depositi chimici della Carmagnani e con l’imbocco proprio dove ora sono i giardini, che quindi finirebbero completamente devastati e poi cancellati. Tutto questo per non parlare di anni di cantieri, rumori e polveri sottili, in una zona già fortemente compromessa da questo punto di vista.
Tutta una serie di valutazioni che un ministero apposito, quello appunto dell’Ambiente, non poteva non mettere in conto, e infatti la nota pubblicata lo scorso 20 maggio e firmata da Paola Brambilla, avvocato coordinatore della sottocommissione per la Via, è assai negativa verso i proponenti del progetto.
Nel documento si legge, anzitutto, che la commissione rileva “la necessità di acquisire documentazione integrativa e chiarimenti”.
Ed entra subito nel cuore del problema: “Il progetto presenta una serie di criticità in relazione alla presenza dei siti contaminati e potenzialmente contaminati attraversati dalle opere in progetto o a queste prossime. Si ritiene quindi necessario un approfondimento, in via prioritaria, in merito alla valutazione delle possibili alternative progettuali, in ragione dei possibili impatti ambientali conseguenti, anche tenuto conto della previsione di un cantiere di lunga durata caratterizzato da una significativa movimentazione di materiali da scavo. La valutazione delle alternative deve trovare una sua giustificazione più approfondita prevedendo: la descrizione di tutte le alternative analizzate; ad oggi nello Studio di Impatto Ambientale sono valutate solo due alternative, compresa quella scelta dal proponente, peraltro approfondite in modo generico; si chiede di approfondire le stesse e analizzare eventuali ulteriori alternative sin qui non riportate nello Studio di Impatto Ambientale; l’analisi delle alternative mediante una valutazione quali/quantitativa di tipo multicriteriale, condotta sulla base di indicatori riferiti a matrici ambientali e socio economici/infrastrutturali”.
Il ministero ritiene che “per gli impatti sulla qualità dell'aria la fase più rilevante è quella di cantiere: per questa fase oltre alle emissioni di polveri dovute alle operazioni di demolizione e di scavo ed alle emissioni di inquinanti provenienti dai mezzi di cantiere, per le quali sono state proposte misure di mitigazione, si richiede di valutare l'impatto sull'atmosfera delle attività di scavo di terreni potenzialmente contaminati, soprattutto da composti organici volatili, idrocarburi policiclici aromatici e metalli. La valutazione deve essere estesa ai ricettori sensibili prossimi, con particolare riferimento a quelli censiti dal proponente stesso nello Studio di Impatto Ambientale”.
Quanto alle acque superficiali e sotterranee, “si richiede un approfondimento sulle interferenze con le opere in progetto e sulle misure di controllo e mitigazione che si intende attuare, a presidio e tutela della qualità dei corpi idrici potenzialmente interessati e a fronte del potenziale impatto dell’opera in oggetto sulla qualità delle acque che potrebbe verificarsi nella fase di cantiere e in quella di esercizio”.
Per la galleria sotto alla Carmagnani, “considerata la natura dell’opera, che andrà a costituire di fatto una diga impermeabile che taglierà trasversalmente un sito caratterizzato da elevata contaminazione sia della matrice suolo, sia della matrice acque sotterranee, è necessario da parte del proponente fornire elementi sufficienti a valutare come la circolazione sotterranea risulterà modificata dall’opera e se la realizzazione dell’opera non comporterà trasferimento di contaminazione e pregiudicherà la possibilità di eseguire una bonifica futura”.
Tutti i rilievi dovranno essere presentati dai proponenti del progetto entro i primi dieci giorni di giugno. Con la possibilità di ottenere una proroga. Ma i paletti del ministero sono più che pesanti e potrebbero anche mandare a monte l’intera procedura. Quello che i cittadini sperano da sempre: una alternativa seria e praticabile, che non metta tutto sottosopra per sempre.






