Scordarsi lame d’acqua, parchi acquatici, ponti sopraelevati. Scordarsi verde pubblico, aiuole, spazi per la socialità. Scordarsi pure i render. Per almeno ancora dieci anni - uno più, uno meno - Palmaro sarà attaccata alla ferrovia e al porto container, senza nessuna fascia di rispetto, senza alcuna distanza minima dalle servitù, senza alcun respiro, nonostante le numerose e annose promesse.
Doveva essere il 2015, il momento della svolta. Poi è diventato il 2020, poi si è andati al 2024, poi ancora al 2027, poi si è iniziato a perdere il conto. La sostanza, invece, non si è persa: è tutto terribilmente uguale a prima e a sempre, almeno da quando il porto è entrato, così prepotentemente, nella vita di questo quartiere, dove prima c’erano il mare e gli stabilimenti balneari, dove prima c’erano le case di turisti e sentir parlare di turisti non era una bestemmia, ma una consuetudine.
Ma perché Palmaro dovrà attendere ancora così tanto quello che le dovrebbe spettare ormai di diritto? La realtà, tra qualche inevitabile imbarazzo da parte delle istituzioni presenti, che sono state costrette ad ammettere l’attuale situazione e il futuro nefasto scenario, pur a denti stretti, è emersa in occasione dell’assemblea pubblica convocata dai comitati del Ponente cittadino l’altra sera a Pra’, nel salone di San Rocco.
Ed è emersa in fondo a un incontro partecipatissimo, dove non sono mancati gli applausi all’indirizzo dell’attuale amministrazione, che ha rimarcato il tema del Piano Regolatore Portuale e la necessità che l’Autorità di Sistema Portuale si confronti in maniera serrata con la città per la sua redazione, senza assumere decisioni in maniera unilaterale.
A porre l’argomento della fascia di rispetto che non ci sarà per Palmaro è stato il presidente del Comitato Palmaro, Roberto Di Somma: “Nel 2021 - ha ricordato - Comune di Genova, Regione Liguria, Autorità Portuale e Ferrovie dello Stato firmarono un protocollo d’intesa che prevedeva l’impegno a terminare entro il 2024 i lavori del nodo ferroviario, in modo poi da poter partire con il progetto della fascia di rispetto per Palmaro con i fondi del Pnrr, entro il 2026. Come sappiamo, niente di tutto questo è partito, quel protocollo d’intesa non è mai stato avviato e anche il nuovo cavalcavia portuale è stato completato con due anni di ritardo. Risultato? Sono almeno vent’anni che a Palmaro aspettiamo e non è mai successo nulla. Il Comune, a quanto risulta dalla documentazione che ho potuto visionare, sapeva perfettamente che Ferrovie non avrebbe consegnato le aree prima del 2028 ma, nonostante tutto, sono stati attinti i finanziamenti del Pnrr, che poi sono stati spostati su altri quartieri del Ponente”.
E adesso c’è un nuovo cronoprogramma, che traguarda tutto almeno al 2035: “Il nodo ferroviario di Genova va completato - prosegue Di Somma - Devono essere installati otto binari da 750 metri, deve essere terminato il terzo valico, vanno realizzati quattro binari per la metropolitana di superficie, vanno realizzate le stazioni intermedie di Pegli Lido e di Palmaro, vanno spostati i tre binari della Genova-Ventimiglia. Poi, soltanto poi, potremo parlare di lame d’acqua, di progetti, di parchi e di tutto il resto. Quindi, e lo dico con estrema amarezza, sono vent’anni che la politica locale, sia di destra che di sinistra, prende in giro Palmaro. Perché un conto sono le chiacchiere, e un conto è la verità che emerge dalle carte ufficiali. E che nessuna delle istituzioni può ignorare”.
E così Palmaro piomba bruscamente dai sogni alla realtà. Ma chi ha alimentato quei sogni dovrà prendersi tutta la responsabilità di aver propinato dell’aria fritta alla cittadinanza. Doverlo ammettere fa male: ma la realtà sbattuta in faccia, anche in maniera brutale, magari servirà a parlare un po’ di meno la volta dopo. E a mostrare un po’ più di serietà, condizione minima, sindacalmente parlando, da parte di chi ci deve amministrare.






