Attualità - 17 giugno 2026, 13:51

Un progetto sperimentale per la giustizia riparativa. In via Mascherona il primo centro della Liguria

Con l’inaugurazione di questa mattina, al via i 12 mesi di prova dell’iniziativa che unisce Comune e Terzo Settore per promuovere mediazione, responsabilità e ricostruzione dei legami sociali dopo il reato

Un primo passo avanti verso un modello di giustizia più inclusivo e riparativo. Questa mattina, in via Mascherona 21, è stato ufficialmente inaugurato il nuovo Centro per la Giustizia Riparativa, la prima struttura di questo tipo ad aprire in Liguria. Il presidio, situato in un immobile di proprietà comunale, è destinato a servire l'intero distretto della Corte d’Appello di Genova, coprendo così il territorio ligure e la provincia di Massa Carrara.

L’iniziativa, che trova le sue radici formali nel decreto legislativo 150/2022, la cosiddetta "legge Cartabia", è stata resa possibile grazie a un percorso di co-progettazione tra il Comune e gli enti del Terzo Settore: l’associazione "Il Nodo Parlato", in qualità di capofila, affiancata dal Circolo Vega e dalla Fondazione Auxilium. Il progetto, della durata sperimentale di 12 mesi, punta a offrire percorsi di mediazione tra vittima e autore del reato, oltre ad attività di formazione e sensibilizzazione sul territorio.

L'inaugurazione ha visto la partecipazione delle massime cariche cittadine e regionali. “Questo è il primo centro che si attiva nell'intero distretto della Corte d'Appello di Genova, quindi per tutta la Liguria e la provincia di Massa Carra, che dà attuazione alla legge Cartabia, cioè al decreto legislativo 150 del 2022, e che vede la giustizia riparativa come un procedimento che affianca la giustizia penale, per facilitare la rieducazione, riportare la persona che ha infranto la legge nell'ambito della convivenza civile, ma soprattutto riannodare quei fili che si sono spezzati per effetto del reato commesso” dichiara il vicesindaco Alessandro Terrile. "Il centro, quindi, avrà un ruolo importante nel dialogo tra persona offesa e autore del crimine, per ricostruire, ovviamente quando possibile, quel rapporto sociale che evidentemente si è interrotto. Ci sarà molta più attenzione alla riparazione del danno, alla ricostruzione di un dialogo e di un rapporto che credo che sia utilissimo, non solo per chi ha commesso il reato e per la vittima, ma per l'intera società. Come Comune abbiamo sostenuto molto questo progetto e siamo convinti che l'attivazione di centri come questo possano dare una grande mano alla giustizia penale, ma anche alla convivenza civile e alla convivenza sociale”.

L'assessora al Welfare, Cristina Lodi, ha sottolineato l'importanza del centro all'interno della rete dei servizi cittadini: “L’inaugurazione di oggi segna un passo fondamentale per il sistema di welfare della nostra città. La giustizia riparativa non è un percorso isolato, ma si inserisce a pieno titolo nelle politiche sociali di prossimità che stiamo promuovendo. Garantire i Livelli Essenziali delle Prestazioni significa non lasciare solo nessuno: né chi ha subito un trauma e chiede ascolto, né chi deve intraprendere un percorso di reinserimento e consapevolezza. Grazie alla co-progettazione con il Terzo Settore, attiviamo un presidio che non si limita ad assistere, ma rigenera il tessuto umano, intercettando le fragilità prima che diventino marginalità e offrendo alla comunità strumenti reali di cura e coesione sociale”.

L'assegnazione di via Mascherona non è una scelta casuale, ma risponde a una visione politica precisa, come evidenziato dall'assessore al Patrimonio Davide Patrone: "Destinare questo immobile comunale alla giustizia riparativa racchiude una precisa scelta politica e ideale. Crediamo fermamente che i beni pubblici debbano essere lo spazio in cui si riducono le disuguaglianze e si costruisce l'uguaglianza sostanziale. La giustizia riparativa supera la logica puramente punitiva, che spesso finisce per emarginare i più deboli, e mette al centro il superamento del conflitto attraverso il dialogo e la responsabilità collettiva. Restituiamo questo spazio alla città sottolineando questo aspetto di ricucitura delle fratture e di coesione sociale”.

I programmi, che prevedono l'intervento di mediatori esperti iscritti all'albo nazionale, sono pensati per essere aperti non solo alle parti direttamente coinvolte nel reato, ma a chiunque abbia interesse alla ricomposizione del conflitto, confermando l'approccio di prossimità del nuovo centro.

Redazione

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