Cultura e spettacoli - 15 luglio 2026, 16:34

Musica - Quarant’anni di ’17 Re’, la liturgia del rock diventa il canto ‘partigiano’ dei Litfiba

All’Arena del Mare va in scena il capolavoro della "Trilogia del Potere" con la formazione originaria. Dal palco, Piero Pelù lancia messaggi di pace invocando la Palestina libera e la fine di tutte le guerre

Suoni potenti, la voce inconfondibile di Piero Pelù, la chitarra di Ghigo Renzulli, il basso di Gianni Maroccolo, le tastiere di Antonio Aiazzi e quell’impegno civile che è sempre stato un tratto distintivo della band.

La tappa genovese dei Litfiba all’Arena del Mare del Porto Antico è stato tutto questo e non solo. Per le migliaia di persone che hanno affollato il parterre l’occasione era delle più ‘nobili’: i quarant’anni di ’17 Re’, disco tra i capisaldi della discografia della band fiorentina.

’17 Re’ rappresenta il secondo movimento della celebre "Trilogia del potere", aperta dallo storico debutto di Desaparecido e conclusa tre anni più tardi da Litfiba 3.

Per l'occasione, sul palco è salita la formazione originaria della band fiorentina per l’esecuzione integrale di tutte e sedici le tracce di un album considerato da molti il vertice assoluto della new wave italiana.

Le sonorità inconfondibili hanno stregato un pubblico eterogeneo, dove tantissimi erano i fan della prima ora.

Poi è toccato a un generoso bis da parte della band, con brani come Eroi nel vento, Istanbul e Tex, brani che hanno anticipato il grande successo che avrebbero avuto negli anni Novanta.

Nel corso del concerto, durato poco meno di due ore e mezza, più volte dal palco Pelù ha ribadito le posizioni pacifiste sue ma dei Litfiba tutti, lanciando duri moniti contro la guerra e chiedendo la fine di tutti i conflitti.

“Si deve fermare il genocidio”, ha detto più volte prima di rivolgersi direttamente ai colleghi del mondo della musica ma agli artisti tutti, affermando con forza che in momenti storici come questo gli artisti hanno il preciso dovere di schierarsi e non rimanere neutrali. Una presa di posizione, nemmeno troppo velata, che è sembrata una risposta diretta alle recenti dichiazioni di Francesco De Gregori sulla distanza dell'artista dalla militanza politica attiva.

Tra il ricordo del nonno combattente in guerra, l’invito al ministro della Difesa, ‘Crosettino’, a smettere con la vendita di armi e il pensiero a Carlo Giuliani, di cui tra pochi giorni ricorrerà il venticinquennale della morte e dei tragici fatti di piazza Alimonda, i Litfiba hanno cantato ancora il loro ‘canto partigiano’, fatto di assoli di chitarre elettriche, batterie prepotenti e l’impegno a essere ‘come Sandro Pertini’.

Isabella Rizzitano

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