Attualità - 22 giugno 2026, 15:18

Aggressioni ai minori stranieri, Arci Genova: "Non sono episodi di tensione, ma violenza mirata"

Le associazioni denunciano il rischio di una deriva razzista e chiedono una risposta collettiva di reti sociali, terzo settore, mondo del lavoro e cittadinanza: "La sicurezza non si costruisce militarizzando i quartieri. No alle ronde razziste: nessuno spazio alle squadracce"

Foto Facebook Cavo

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Non semplici “episodi di tensione”, ma atti di violenza mirata, inseriti in un clima razzista e intollerante. È dura la presa di posizione di Arci Genova e Arci Solidarietà dopo le ultime aggressioni e violenze perpetrate nei confronti di minori stranieri non accompagnati.

Secondo le associazioni, quanto accaduto non può essere derubricato a una generica questione di ordine pubblico: "Le ultime aggressioni e violenze perpetrate nei confronti di minori stranieri non possono e non devono essere liquidate come semplici episodi di tensione. Siamo di fronte ad atti di violenza mirata, a squadracce figlie di un clima razzista e intollerante, alimentato ad arte".

Una lettura netta, che sposta il tema dal solo piano della sicurezza a quello sociale, educativo e culturale. Per Arci Genova e Arci Solidarietà, infatti, "non ci troviamo davanti a una legittima richiesta di sicurezza, bensì al sintomo evidente di un profondo fallimento educativo, sociale e culturale che sta attraversando la nostra città".

Al centro della riflessione c’è la questione dei minori stranieri non accompagnati e della convivenza nei quartieri, che secondo le due realtà associative deve essere affrontata prima di tutto con strumenti sociali, e non con logiche emergenziali o repressive.

"La questione dei minori stranieri non accompagnati e della convivenza nei quartieri va affrontata in primo luogo in termini sociali. La sicurezza non si costruisce militarizzando i quartieri o tollerando le ronde, ma spezzando la marginalità e migliorando la qualità della vita di tutte e tutti", sottolineano ancora le associazioni.

Il rischio, secondo Arci, è che il disagio sociale venga trasformato in terreno di scontro e in giustificazione per nuove forme di violenza ed esclusione: "Rispondere a un disagio sociale con la violenza o con la retorica dell'esclusione significa legittimare la legge del più forte, rischiando inoltre di logorare la tenuta democratica e la storica vocazione solidale e antifascista del nostro territorio".

Da qui l’appello a una presa di parola collettiva. Arci Genova e Arci Solidarietà chiedono una reazione ampia da parte delle reti sociali e associative, del terzo settore, del mondo del lavoro e della cittadinanza.

"Di fronte a questa deriva, Arci Genova e Arci Solidarietà auspicano e sollecitano con forza una presa di parola collettiva e una forte iniziativa da parte delle reti sociali e associative. È necessario che il terzo settore, il mondo del lavoro e l'intera cittadinanza non restino a guardare".

Per le associazioni, la risposta alla violenza non passa quindi dall’inasprimento del conflitto, ma dalla ricostruzione dei legami sociali nei quartieri: "Solo ricostruendo i legami sociali e di comunità e la solidarietà di quartiere potremo dare una risposta ferma, civile e davvero efficace a chi soffia sul fuoco dell'odio".

Redazione

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