La Regione Liguria conferma, al momento, il cronoprogramma dello scolmatore del Bisagno, compresa la possibilità di utilizzare l’opera in caso di emergenza a partire dal primo gennaio 2027, ma rinvia a fine estate una verifica più approfondita sull’avanzamento dello scavo, sulla qualità del materiale estratto e sui possibili impatti economici e organizzativi del cantiere. È quanto ha spiegato in consiglio regionale l’assessore alle Infrastrutture Giacomo Giampedrone, rispondendo all’interrogazione presentata dal Partito Democratico sui tempi dell’opera e sulle criticità emerse nelle ultime settimane.
Il tema centrale riguarda lo scavo della galleria e, in particolare, la presenza di materiale argilloso, che nella prima fase aveva rallentato fortemente l’avanzamento della talpa. La situazione, ha spiegato Giampedrone, è migliorata rispetto all’avvio, ma resta aperto un nodo rilevante: l’idoneità del materiale scavato al ripascimento delle spiagge, come previsto nell’ottica dell’economia circolare del progetto.
“Questa interrogazione pende da diverse settimane, da quando all’inizio dello scavo abbiamo trovato materiale molto argilloso. Nel frattempo alcuni sopralluoghi hanno potuto constatare che il materiale è molto migliorato: oggi stiamo scavando 7-8 anelli di media al giorno, che significa 16-18 metri”, ha detto l'assessore.
Un dato considerato positivo rispetto alla partenza, quando la presenza di argilla aveva ridotto sensibilmente la capacità di avanzamento. “La condizione rispetto alla partenza, imprevista o parzialmente imprevista, è molto migliorata”, ha spiegato Giampedrone, precisando però che nei prossimi 300-400 metri lo scavo potrebbe tornare a incontrare materiale argilloso, questa volta già previsto dal progetto.
“Ora entriamo in una fase di scavo dove già dal progetto il materiale argilloso dovrebbe essere presente”, ha detto. “Quando troviamo quel materiale, la macchina lavora per due o tre giorni e poi si deve fermare per manutenzione: bisogna liberare la fresa dall’argilla che si crea durante lo scavo. Se non lo si fa subito, si rischia che il materiale si solidifichi all’interno”.
Il nodo più delicato, però, riguarda la qualità del materiale scavato. Giampedrone ha spiegato che le prime analisi non sembrerebbero confermare l’idoneità del materiale al ripascimento, nonostante il miglioramento rispetto alla fase iniziale. Un aspetto che potrebbe incidere sui costi complessivi dell’intervento e sulla necessità di individuare siti idonei allo smaltimento. “C’è un tema che esula un po’ dall’interrogazione, ma lo voglio già mettere sul tavolo: l’idoneità del materiale che stiamo scavando rispetto alle prescrizioni dell’autorizzazione ambientale, che prevedeva anche il riutilizzo per il ripascimento delle spiagge di Genova”, ha spiegato l’assessore. “Dalle prime analisi parrebbe che, ancorché migliore, quel materiale non sia idoneo al ripascimento”. Se questa valutazione dovesse essere confermata, cambierebbe il quadro economico e organizzativo del cantiere. “Questo apre una valutazione complessiva sui costi dell’intervento, perché il materiale recuperato che non può essere riutilizzato diventa materiale da smaltire, con costi e con la necessità di siti idonei”, ha aggiunto Giampedrone.
Per questo la Regione ha già avviato una revisione del piano di utilizzo delle terre, in modo da aumentare la capacità dei siti di conferimento per il materiale non idoneo al riutilizzo. “Abbiamo avviato una revisione del piano di utilizzo delle terre per prevedere che i siti già individuati per il materiale di scarto possano avere un’implementazione”, ha spiegato. “Mi auguro che nello scavo complessivo possa esserci materiale idoneo all’economia circolare, come previsto dal progetto, perché questo consentirebbe anche di compensare una parte dei costi”.
A margine dei lavori, Giampedrone ha chiarito ulteriormente la portata del problema. “Se dobbiamo smaltire 700mila metri cubi di materiale tutto come rifiuto è un tema; se la metà può andare a ripascimento è un altro tema; se tutto va a ripascimento è un altro tema ancora”, ha spiegato. “Lo potremo sapere solo quando avremo una proiezione abbastanza consolidata”.
Al momento, quindi, la Regione non modifica il cronoprogramma. L’obiettivo intermedio resta quello fissato dall’accordo di riequilibrio contrattuale: galleria scavata e potenzialmente utilizzabile in emergenza dal primo gennaio 2027. Non si tratterebbe dell’opera completata, ma della possibilità di aprire la galleria, in caso di necessità, per far passare l’acqua e contribuire alla sicurezza idraulica della città. “Al momento mi sento di dire che non tocchiamo il cronoprogramma che avevamo impostato”, ha detto Giampedrone. “A fine estate faremo il punto su dove saremo arrivati rispetto al materiale che mi aspetto ancora non idoneo e sulle tempistiche necessarie per arrivare al completamento della galleria”.
