Meraviglie e leggende di Genova - 12 luglio 2026, 08:00

Meraviglie e Leggende di Genova - Il Grand Hotel Méditerranée di Pegli

Dall'antica dimora dei Lomellini a stazione climatica della Belle Époque, passando per bagni di mare e aria buona contro la tubercolosi: sul lungomare c'è ancora l’albergo che fece di un borgo ligure una meta internazionale

Meraviglie e Leggende di Genova - Il Grand Hotel Méditerranée di Pegli

Pegli, inverno 1884.

Sul lungomare continuava il via vai di persone. A poche centinaia di metri, la stazione accoglieva carrozze piene di bagagli e turisti provenienti dal Nord Europa: inglesi, svizzeri, tedeschi, russi arrivavano a svernare in questa stretta striscia di Riviera di ponente.

Qui trovavano l’aria di mare, considerata terapeutica, e qualche bagno quando la salute lo permetteva.

Il loro soggiorno sarebbe stato al Grand Hotel Méditerranée un luogo sontuoso e rinomato. Nel parco sul retro, proprio quell'inverno, i proprietari svizzeri Bucher & Durrer avevano appena inaugurato la nuova dependance, Villa Helvetia, progettata dall'architetto ticinese Heinrich Meister. Doveva servire soprattutto agli ospiti con malattie polmonari, che a Pegli trovavano un microclima ritenuto particolarmente favorevole alla cura al male del secolo, la ‘tisi’, ovvero la tubercolosi.

Quell'albergo, trecento anni prima, era stato uno dei palazzi appartenenti alla famiglia Lomellini e, proprio alla fine dell’Ottocento, gettava le basi di quello che sarebbe stato un piccolo impero alberghiero svizzero.

Il Palazzo Lomellini sul lungomare di Pegli era una delle numerose dimore patrizie che le grandi famiglie genovesi avevano fatto costruire lungo la costa tra Cinque e Seicento. In quel periodo Pegli era ancora un borgo autonomo, separato da Genova, e in estate veniva popolato dagli aristocratici della città tra cui i Lomellini, una delle famiglie più potenti e influenti che tra i suoi membri annoverava banchieri, armatori, commercianti e concessioni in tutto il Mediterraneo come quella sull’allora isola di Tabarca per il commercio del corallo.

Nel 1859 l'edificio venne riconvertito per ospitare il primo Stabilimento Balneare di Pegli, promosso dalla Società "Bagni di Pegli”, non solo il primo di Pegli ma il primo ‘da Mentone a La Spezia’. In quegli anni si stava diffondendo in Europa la pratica della balneazione marina, spinta da teorie mediche che attribuivano all'acqua di mare e all'aria costiera proprietà terapeutiche. Nel 1862 il dottor Giovanni Battista Pescetto citò lo stabilimento nella sua Guida igienica pei bagni di mare, uno dei primi manuali italiani di medicina balneare, contribuendo a diffondere il nome di Pegli come destinazione di cura.

Intorno al 1870 lo stabilimento balneare fu trasformato in albergo con la denominazione "Grand Hotel Pegli" e, dieci anni più tardi, prese il nome di "Grand Hotel Méditerranée”, per fare della struttura un riferimento universale. Nel 1877 l'hotel passò sotto la gestione di Landry e Girard, altra società elvetica. Qualche anno più tardi fu rilevato dalla Bucher & Durrer, per la quale l'albergo di Pegli rappresentò il primo intervento nel settore turistico italiano e il punto di partenza per acquisire altre prestigiose strutture, come il Palace Hotel di Milano, gli Hotel Minerva e Quirinale di Roma. La Svizzera aveva una tradizione alberghiera già sviluppata, imprenditori con le conoscenze necessarie per gestire strutture di lusso con standard internazionali, e una reputazione di affidabilità e precisione che attraeva la clientela nordeuropea. I Bucher-Durrer capirono prima di molti altri che Pegli aveva le carte in regola per diventare una stazione climatica di primo livello: clima mite anche d'inverno, aria marina, vegetazione mediterranea, e la ferrovia, inaugurata nel 1868 tra Genova e Voltri, che la collegava al resto d'Europa senza eccessivi disagi.

La famiglia Bucher-Durrer esercitò la proprietà dell'hotel dal 1883 fino al 1932, mezzo secolo in cui il Grand Hotel Méditerranée visse il suo periodo d'oro, coprendo esattamente

Con l’inaugurazione di Villa Helvetia nel 1884, Pegli era diventata una stazione terapeutica per i malati di tubercolosi. 

La vita al Grand Hotel Méditerranée nei decenni d'oro non era solo riposo e cura. Qui si potevano vivere serate mondane grazie allo "Chalet Liberty" costruito attorno al 1900, che divenne un luogo di ritrovo e ballo sulla spiaggia. Realizzato in legno e ferro battuto, lo chalet aveva verande aperte sul mare e accoglieva i suoi ospiti tra valzer e champagne. Delle serate trascorse al Liberty le cronache dell’epoca sono dettagliatissime. Una pubblicità per Pegli che nel 1929 contava 16 stabilimenti, indice di come il turismo balneare fosse diventato un vero e proprio business.

Nel 1932 i Bucher-Durrer lasciarono la gestione dell’hotel. Non è ben chiaro quali fossero le motivazioni. Probabilmente, a giocare un ruolo fondamentale fu la grande crisi del 1929 ma il regime fascista che stava drasticamente limitando la libertà di spostamento non costituiva certo il contesto ideale. In più, nel 1926, proprio per volontà fascista, venne proclamata la Grande Genova e Pegli venne annessa, perdendo la propria autonomia.

Il Grand Hotel ha attraversato il Secolo Breve e ancora oggi è attivo, mantenendo quell’antica radice arrivata oltre cento anni fa. Certo, il turismo è cambiato, Pegli è cambiata, ma quell’aria da piccola Nizza è rimasta. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta qui si svolgevano concorsi di bellezza e spettacoli di vario genere. Persino un giovane Pippo Baudo qui mosse i primi passi.

 Oggi il palazzo è ancora li ma manca l’arco del Chalet Liberty, il parco si è ridotto e Villa Helvetia ha cambiato funzione.

Ma l’hotel continua a guardare il mare perché, in fondo, il mare è sempre una buona idea.

Isabella Rizzitano

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