Cultura e spettacoli - 29 giugno 2026, 12:21

Fiorella Mannoia, l’omaggio a Faber e Fossati parte da Genova: “Se ancora ci commuoviamo con queste canzoni, le nostre anime sono salve”

A trent'anni da ‘Anime Salve’, l’ultimo disco di De André, la cantautrice romana porta sul palco dell’Arena del Mare un tributo musicalmente denso, senza cieca riverenza ma con la libertà di chi ha qualcosa da dire

Foto di Luca Brunetti

Foto di Luca Brunetti

Non poteva che essere da Genova e non poteva che essere un doppio sold out.

Fiorella Mannoia è partita all’ombra della Lanterna per il tour “Fiorella Canta Fabrizio e Ivano”, lo ha fatto nella città dei due cantautori, scelta più che naturale per celebrare i trent’anni di Anime Salve, il disco di Faber scritto assieme a Fossati, l’ultimo prima della scomparsa di De Andrè.

Anime Salve è uscito nel 1996. Da allora è rimasto lì con la densità e la complessità, nelle musiche e nei testi: parla degli esclusi, dei nomadi, degli ‘ultimi al mondo’ delle donne che diventano donne contro la volontà della società, di chi va in direzione ostinata e contraria quando la maggioranza sceglie altro. Non è un disco facile. Non era facile trent'anni fa, non lo è oggi.

"È una necessità farlo riascoltare", aveva detto Mannoia alla conferenza stampa a Genova a febbraio e quella promessa fatta qualche mese fa è stata mantenuta.

La direzione artistica, curata da Carlo Di Francesco, mette al centro la musica a supporto delle parole. Il dialogo tra fiati e voce, incalzato dalle percussioni, si ‘impasta’ nei testi e, per un attimo, sembra di tornare agli arrangiamenti di Faber.

Non c’è quella fedeltà estrema nelle sequenze, non è un cieco ‘risuonare’ sarebbe stato anacronistico. In alcuni passaggi, gli arrangiamenti non paiono accarezzare l’orecchio, ma fanno qualcosa di straordinario: mostrano quanto quelle canzoni fossero architetture complesse. De André e Fossati non scrivevano ballate semplici con accompagnamento minimo ma dentro mettevano una costruzione armonica e melodica che la sola chitarra non esaurisce completamente.

E se l’inizio sulle note di Dolcenera riporta subito al disco, la serata non è limitata alla sua title track. Mannoia ha intrecciato i brani di Anime Salve con le canzoni che appartengono all’universo dei due autori.

La prima dichiarazione di intenti è con Smisurata preghiera e dal palco l’artista ha ribadito come “in un momento come questo, quando la maggioranza va in una direzione che non sempre è giusta, qualcuno ci deve dare il coraggio di andare in direzione ostinata e contraria”.

È poi la volta di Princesa, la storia di Fernando Faria, di Albuquerque, per cui Mannoia torna a parlare della società in cui viviamo. Raccontando dell’incontro con la Comunità di San Benedetto e dell’incontro di Princesa con don Gallo, la cantante non ha usato mezzi termini: “Oggi [ieri n.d.r.] mi hanno confermato che Princesa è diventata una donna bellissima. Princesa non c’è più ma Fabrizio e Ivano le hanno dedicato questa canzone. Oggi si spendono parole, si giudicano le persone. Bisognerebbe invece capirne la storia”.

Poi Khorakhané, un brano definito dalla stessa Mannoia “molto poetico e molto coraggioso”; La guerra di Piero per ricordare quali effetti ha la guerra: “Fabrizio si rammaricava del fatto che avesse scritto tante canzoni sulla guerra senza che cambiasse nulla. Chissà cosa direbbe oggi”. Ancora C’è Tempo di Fossati e La canzone di Marinella che De André la scrisse per un'amica, e che Mina portò al successo nel 1964, dando a Faber il primo contatto vero con il pubblico italiano.

Tra i brani firmati da Fossati che Mannoia ha riproposto anche L'uomo coi capelli da ragazzo e Lindbergh: “Chissà che pensieri deve aver avuto lassù. Io penso che Ivano, attraverso questa canzone, ci abbia regalato la metafora della vita” ha spiegato Mannoia.

Don Raffaé, Lunaspina, scritta da Fossati per lei nel 1989, Fiume Sand Creek, Bocca di rosa, Il pescatore, Amore che vieni amore che vai. E, per concludere la serata in senso proprio, Anime salve: “Se ancora ci commuoviamo con queste canzoni, allora le nostre anime sono salve”.

Ancora, il bis con Sally, Mariposa, e Quello che le donne non dicono e con l’ormai celebre aggiunta “E se una donna dice no è sempre no”.

Mannoia sul palco ha detto una cosa che vale come manifesto: “L'artista deve provocare pensieri critici. Questo per me è il ruolo dell’arte”.

Non lo ha detto come slogan, lo ha dimostrato nel modo in cui ha costruito la serata portando Anime Salve in scena non perché sia un disco storico da preservare, ma perché ha qualcosa da dire al 2026.

Sul palco dell’Arena del Mare, accompagnata da Di Francesco alle percussioni, Sammi Burgio al piano, Pierpaolo Ranieri al basso, Diego Corradini alla batteria, Carmelo colaianni ai fiati, da Fabrizio De Melis primo violino assieme ai giovanissimi dell’orchestra Saverio Mercadante, con Teresa Corrado e Denise di Maria ad accompagnarla anche alle voci, Mannoia fa qualcosa di unico, non replica, porta quelle canzoni nella propria voce, ne fa parti della sua storia, trasmettendo pensieri ed emozioni come solo i grandi interpreti sanno fare.

Per chi aveva vent’anni, trent’anni, nel 1996, queste serate hanno restituito qualcosa. Per chi aveva vent'anni l'anno scorso e non ha potuto ascoltare De André e Fossati dal vivo, questo tour offre qualcosa di diverso da un documento d'archivio: offre la musica viva, adesso, suonata bene, cantata da qualcuno che la conosce dall'interno. È l'unico modo che esiste per trasmettere certe cose.

Fossati era in platea, domenica. Mannoia lo ha ringraziato pubblicamente dal palco e subito lo sguardo di tutti e tutte è corso cercandolo tra il pubblico. Nessuno lo ha visto e lui, nella riservatezza che lo caratterizza da anni, ha continuato a ‘nascondersi’ tra la folla.

Isabella Rizzitano

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