'La musica che ci gira intorno’ è il format de ‘La Voce di Genova’ dedicato alla scoperta e alla valorizzazione della scena musicale ligure, con un focus su artisti locali, eventi, nuovi talenti e le tradizioni sonore della nostra regione. Ogni settimana la musica sarà protagonista, in ogni sua forma e da ogni punto di vista. Qui troverai interviste agli artisti, le nuove uscite discografiche, gli appuntamenti per vedere concerti ed esibizioni live e spazio a chi, con la musica, ci lavora: dai produttori ai fonici, dai musicisti ai gestori di locali, teatri e spazi dove è possibile far sentire la propria voce.
Mare fa elettronica, lavora quaranta ore a settimana in un contesto industriale e nel tempo che le rimane ha scritto una ventina di brani, vinto un premio come miglior producer Under 35 e calcato un palco nello Sferisterio di Macerata, nell’ambito di Musicultura.
Classe 1999, Martina Battaglia è una di quelle artiste che si muove in continuazione, una sorta di ricerca perpetua come quel mare di cui ha scelto di portare il nome.
Tra le colonne di questo giornale, il nome di Mare non è un nome nuovo. Nel 2023 la prima intervista ma da allora nella vita della ventisettenne di cose ne sono successe: un EP, Ultramorfosi, un singolo, Clessidre, che le è valso nel 2025 il "Ballerino Dalla" come miglior producer Under 35 e la selezione, unica genovese in gara, alla trentasettesima edizione di Musicultura, il festival-concorso di Macerata che dal 1990 seleziona e premia la canzone d'autore italiana.
"È stato ed è un viaggio costante. Non penso che mi fermerò mai, perché mi piace tanto sperimentare. Ho cercato di mantenere l'identità da cui sono partita e rispettare quella che è stata l'urgenza primaria”, racconta. Ma il cammino non è stato lineare: "Momenti di scoraggiamento in questo tipo di ambito sono fisiologici, sono tanti. Mi sono trovata spesso a scontrarmi con una realtà che non ho scelto, che mi ha messo un po' in crisi, soprattutto a scontrarmi col mondo lavorativo che è completamente distante dalla musica e ha delle pretese che portano a ridurre il tempo che una persona può dare alla musica”.
La spinta è tornata attraverso le collaborazioni, anche quella promossa da Noox e dal collettivo La Nuova Zena ma certamente l’esperienza maceratese ha risvegliato quella necessità atavica di montare dei beat: "Calcare un palco così prestigioso, dove c'è una selezione così accurata e dove la giuria ascolta tutti i 1.300 candidati, e dove se rifiutano mandano anche un commento, per me è stato qualcosa di incredibile. A maggior ragione perché ero l'unica quota genovese quest’anno".
Per la prima volta, racconta, è salita su un palco e ha fatto solo quello per cui era lì. "Io per la prima volta sono entrata sul palco che dovevo praticamente solo suonare, solo cantare. Quando si suona nei club spesso c'è il fonico, ma comunque c'è anche tanta responsabilità. Io faccio elettronica, quindi a livello di setup molto spesso sono lasciata all’autogestione ma di solito c'è la logistica, le prove, trovare i musicisti, pagare i musicisti, lottare per avere un cachet che quantomeno ripaghi le spese del viaggio. Questa volta non avevo una grossa fetta di pensieri e mi sono goduta quel palco, che tra l'altro è grandissimo e bellissimo”.
Tornando alla nuova musica, la collaborazione più recente è nata proprio attraverso l’esperienza del collettivo promosso da Silvia Nocentini e che mette in connessione artisti dell'area genovese.
Un primo sondaggio è arrivato via Instagram: “Silvia [ndr] mi ha detto 'guarda, secondo me con Vago faresti un bel match'. Io conoscevo già Vago da prima, mi piaceva molto come attitudine, come linguaggio, anche come fotta, e ho detto bene, sono curiosa di sapere cosa succede”.
In studio l'intesa è arrivata subito, per ragioni inaspettate: "Io lavoro 40 ore a settimana, Vago pure, in un contesto industriale. Ci siamo ritrovati a parlare di come ci sentiamo, parti di bulloni, cioè neanche il bullone stesso, un micron di un bullone. Come se fossimo qualcosa di completamente irrilevante rispetto a noi stessi, perché magari per mangiare ci costringiamo a lavorare in una cosa che non risuona perfettamente con la nostra vocazione. Cosa succede? Che trascuriamo quello, e questo è un trend generale, perché all'artista si aggiunge anche questa sensazione di sprecare il tempo che abbiamo a disposizione”. Il brano parla proprio di questo, di "un tempo che abbiamo regalato, col risultato che ne usciamo devastati e ci dobbiamo raccogliere col cucchiaino”.
Il pezzo è stato co-prodotto con Ab: "Altra persona che non mi ha mai detto niente, anzi ha accolto tutto quello che proponevo, l'abbiamo visto e rimaneggiato insieme. Sono molto entusiasta”.
Con Mare non si può non affrontare uno degli aspetti più importanti della musica, ossia il tema della rappresentazione femminile nel settore, Mare è equilibrata e non usa retoriche preconfezionate: "Per quella che è stata la mia esperienza fino ad adesso, non ho sentito una discriminazione potente nei miei confronti in quanto donna. Ho avuto la fortuna di lavorare con produttori uomini che non hanno mai sminuito il mio lavoro e anzi hanno accolto le mie intuizioni con entusiasmo. Riconosco però che ci sono certi meccanismi riportati da ragazze che conosco che sono antipatici, sono presenti. Banalmente la classica domanda: ma l'hai scritta tu questa canzone, l'hai prodotta tu?"
Nell'elettronica, secondo lei, qualcosa si sta muovendo: "Ho notato più solidarietà femminile, più presenza di donne. Io frequento spesso gli ambienti di Milano e lì c'è proprio una scena di elettronica al femminile, di ragazze che fanno DJ set pazzeschi e producono. A Genova di producer donne ci sono Ginevra Nervi, che ha aperto alle Paralimpiadi con l'inno d’Italia, però effettivamente è un qualcosa che si deve ancora un pochino consolidare”. Poi aggiunge: "Secondo me tanto fa la propria scena, e tanto effettivamente c'è un problema culturale che non è genovese, non è milanese, è italiano. Come se ci fosse uno scetticismo di base nei confronti della donna che fa cose. Però non tutte le realtà sono così”.
I brani accumulati nel tempo sono circa venti, "che spaziano anche di genere: c'è qualcosa di un po' più urban, qualcosa di più pop, qualcosa di techno”. L'obiettivo è far uscire un album verso settembre, o al massimo febbraio dell'anno dopo. Nel frattempo Musicultura ha praticamente spoilerato un brano non ancora pubblicato, il che accelera i tempi.
La prospettiva, comunque, va oltre le uscite e porta l’artista a volersi misurare sempre di più con la dimensione del live con un'attitudine da ‘artigiana della musica’ che va avanti per tentativi, per studio, per collaborazioni trovate in una chat su Instagram e che il 25 giugno porterà tutto questo in un chiostro medievale di Sant’Andrea per il Lilith Festival. Un’occasione per un’artista che è in continua ricerca e proprio come quel mare del suo nome d’arte, continua a regalare suggestioni sempre diverse in cui il denominatore comune è solo uno: lo stupore.