Reti anti-colombi trasformate in possibili trappole per i volatili e, allo stesso tempo, in un ricettacolo di guano, piume, rifiuti e carcasse sotto gli impalcati della stazione della metropolitana di Brin. È la denuncia dell’associazione GAIA Animali e Ambiente, che ha inviato una lettera al presidente della Regione Liguria Marco Bucci, alla sindaca di Genova Silvia Salis e al presidente di AMT Federico Berruti, chiedendo un intervento sulla situazione che, secondo l’associazione, si trascina da almeno tre anni.
Al centro della segnalazione ci sono le reti installate nel 2023 come dissuasori per i colombi. Secondo GAIA, si tratterebbe di reti non idonee e mai rimosse, che avrebbero chiuso gran parte dei varchi utilizzati dai colombi per accedere alla struttura e nidificare, creando rischi soprattutto per i pulli, che avrebbero difficoltà a uscire. L’associazione riferisce di morti tra i volatili, documentate con fotografie e testimonianze di cittadini e volontari, e annuncia di stare valutando anche un esposto per maltrattamento di animali.
GAIA sostiene di aver inviato negli ultimi due anni numerose segnalazioni e richieste di intervento agli uffici competenti, chiedendo la rimozione o la rimodulazione delle reti e segnalando anche i possibili rischi igienico-sanitari. Interventi che, secondo l’associazione, non sarebbero arrivati in modo adeguato. Le reti, denuncia GAIA, sarebbero rimaste senza manutenzione, continuando ad accumulare guano, piume, carcasse e altri materiali che, polverizzandosi, potrebbero rappresentare un rischio per i cittadini che transitano sotto la struttura.
A supporto della denuncia, l’associazione ha reso pubblica anche una relazione tecnica redatta da due esperti, i veterinari Maurizio Ferraresi, medico veterinario e naturalista, e Antonio Gelati, medico veterinario, naturalista e ornitologo, dopo un sopralluogo effettuato alla stazione Brin. Nel documento si parla di una situazione “di estremo degrado” e, secondo gli autori, “estremamente pericolosa dal punto di vista igienico sanitario”. La relazione evidenzia la presenza di dissuasori ad aghi e reti che, invece di risolvere il problema, finirebbero per amplificare i danni, raccogliendo piume, spoglie e guano. Quest’ultimo, una volta essiccato, potrebbe liberare nell’aria microparticelle dannose per l’apparato respiratorio.
Nella relazione viene inoltre segnalato che le reti sarebbero fissate in modo non corretto, non manutentate e non idonee, permettendo comunque l’accesso dei colombi e la nidificazione, ma diventando al tempo stesso un ricettacolo di penne, piume e guano. Una delle fotografie allegate documenta anche un pullo caduto dal nido creato all’interno delle reti.
Gli esperti richiamano anche le possibili problematiche legate alla cosiddetta fecalizzazione, indicando tre principali zoonosi potenzialmente collegate alla respirazione di guano polverizzato: criptococcosi, ornitosi-psittacosi e tubercolosi aviaria, con particolare attenzione ai soggetti fragili, immunodepressi, anziani, bambini o persone con patologie cardio-respiratorie.
Da qui la richiesta di un intervento strutturale. GAIA chiede che, alla presenza di almeno un esperto, venga ispezionata l’area sotto l’impalcato con una piattaforma aerea, verificando l’eventuale presenza di nidi e rimuovendoli solo in assenza di uova o pulli. L’associazione chiede inoltre di liberare eventuali colombi in difficoltà, rimuovere e analizzare i corpi dei volatili morti, togliere le reti considerate fonte di degrado igienico, pulire la struttura senza disturbare eventuali nidificazioni e avviare un monitoraggio periodico, sia sulla presenza dei nidi sia sulla pulizia dell’impalcato e del pavimento sottostante.
L’associazione richiama anche il rispetto della legge 157/92 e della Direttiva Uccelli 2009/147/CE, sostenendo che il piccione selvatico, Columba livia, sia una specie autoctona soggetta a tutela. Tra le proposte c’è anche una gestione diversa degli animali selvatici urbanizzati, con tecniche di dissuasione e contenimento non dannose e, dove possibile, con piani di sterilizzazione.
“Chiediamo una diversa attenzione complessiva verso animali selvatici urbanizzati come i colombi - spiega GAIA - che possono essere controllati con tecniche più efficaci e non dannose. L’associazione è disponibile a indicare esperti in materia”.






