Attualità - 04 luglio 2026, 17:21

Mercato del Ferro, l’addio della Macelleria Bisio dopo 73 anni: “Siamo stati un pezzo del cuore dei clienti”

Dopo l’annuncio della chiusura del mercato di Sestri Ponente nella sua formula attuale, Sonia Bisio affida ai social il ricordo di una storia familiare iniziata nel 1953 in via Fabio da Persico: “Non eravamo solo quelli che 'tagliano la carne', ma un rifugio dove scambiarsi una parola"

Foto Facebook Macelleria Bisio

Foto Facebook Macelleria Bisio

Settantatré anni di lavoro, famiglia, sacrifici e vita di quartiere. Con la chiusura del Mercato del Ferro di Sestri Ponente, prevista nella sua formula attuale dal 2 agosto, si avvicina anche l’ultimo giorno di attività della storica Macelleria Bisio, presente fino al primo agosto con il suo banco e con una storia iniziata nel 1953.

A raccontarla, con un lungo messaggio carico di emozione pubblicato sui social, è Sonia, figlia di quella macelleria e di un mestiere tramandato per quattro generazioni. “Oggi vi parlo con un nodo nel cuore, come figlia di questa macelleria, figlia di un sogno che pulsa da 73 anni”, scrive.

La storia comincia al Mercato comunale Cortellazzo di via Fabio da Persico, quando il nonno aprì il banco insieme alla bisnonna, in un mercato che allora contava 35 attività ed era un piccolo mondo fatto di voci, passi, clienti abituali e lavoro quotidiano. “Mio nonno, nel 1953, ha aperto qui, con la bisnonna, al Mercato Cortellazzo a Sestri Ponente, un luogo fatto di sacrificio, di 35 banchi, di sguardi, di passi”, ricorda Sonia.

Proprio lì nacque anche una storia d’amore destinata a diventare famiglia e impresa. La nonna, allora sedicenne, scendeva ogni mattina dal palazzo di fronte, dove lavorava come parrucchiera, per prendere l’acqua alla fontana. In quel mercato incontrò il futuro marito. “È lì, con il profumo di acqua e carne, che ha incontrato mio nonno. Da quel primo sguardo è nato un amore che ha cambiato tutto”, racconta ancora Sonia.

Da quel legame nacque non solo una famiglia, ma anche la continuità di un mestiere. La nonna imparò il lavoro, il banco crebbe insieme alla vita familiare, poi il testimone passò ai figli e in particolare a Patrizia, la mamma di Sonia, e al marito Gianni.

Anche la loro storia è legata ai banchi del mercato. Gianni, da ragazzo, lavorava come garzone in una macelleria vicina. Poi l’incontro con Patrizia, l’amore e la scelta di continuare quel percorso. “Si sono innamorati giovani come l’acqua, hanno camminato insieme, e quando mio nonno ha compiuto 50 anni ha passato il testimone a mio padre e mia madre”, scrive Sonia. “È stata la scelta più giusta: loro, con amore, hanno custodito questo sogno per tutti questi anni”.

Per quindici anni anche Sonia ha affiancato i genitori dietro al banco, respirando ogni giorno il rapporto con i clienti, fatto di fiducia, confidenza e affetto. Un rapporto che, in certi momenti, ha mostrato tutta la sua forza. “Stamattina, quando Giovanni, con la voce strozzata dal magone, ha abbracciato mia mamma e mio papà, ho capito che non eravamo solo quelli che tagliano la carne”, racconta. “Siamo stati un pezzo del loro cuore, un rifugio dove scambiarsi un abbraccio, una parola”.

La Macelleria Bisio, per tanti sestresi, è stata molto più di un’attività commerciale. Un luogo dove fermarsi per un saluto, un consiglio, una battuta, un augurio nei giorni di festa. Un presidio quotidiano di relazioni, dove ogni cliente aveva un volto e una storia. “Ogni cliente, vecchio e nuovo, è diventato un amico”, scrive Sonia. “Ognuno di voi, per noi, non è un numero: è un nome, è una storia, è un legame che porteremo sempre con noi”.

Nel messaggio ci sono anche i dettagli semplici che raccontano una vita intera trascorsa dietro al banco: il rumore della serranda al mattino, l’acciarino sul coltello, le risate, il campanaccio del padre, i bambini, gli auguri di Natale, le parole scambiate nei giorni di festa. “Quando chiuderemo la nostra porta per l’ultima volta, mancherà tutto”, scrive ancora Sonia. “Il rumore della serranda che si apre al mattino, il suono dell’acciarino sul coltello mentre lo affilo, le risate che riempivano il banco, il campanaccio di mio padre che suonava ogni mattina”.

E poi il senso più profondo di una storia familiare diventata storia di quartiere: “Non siamo solo venditori: siamo macellai da quattro generazioni, e questo mestiere è la nostra vita”.

La famiglia resterà presente e attiva fino al primo agosto, l’ultimo giorno prima della chiusura del mercato nella sua attuale configurazione. “Vi aspettiamo anche solo per un abbraccio e un sorriso”, è il saluto di Gianni, Patrizia e Sonia.

Federico Antonopulo

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