Chissà quante persone, camminando per i maestosi portici ottocenteschi di via XX Settembre, si ricordano delle sale cinematografiche che si affacciavano lungo la strada.
Quello era un tempo non troppo lontano, la cui eco è arrivata fino alla fine del secolo scorso quando anche l’ultima insegna dell’ultima sala cinematografica rimasta si è spenta definitivamente.
Eppure, c’è stato un lungo periodo in cui questo asse viario fondamentale della città, non era soltanto un punto di riferimento commerciale: era un fiume di luce, un corridoio infinito di neon e locandine che si guadagnò il soprannome leggendario di “piccola Broadway”. Nei primi decenni del Novecento, e con un'intensità straordinaria nel secondo dopoguerra, Genova arrivò infatti a contare oltre cento sale cinematografiche e numerosi teatri, densamente concentrati proprio lungo la via e nelle sue immediate vicinanze.
La meraviglia di questa "Broadway" sotto la Lanterna non nacque dal nulla. Già all'inizio del secolo scorso, Genova mostrava una fitta e reattiva rete di sale che combinavano sapientemente l’arte teatrale e le prime avanguardistiche proiezioni cinematografiche. Molti di questi spazi cinematografici occupavano originariamente i lussuosi edifici teatrali dell’Ottocento, ereditando arredi e palchi, per poi trasformarsi stabilmente con l'avvento e la regolarità della programmazione filmica.
I dati storici d'archivio confermano che già nel 1914 la città poteva contare su circa un centinaio di cinema. Non si trattava esclusivamente di grandi palazzi monumentali deputati allo spettacolo, bensì di un ricchissimo ecosistema urbano che comprendeva varie forme di fruizione: dalle sale propriamente “industriali” ai piccoli cinema parrocchiali, fino alle suggestive arene estive allestite nei quartieri.
L'apice di questa trasformazione sociale e urbanistica si registrò nel dopoguerra, in particolare tra gli anni Cinquanta e Settanta. Chi frequentava il centro cittadino nelle sere di prima visione si trovava immerso in una dinamica unica: le insegne dei cinema si susseguivano l'una dopo l'altra lungo la strada, creando un percorso ininterrotto di sale che attirava magneticamente spettatori da ogni angolo della città. Di fatto, via XX Settembre era diventata una sorta di "multisala naturale" a cielo aperto.
Fonti d’archivio e memoria giornalistica tracciano le coordinate di una vera e propria mappa in cui compaiono le sale, aiutando a immaginare come potesse essere quella Broadway genovese. Per esempio, scendendo da piazza De Ferrari verso piazza della Vittoria, a destra si potevano incontrare i cinema Olimpia, Lux, Universale, il politeama Margherita poi ancora il cinema Dioniso e il cinema Corso. Dall’altro lato, il Verdi, l’Astor, il Moderno e l’Orfeo. Questi nomi, citati ripetutamente nelle cronache dell'epoca e nelle rassegne storiche, costituivano i pilastri di un'offerta culturale cittadina senza precedenti.
L'epopea del cinema a Genova non si esauriva però lungo il solo rettilineo di via XX Settembre. Il contesto cittadino pullulava di sale parrocchiali e arene estive che offrivano intrattenimento nei mesi più caldi, espandendo l'esperienza cinematografica all'aperto. Luoghi mitici come il Nettuno, il Roseto o lo spazio di Villa Croce sono ancora oggi ricordati sia nelle ricerche locali sia nelle schede storiche ufficiali come pilastri della socialità del tempo.
Alcuni di questi spazi hanno lasciato tracce fisiche quasi archeologiche nel tessuto urbano contemporaneo. Il caso più celebre è senza dubbio quello del cinema del Parco in via Galata: camminando ancora oggi in quella zona, è possibile scorgere l'antico arco in cemento che un tempo reggeva il grande schermo.
Tracce disseminate in città per ricordare quando Genova brillava come una capitale del cinema.






