(Adnkronos) -
Via imminente per i negoziati tra Stati Uniti e Iran per arrivare ad un accordo sul programma nucleare di Teheran. L'inviato del presidente americano Donald Trump, Steve Witkoff, è in viaggio verso la Svizzera, dove è previsto l’avvio del primo round di colloqui con la Repubblica islamica dopo la firma di un memorandum d'intesa che ha posto fine alla guerra. Secondo i media americani, che fanno riferimento a informazioni fornite da un funzionario, nei colloqui sarà coinvolto anche Jared Kushner. Il genero del presidente si trova già in Svizzera. Non è chiaro quando dovrebbero partire i colloqui.
I negoziati avrebbero dovuto iniziare nella giornata di venerdì 19 giugno, ma lo start è stato congelato mentre si accendeva nuovamente il conflitto tra Israele e Hezbollah. I colloqui in Svizzera dovrebbero avviare un processo di 60 giorni per risolvere la questione centrale del nucleare e portare a un accordo definitivo. L'Iran è in possesso di circa 440 chili di uranio arricchito al 60%: pochi altri passaggi tecnici relativamente semplici consentirebbero di raggiungere rapidamente la soglia del 90%, necessaria per l'impiego del materiale in ambito militare e per la produzione di armi nucleari. Trump ha sempre detto e ripetuto che Teheran non avrò mai accesso ad armi atomiche: "L'Iran non le produrrà e non le acquisirà", le parole del presidente prima e dopo la firma del memorandum.
Witkoff e Kushner hanno partecipato ai negoziati che hanno portato alla stesura del documento firmato dal presidente da Teheran. Il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, come ha reso noto la Casa Bianca nella giornata di giovedì è pronto a partire per i colloqui "alla prima opportunità".
Nella giornata di venerdì, Teheran ha fatto sapere che non c'è "alcuna urgenza" di incontrare i negoziatori statunitensi in Svizzera. "Dato che l'accordo" sul memorandum d'intesa "è stato firmato elettronicamente il 18 giugno, non c'è urgenza di tenere l'incontro in Svizzera, ma intendiamo organizzarlo nei prossimi giorni", ha affermato il portavoce del Ministero degli Esteri, Esmail Baqaei.