L’assessore ha spiegato di non voler indicare oggi una nuova data proprio perché il materiale ancora da scavare non consente previsioni definitive. “Non tocco il cronoprogramma non per mancanza di rispetto dell’aula, ma perché le condizioni del materiale scavato e da scavare sono ancora troppo delicate per dire quali saranno le previsioni per arrivare alla fine dello scavo”, ha precisato.
Giampedrone ha però evidenziato un elemento positivo: quando il materiale consente alla macchina di lavorare con maggiore continuità, la talpa si avvicina al ritmo previsto. “Avevamo annunciato che a regime la macchina deve scavare 20 metri al giorno. Oggi siamo abbastanza contenti di quello che si fa in questo momento”, ha detto. “Penso che si possa arrivare a scavare anche più di 20 metri, ma dobbiamo prima finire di affrontare questa fase che abbiamo di fronte e dove immagino troveremo ancora materiale argilloso”.
Il punto sarà dunque aggiornato alla fine dell’estate o nei primi giorni di settembre. “Mi riprometto, attraverso interrogazioni o commissioni specifiche, di fare un punto insieme a voi entro la fine dell’estate o nei primi giorni di settembre per vedere quanto saremo riusciti a scavare, quanto mancherà, l’evoluzione del materiale e stabilire insieme la conferma della data del primo gennaio 2027 o un’eventuale nuova data”, ha aggiunto.
Giampedrone ha fornito anche un aggiornamento sugli altri fronti del cantiere. A monte proseguono gli scavi tradizionali con l’utilizzo delle mine: una nuova volata è stata comunicata per l’8 luglio tra le 20.30 e le 21.30. L’assessore ha sottolineato il miglioramento della comunicazione con il territorio, dopo le interlocuzioni con il Municipio e alcuni consiglieri regionali. “La comunicazione delle volate oggi arriva in maniera abbastanza puntuale”, ha detto. “Abbiamo fatto alcune interlocuzioni con il presidente del Municipio e con alcuni consiglieri, e mi sembra che il sistema sia migliorato”.
In replica, Simone D’Angelo (Pd) ha manifestato forte preoccupazione, soprattutto per il tema del materiale non idoneo al ripascimento e per le possibili ricadute sul territorio della Val Bisagno. “Manifesto forte preoccupazione, perché la non idoneità del materiale di scavo porta a una riflessione importante”, ha detto il consigliere. “Parliamo di centinaia di migliaia di metri cubi di materiale che, se non idoneo, dovranno in qualche modo uscire dal sito dove attualmente opera la talpa”.
Secondo D’Angelo, il problema riguarda sia lo stoccaggio temporaneo sia le eventuali attività industriali collegate allo smaltimento o alla trasformazione del materiale. “C’è una forte incognita sia per lo stoccaggio temporaneo sia per attività industriali che potrebbero diventare complementari sullo smaltimento o sulla trasformazione del materiale di scavo”, ha spiegato.
Il consigliere dem ha richiamato anche il tema ambientale e sanitario. “La Val Bisagno è già interessata da dati sulla salute ed è una di quelle zone, insieme alla Valpolcevera, che devono essere attenzionate per l’impatto dei cantieri e per il livello di inquinamento”, ha detto.
D’Angelo ha preso atto del fatto che al momento il cronoprogramma non venga modificato, ma ha espresso dubbi sulla possibilità reale di rispettare la data del primo gennaio 2027. “Calcolatrice alla mano, la riduzione dei metri di scavo giornalieri rispetto a quelli citati porta a una previsione nefasta: il primo gennaio 2027 lo scolmatore in fase di emergenza rischierà di non essere in funzione”, ha osservato.
Il consigliere ha precisato di non attribuire all’assessore la responsabilità complessiva della situazione, ma ha sottolineato che gli elementi emersi aumentano le preoccupazioni. “Dalle sue parole traspare incertezza su quale sarà il futuro del materiale che risulterà dallo scavo”, ha detto. “È chiaro che l’impatto rischia di essere molto pesante”.
Per D’Angelo, l’opera resta attesa e necessaria, ma non può scaricare i suoi costi ambientali e sociali sulla vallata. “È un’opera attesa da tutti, ma il prezzo che si deve pagare non può essere quello dell’impatto sulla salute, sull’ambiente e sulla quotidianità della vita dei cittadini della Val Bisagno”, ha concluso.






