Notte di violenza e paura a Quinto, nel levante genovese, dove intorno alle 23 di venerdì 20 giugno un gruppo composto da giovanissimi stranieri, in gran parte minorenni e, secondo una prima ricostruzione, ospitati in una comunità della zona, è stato aggredito nei pressi dei giardini di via Giannelli.
A dare l’allarme sono stati diversi residenti, spaventati da urla, rumori di vetri infranti e dalla presenza di gruppi di ragazzi in strada. In pochi minuti sul posto sono arrivati i carabinieri, affiancati poi da polizia di Stato e polizia locale, chiamate in ausilio per riportare la situazione sotto controllo e avviare gli accertamenti. Sono intervenute anche le ambulanze per prestare soccorso ai giovani rimasti feriti.
La dinamica è ancora tutta da ricostruire. Gli investigatori dovranno chiarire se si sia trattato di una lite degenerata tra gruppi di ragazzi o, come viene ipotizzato nelle prime ricostruzioni, di un’azione organizzata contro i minori stranieri non accompagnati. Tra le piste al vaglio resta infatti anche quella della “spedizione punitiva”, con un gruppo di persone, circa una ventina, che avrebbe agito in modo violento armato di bastoni.
L’episodio arriva a pochi giorni da un’altra aggressione avvenuta in via Pianderlino, a San Fruttuoso, dove un minorenne straniero era stato preso a bastonate. Anche in quel caso era emersa l’ipotesi di un’azione premeditata, maturata in un contesto di tensione intorno alla presenza di una struttura per minori stranieri. Due fatti così ravvicinati che gli investigatori stanno valutando con attenzione, senza escludere collegamenti ma anche senza trarre conclusioni affrettate.
La notte di Quinto ha però lasciato il segno tra chi abita nella zona. Sui social un residente ha raccontato: “Dalle 23.30 all’1.30 ho contato 11 pattuglie dei carabinieri, una della polizia e un’altra che non sono riuscito a identificare, più sirene di ambulanze qua e là. In via Roncallo urla e rumore di vetri. E siamo solo all’inizio”.
Durissimo il commento sui social del presidente del Municipio Levante, Federico Bogliolo, che già nelle scorse settimane aveva chiesto un presidio più forte nelle aree considerate critiche del territorio. “Il 7 maggio, assieme al consigliere Rappa, avevo inviato una nota all’assessore alla Sicurezza con oggetto movida 2026. Chiedevo che l’assessore si facesse da tramite nell’ambito del Comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico per garantire un presidio costante nelle zone più critiche del Municipio. Le citavo tutte. Tra queste c’era Quinto”.
Bogliolo sottolinea di aver segnalato per tempo la necessità di un intervento coordinato: “Ero consapevole, e lo sono ancora oggi, che la polizia locale da sola non poteva farcela. Proprio per questo chiedevo di garantire da una parte il presidio della polizia locale e, oltre a questo, di chiedere un aiuto nell’ambito del Comitato”.
Poi il riferimento diretto a quanto accaduto nella notte: “Quinto sembrava il far west. Sembra un regolamento di conti, non si sa. Ragazzi che si rincorrevano, che si picchiavano in mezzo alla strada, bottiglie rotte dovunque che venivano tirate in mezzo ai passanti. Guerriglia urbana. I residenti esasperati chiamavano le forze dell’ordine e le ambulanze che, dopo poco, arrivavano”.
Il presidente del Municipio parla di rabbia e denuncia la mancanza di prevenzione: “Lo abbiamo chiesto con una nota, abbiamo fatto una commissione dove lo abbiamo richiesto e niente: il venerdì e il sabato sera non c’è il presidio delle forze dell’ordine. Perché se lo avessero messo, forse, la guerriglia non sarebbe scoppiata. Addirittura, quando il giornale ha pubblicato il mio appello, sono stato da alcuni tacciato come pretestuoso. Neanche l’osservatorio sulla sicurezza serve. Manco quello”.
Secondo Bogliolo, nella notte sarebbero arrivate numerose pattuglie tra carabinieri, polizia di Stato e guardia di finanza: “Non è meglio prevenire che curare? Do ragione a un cittadino che questa mattina all’alba mi ha scritto: ormai abbiamo paura a uscire di casa, cosa stiamo aspettando? Il mio interlocutore è l’assessore comunale, colui che partecipa al Comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico. Speriamo davvero che questa volta capisca che le mie parole non sono boutade politica: sono la realtà”.
Resta ora il lavoro degli investigatori, chiamati a ricostruire quanto accaduto, identificare eventuali responsabili e capire se dietro l’aggressione ci sia stata una lite improvvisa, un regolamento di conti o un’azione organizzata contro i ragazzi ospitati nella comunità.






