Gen Z - il mondo dei giovani - 12 luglio 2026, 09:30

Gen Z - Il mondo dei giovani - Quando l’intelligenza artificiale smette di essere uno strumento e diventa un confidente

Sempre disponibile e mai giudicante, l’AI diventa amica e consigliera. Ma a quale prezzo per i rapporti con le altre persone?

Gen Z - Il mondo dei giovani - Quando l’intelligenza artificiale smette di essere uno strumento e diventa un  confidente

Ogni domenica 'La Voce di Genova', grazie alla rubrica ‘Gen Z - Il mondo dei giovani’, offre uno sguardo sul mondo dei ragazzi e delle ragazze di oggi. L'autrice è Martina Colladon, laureata in Scienze della Comunicazione, che cercherà, settimana dopo settimana, di raccontare le mode, le difficoltà, le speranze e i progetti di chi è nato a cavallo del nuovo millennio.

L’intelligenza artificiale è ormai ovunque. La utilizziamo per cercare informazioni, tradurre un testo, preparare un esame, correggere un’email, organizzare un viaggio o trovare una ricetta. È entrata nella nostra quotidianità in modo così naturale che spesso non ci rendiamo nemmeno conto di quante volte la utilizziamo nel corso della giornata.

Fino a pochi anni fa era vista semplicemente come uno strumento capace di velocizzare il lavoro e lo studio. Oggi, invece, il suo ruolo è cambiato. Non ci aiuta soltanto a fare qualcosa: ci accompagna nelle nostre giornate. Ci affidiamo all’intelligenza artificiale per moltissime cose. All’inizio le chiedevamo soprattutto informazioni o aiuto per la scuola e il lavoro. Oggi, invece, le chiediamo anche come scrivere un messaggio, come rispondere dopo una discussione, come interpretare una conversazione o cosa fare in una determinata situazione. Senza quasi accorgercene, siamo passati dal cercare risposte al cercare consigli.

Ed è proprio qui che nasce una riflessione. Sempre più persone non aprono ChatGPT soltanto per studiare o lavorare. Lo fanno perché hanno bisogno di confrontarsi con qualcuno. C’è chi invia gli screenshot di un’intera conversazione chiedendo: “Secondo te è interessato a me?”,“Sto sbagliando io?” oppure “Come dovrei rispondere?”. C’è chi racconta una litigata con il partner, chi un problema con gli amici, chi una discussione con i genitori o semplicemente una giornata andata male.

E l’evoluzione non si ferma ai messaggi scritti. Oggi molti modelli di intelligenza artificiale permettono anche di parlare a voce, come se si stesse facendo una vera telefonata. Si può raccontare quello che è successo durante la giornata, fare una domanda, chiedere un consiglio e ricevere una risposta immediata. La conversazione diventa sempre più naturale e, in alcuni casi, ci si dimentica perfino di stare parlando con un’intelligenza artificiale e non con una persona reale. È proprio questa normalità a rendere il fenomeno ancora più sorprendente e, per certi aspetti, inquietante.

Quello che fino a qualche anno fa avremmo raccontato a un amico, oggi sempre più spesso lo raccontiamo a un’intelligenza artificiale.

È un cambiamento che dovrebbe far riflettere. L’intelligenza artificiale, senza volerlo, sta assumendo ruoli che fino a poco tempo fa appartenevano esclusivamente alle persone. Diventa un’amica con cui sfogarsi, una consigliera quando siamo indecisi, un’insegnante quando non capiamo qualcosa, una guida quando dobbiamo prendere una decisione. Non sostituisce completamente le persone, ma inizia a occupare uno spazio che prima era riservato ai rapporti umani.Ma il cambiamento non riguarda soltanto i rapporti personali. Sempre più persone si affidano all’intelligenza artificiale anche per questioni che, fino a poco tempo fa, avrebbero affrontato con un professionista. C’è chi le chiede un parere su alcuni sintomi prima ancora di contattare il proprio medico, chi cerca un supporto psicologico raccontando ansie e preoccupazioni, chi domanda come perdere peso o migliorare la propria alimentazione invece di rivolgersi a un dietologo o a un nutrizionista, chi costruisce un programma di allenamento senza confrontarsi con un personal trainer. 

Naturalmente l’intelligenza artificiale può offrire informazioni, spiegazioni e spunti utili, ma non può conoscere la storia clinica di una persona, valutarne le condizioni o sostituire il rapporto diretto con un professionista qualificato. Il rischio è quello di confondere uno strumento di supporto con una figura che, per formazione ed esperienza, ha competenze completamente diverse.

La domanda, allora, non è quanto sia intelligente l’intelligenza artificiale. La domanda è perché siamo arrivati a cercare conforto proprio lì. Probabilmente perché è sempre disponibile. Non dorme, non lavora, non è impegnata e non ci risponde dopo ore. Non ci interrompe, non ci giudica e dedica tutto il tempo necessario alla nostra domanda. Qualunque sia l’ora, riceviamo una risposta in pochi secondi. In un periodo storico in cui tutti sembrano avere sempre meno tempo, questo diventa quasi rassicurante.

Ma c’è anche un altro aspetto. Sempre più persone sentono di non essere ascoltate davvero. La vita è frenetica, gli amici sono impegnati, le famiglie spesso hanno poco tempo per fermarsi a parlare. Anche quando siamo insieme, capita di essere seduti allo stesso tavolo con ognuno che guarda il proprio telefono. Così, invece di cercare qualcuno con cui confrontarci, apriamo una chat.

Naturalmente l’intelligenza artificiale può essere uno strumento straordinario. Può aiutare nello studio, nel lavoro, nella scrittura, nell’organizzazione e persino stimolare riflessioni che da soli magari non avremmo fatto. Il problema non è utilizzarla. Il problema nasce quando iniziamo a sostituire con essa momenti di confronto che dovrebbero appartenere alle relazioni umane.

Un consiglio dato da un’intelligenza artificiale può essere utile, ma non potrà mai sostituire il punto di vista di una persona che ci conosce davvero. Non potrà vivere le nostre emozioni, leggere uno sguardo, cogliere un silenzio o capire ciò che proviamo semplicemente osservandoci.

È curioso pensare che, mentre la tecnologia continua a evolversi per avvicinarci sempre di più, in alcuni casi rischi di allontanarci proprio da ciò che ci rende umani: il dialogo, il confronto e la presenza. L’intelligenza artificiale continuerà a crescere e sarà sempre più presente nelle nostre vite. La vera sfida, però, non sarà imparare a usarla. Sarà ricordarsi che, per quanto possa essere preparata, disponibile e veloce, non potrà mai sostituire una chiacchierata con unamico, una telefonata a un familiare o il conforto che può dare una persona seduta accanto a noi. La tecnologia nasce per semplificarci la vita, non per prendere il posto delle persone. E se oggi preferiamo raccontare i nostri dubbi a una chat invece che a chi ci vuole bene, allora la domanda non riguarda più l’intelligenza artificiale. Riguarda il modo in cui stiamo vivendo i nostri rapporti.

Martina Colladon

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