Attualità - 16 luglio 2026, 16:40

Ponte Morandi, la difesa di Castellucci: “Condannato senza colpa, è stato scelto un capro espiatorio”

L’avvocato Giovanni Paolo Accinni annuncia il ricorso in appello dopo la condanna a 12 anni dell’ex amministratore delegato di Aspi: “Il crollo fu causato da un vizio costruttivo occulto mai scoperto in cinquant’anni”. Critiche anche alle scuse della società: “Inopportune e ineleganti”

“Si è cercato il colpevole, ma non la colpa. Giovanni Castellucci è stato condannato senza colpa”. La difesa dell’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia annuncia battaglia dopo la sentenza di primo grado sul crollo del ponte Morandi, con la quale il Tribunale di Genova ha inflitto al manager una pena di 12 anni di reclusione.

A commentare il verdetto è Giovanni Paolo Accinni, uno dei legali di Castellucci, che ribadisce la tesi sostenuta durante il processo: il cedimento del viadotto Polcevera sarebbe stato provocato da un difetto costruttivo nascosto e mai individuato durante gli oltre cinquant’anni di vita dell’infrastruttura.

“La sua unica colpa è essere innocente e così non si fa giustizia, perché questa è una sconfitta per la verità dei fatti”, afferma Accinni. “I periti hanno accertato che il ponte è crollato per un vizio costruttivo mai emerso in cinquant’anni. Siamo sicuri che l’appello rimedierà a quello che riteniamo un errore e continueremo a combattere questa battaglia di civiltà per la sua innocenza”.

I difensori esprimono “doveroso rispetto” per la decisione del collegio, ma sottolineano di non condividerne le conclusioni. Il team legale attende ora il deposito delle motivazioni, previsto entro novanta giorni, per conoscere nel dettaglio il ragionamento che ha portato alla condanna.

“La lettura del dispositivo sembra confermare una preoccupante impostazione che finisce per separare la responsabilità penale dalla concreta individuazione delle condotte personali e dalla reale gestione del rischio”, sostengono gli avvocati.

Secondo la difesa, il dibattimento avrebbe dimostrato che il crollo fu determinato da un difetto costruttivo occulto, rimasto sconosciuto per decenni e mai segnalato da tecnici, ispettori o organismi di controllo.

“Nessuno aveva mai segnalato l’esistenza di un rischio per la sicurezza dell’infrastruttura. Nel corso degli anni il ponte è stato monitorato e sottoposto a verifiche costanti. Nel 2016, su impulso dello stesso amministratore delegato, una primaria società specializzata nel settore delle infrastrutture giudicò il sistema di monitoraggio idoneo a cogliere l’evoluzione dello stato degli stralli”.

Per i legali, Castellucci si sarebbe affidato alle valutazioni dei tecnici e degli esperti incaricati di controllare il viadotto, senza assumere direttamente decisioni operative sulle ispezioni e sulle manutenzioni.

“Oggi si ritiene di attribuire una responsabilità penale personale a un amministratore delegato di una società che altro non ha fatto che affidarsi ai migliori tecnici del settore dell’ingegneria”, prosegue la difesa.

Accinni contesta quindi quella che definisce una “criminalizzazione dell’amministratore delegato”, sostenendo che la sentenza farebbe coincidere la responsabilità penale con il ruolo ricoperto all’interno della struttura societaria.

“Il principio secondo cui garante è il soggetto che gestisce concretamente il rischio viene sostituito da una concezione che fa coincidere la responsabilità con la posizione gerarchica. In questo modo il ruolo di amministratore delegato diventa una figura astratta chiamata a rispondere dell’intero sistema aziendale, indipendentemente dalla rigorosa individuazione di una specifica azione o omissione personale”.

La difesa respinge inoltre uno dei punti centrali dell’impianto accusatorio, secondo cui sotto la guida di Castellucci sarebbe stata attuata una politica di contenimento delle spese per la manutenzione, finalizzata ad aumentare profitti e dividendi.

“Il processo ha escluso l’esistenza di una politica improntata al risparmio a discapito della sicurezza. Le risorse per la manutenzione non sono mai state negate”, sostengono i legali. “Al contrario, proprio Giovanni Castellucci aveva promosso, in assenza di evidenze che legittimassero sul piano tecnico richieste da parte delle strutture operative, gli interventi di rinforzo della struttura già deliberati dal consiglio di amministrazione nel 2017”.

Castellucci è attualmente detenuto nel carcere di Opera, dove sta scontando la condanna definitiva a sei anni per la strage del viadotto Acqualonga, in provincia di Avellino, nella quale nel 2013 morirono 40 persone dopo la caduta di un autobus dall’autostrada A16.

Anche su quella vicenda Accinni ribadisce l’innocenza del proprio assistito. “È già in carcere da innocente ed è stato condannato da innocente. Questa è una sconfitta per il principio della personalità della responsabilità penale e per i modelli di governance delle organizzazioni complesse. Sembra che si rinnovi questa deriva che ha già portato in carcere da innocente l’ingegner Castellucci”.

La difesa conferma dunque il ricorso contro la condanna pronunciata oggi dal Tribunale di Genova. “È stato negato nuovamente il suo diritto a essere innocente. Continueremo a combattere per la sua innocenza in Corte d’appello. Castellucci è un capro espiatorio: si è cercato il colpevole e non la colpa”.

Accinni è intervenuto anche sulla lettera con la quale, alla vigilia della sentenza, il nuovo amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Arrigo Giana ha chiesto scusa per la tragedia del 14 agosto 2018.

“Mi sono parse scuse inopportune, inappropriate e molto ineleganti”, afferma il legale. “La maggior forma di rispetto del dolore è sempre il silenzio e comprendo che chi le ha subite ieri si sia sentito ancora una volta violato da quella che può essere apparsa come una mancanza di rispetto”.