Da Sanremo a Genova, fino alla Sala Rossa di Palazzo Tursi, per mantenere alta l’attenzione sulla vicenda di Nessy Guerra e della sua bambina. A seguire da vicino il caso sono l’avvocata Agata Armanetti, i consiglieri comunali sanremesi Desirée Negri e Vittorio Toesca e la consigliera del Municipio Centro Ovest Medina Habili, impegnati nel sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica.
Proprio qui, nel pomeriggio di giovedì 4 giugno, è stato approvato all’unanimità l’rdine del giorno in solidarietà nei confronti della cittadina italiana di 26 anni originaria di Sanremo, e della figlia di quattro anni. Le due si trovano bloccate in Egitto al centro di una vicenda che molti definiscono paradossale: la giovane è stata condannata in appello per adulterio sulla base di testimonianze ritenute da più parti inattendibili e acquistate, e da mesi vive nascosta, cambiando domicilio ogni tre mesi per evitare l’arresto. La bambina, anch’essa cittadina italiana, rischia inoltre di essere separata dalla madre.
A raccontarlo in aula è la consigliera Donatella Alfonso (PD), che ha contribuito alla stesura del testo: “Due cittadine italiane sono costrette a vivere nascoste in Egitto perché condannata in appello per adulterio. Un processo assolutamente opinabile, senza riferimenti concreti se non per testimonianze dubbie. Deve vivere nascosta perché potrebbe essere portata in carcere e la figlia portata via. Questo è inaccettabile per un paese come l'Italia”.
Il padre della bambina, cittadino italo-egiziano, viveva a Genova, dove secondo quanto riferito in aula aveva già dato prova di comportamenti violenti, tanto da essere condannato in Italia per violenza nei confronti di un'altra donna. È lui da cui Nessy ha cercato di fuggire portando con sé la figlia. È lui che avrebbe minacciato anche il console italiano, “minacciando in pratica anche lo Stato italiano”.

In aula nessuno si è sottratto. Il dibattito è stato partecipato: “Una donna che vive nascosta in Egitto non è solo cronaca giudiziaria” ha detto il consigliere Marco Mesmaeker del Movimento 5 Stelle, “ma un grido che squarcia il silenzio sulla condizione delle donne in molte parti del mondo. Persino la nostra diplomazia è sotto attacco mentre cercava di garantire l'assistenza necessaria”.
La capogruppo di AVS Francesca Ghio ha alzato il tiro: “La discussione non nasce solo dal Comune di Genova, ma da interrogazioni parlamentari, a livello europeo. Una violenza che va avanti da troppo tempo. Chiediamo un accordo politico per il rimpatrio immediato. L'uomo violento è già stato condannato”. E ha rivolto un appello diretto: “Chiediamo una presa di posizione netta da parte di Tajani e Meloni, che tanto si spende per donne e madri”.
"È impossibile tollerare che una cittadina italiana si trovi in questa condizione - sottolinea la consigliera Maria Luisa Centofanti (Riformiamo Genova con Silvia Salis)-. Una donna che cambia domicilio ogni 3 mesi, che vive nella paura per sfuggire a un ex marito condannato in italia. La sua vicenda è un caso di diritti umani che coinvolge anche un minore, è diventata ostaggio della legislazione egiziana. La richiesta è chiara, è necessario dialogo diplomatico con l'Egitto".
Anche dal centrodestra i toni sono stati netti. “Il nostro gruppo guarda con rispetto e attenzione la vicenda di Nessy e Aisha”, ha detto il consigliere della Lega Alessio Bevilacqua, ricordando che il governo e la Farnesina sono già al lavoro, e che la senatrice ligure della Lega Stefania Pucciarelli ha invitato a “evitare strumentalizzazioni e consentire il lavoro della rete consolare”.
Il consigliere del Gruppo Misto Francesco Maresca ha però sottolineato l'assenza pesante dell'Unione nel suo complesso: “La grande assente è l'UE. La Carta europea dei diritti dell'uomo, la Corte di giustizia internazionale: se vogliamo che i diritti di tutti i cittadini siano davvero tutelati, non può essere solo l'Italia a farsi carico di situazioni come questa, ma è giusto che tutto il continente se ne faccia carico, e non solo il nostro paese”.
La consigliera Erika Venturini (Linea Condivisa) ha ricordato un dato che fa riflettere: “Solo 45 anni fa venne tolto il delitto d'onore dal nostro Codice”. Non è storia lontana.
L'assessora Rita Bruzzone, intervenendo a nome della giunta, ha chiarito la natura del problema: non si tratta solo di diritti, ma di un vuoto giuridico strutturale. “Non esistono rapporti di diritto tra il sistema giuridico italiano e quello egiziano”, ha spiegato. “Solo gli accordi politici possono portare al rimpatrio della nostra connazionale e di sua figlia”. Da qui la richiesta centrale: che il governo italiano usi il peso della propria tradizione diplomatica nel Mediterraneo per ottenere che Nessy e sua figlia trovino rifugio nell'ambasciata italiana al Cairo, che è, tecnicamente, territorio italiano, e che si apra un negoziato politico per il loro rientro.
L'ordine del giorno ha impegnato sindaca e giunta su più fronti: sollecitare il governo a seguire il caso con la massima attenzione, rafforzare il dialogo con i centri antiviolenza e le associazioni femminili del territorio, promuovere percorsi educativi nelle scuole e negli spazi pubblici, e valutare momenti pubblici di confronto dedicati ai diritti delle donne.
Genova si unisce così a una rete di Comuni italiani che hanno già espresso solidarietà formale. A livello europeo, 25 deputati, tra cui Ilaria Salis, Benedetta Scuderi e Brando Benifei, hanno sottoscritto un'interrogazione al Parlamento europeo.
L'INCONTRO CON SILVIA SALIS

Prima della seduta, la sindaca Silvia Salis,ha incontrato l’avvocata Agata Armanetti, legale di Nessy Guerra. La vicenda, seguita dalla Farnesina attraverso l’Ambasciata d’Italia al Cairo e la rete consolare, riguarda anche il divieto di espatrio disposto nei confronti della minore, oggetto di una contesa legale per l’affidamento.
All’incontro odierno hanno preso parte anche le delegazioni della maggioranza consiliare di Genova e Sanremo, oltre all’assessora alle Pari Opportunità e alle Politiche di Genere del Comune di Genova, Rita Bruzzone.
Nel corso del confronto sono stati approfonditi gli sviluppi della vicenda, le possibili iniziative di sensibilizzazione sul caso e il contributo che le istituzioni locali e nazionali possono offrire per mantenere alta l’attenzione sulla tutela dei diritti di Nessy Guerra e della figlia.








