Dopo quasi otto anni dalla tragedia del ponte Morandi e quattro anni di processo, il Tribunale di Genova ha pronunciato la sentenza di primo grado sul crollo del viadotto Polcevera del 14 agosto 2018, costato la vita a 43 persone.
Il collegio presieduto da Paolo Lepri, con i giudici Fulvio Polidori e Ferdinando Baldini, ha condannato 32 imputati, mentre per gli altri sono arrivate 25 decisioni tra assoluzioni e prescrizioni.
La condanna più pesante riguarda l'ex amministratore delegato di Autostrade per l'Italia Giovanni Castellucci, riconosciuto colpevole di crollo colposo e omicidio stradale e condannato a 12 anni di reclusione, a fronte dei 18 anni e 6 mesi richiesti dalla Procura. Per lui è stato assorbito il reato di omicidio colposo semplice. Castellucci sta già scontando la condanna definitiva per la strage del viadotto Acqualonga di Avellino.
Tra le principali condanne figurano anche gli 11 anni inflitti a Michele Donferri Mitelli, i 5 anni e 6 mesi a Paolo Berti, i 5 anni e 6 mesi ad Antonino Galatà e i 5 anni all'ex direttore della vigilanza del Ministero delle Infrastrutture Mauro Coletta.
Nel complesso il tribunale ha inflitto pene per quasi 200 anni di carcere. È stata invece esclusa l'aggravante legata alla normativa sulla sicurezza sul lavoro.
Secondo la Procura, il crollo del ponte fu il risultato di una politica di manutenzioni insufficienti e controlli inadeguati, finalizzata a contenere i costi e massimizzare i profitti della concessionaria. Le difese hanno invece sempre sostenuto la tesi del difetto costruttivo originario dell'opera, ritenuto non rilevabile neppure con controlli approfonditi.
Caruso: "Responsabilità personali, non di posizione"
Per l'avvocato Raffaele Caruso, che assiste le famiglie Possetti e Bellasio e il Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi, il verdetto conferma l'impostazione dell'accusa. “C'è stata una scelta di individuare e andare a cercare in ogni settore ogni singola posizione, distinguendole tutte. È stato fatto un lavoro individualizzante, non c'è una responsabilità di posizione ma una responsabilità personale, e questo è confermato dalle stesse assoluzioni”.
Secondo il legale, proprio le assoluzioni dimostrano che il tribunale ha valutato caso per caso. “Le assoluzioni ci dicono che si è andati a guardare cosa ha fatto ciascuno e non il ruolo ricoperto. A noi interessava che tenesse l'impianto e ha tenuto pienamente: il ponte è caduto perché c'erano gravi responsabilità e le pene ci dicono quanto siano stati significativi quei comportamenti”.
Possetti: "Soddisfatti, ma contenti è un'altra cosa"
A ridosso della sentenza in aula è intervenuta anche Egle Possetti, presidente del Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi, che ha accolto con favore il verdetto. “Alla luce delle spiegazioni tecniche dell'avvocato siamo soddisfatti. Siamo soddisfatti soprattutto perché sono state individuate delle responsabilità. Era inaccettabile che questa vicenda, con tutti gli elementi che supportavano l'impianto accusatorio, potesse finire senza imputati e senza pene importanti”.
Per Possetti il dato più importante è che siano stati coinvolti tutti i filoni di responsabilità. “Ha retto l'impianto accusatorio. I tre filoni degli imputati sono stati tutti coinvolti nelle pene. A me preoccupava che non venisse riconosciuta l'aggravante che poteva incidere sulla prescrizione. Invece ha retto l'aggravante dell'omicidio stradale e questo significa che i termini di prescrizione saranno più lunghi”.
Infine una precisazione sullo stato d'animo dei familiari. “Siamo soddisfatti. Contenti è un'altra cosa”.
Procuratore: "tesi accusa in buona parte confermata, rifletteremo su mancata aggravante lavoristica"
"E’ troppo presto per dare una lettura esaustiva e quindi, a maggior ragione, troppo presto per dare un giudizio completo ed esaustivo. Posso dire per quanto riguarda la posizioni principali, per le quali comunque vale il principio di non colpevolezza essendo una sentenza di condanna di primo grado, che la tesi accusatoria è stata in buona parte confermata”. Cosi il procuratore capo di Genova, Nicola Piacente, che interpellato dopo la lettura della sentenza del processo sul crollo del ponte Morandi ha osservato: “Un elemento di riflessione dobbiamo necessariamente focalizzarlo sul mancato riconoscimento dall'aggravante lavoristica per quanto riguarda il reato 589, l'omicidio colposo. Era parte di un impegno importante da parte dell’ufficio, il fatto che il tribunale non l’abbia riconosciuto è una decisione che sicuramente rispettiamo ma analizzeremo molto attentamente le motivazioni e non escludiamo, anzi posso anticipare, che su questo faremo appello”, ha sottolineato ancora il procuratore







