Attualità - 16 luglio 2026, 08:00

Ponte Morandi, è il giorno della verità: oggi la sentenza dopo otto anni di dolore

Al via la 284esima udienza nell'Aula Magna del Tribunale di Genova. Alla sbarra 58 imputati per 112 capi d'accusa: la Procura chiede circa 400 anni di carcere complessivi. Riflettori del mondo puntati sul verdetto

Ponte Morandi, è il giorno della verità: oggi la sentenza dopo otto anni di dolore

Oggi è il giorno del giudizio per la tragedia del Ponte Morandi

A quasi otto anni da quel drammatico 14 agosto 2018 che costò la vita a 43 persone, la giustizia italiana è chiamata a pronunciare la sentenza in primo grado. Quella che si apre stamattina alle ore 9 è la 284esima udienza di un dibattimento che per l'occasione torna a celebrarsi nell'Aula Magna del Tribunale di Genova, abbandonando la tensostruttura esterna utilizzata durante l'emergenza pandemica.

L'attesa mediatica è enorme: sono accreditate oltre trenta testate giornalistiche, agenzie di stampa e ben 21 emittenti televisive provenienti da diversi Paesi europei, pronte a trasmettere il verdetto oltre i confini nazionali.

La decisione è interamente nelle mani del collegio giudicante presieduto da Paolo Lepri e composto dai magistrati Ferdinando Baldini e Fulvio Polidori. Secondo le indiscrezioni della vigilia, la Camera di Consiglio per deliberare la sentenza si protrarrà per almeno sei ore.

I tre giudici dovranno vagliare la posizione di 58 imputati, accusati a vario titolo di ben 112 capi d'imputazione, tra cui figurano reati gravissimi come omicidio colposo plurimo e crollo colposo. A darsi battaglia in aula c'è un imponente schieramento legale, composto da 67 avvocati difensori e 33 legali di parte civile, in rappresentanza delle attuali 168 parti civili rimaste nel processo.

La Procura di Genova, rappresentata dai pubblici ministeri Walter Cotugno e Marco Airoldi, subentrato al collega Massimo Terrile, recentemente scomparso, ha avanzato richieste di condanna pesantissime che sommate sfiorano i 400 anni di reclusione complessivi.

Per Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade per l'Italia e ritenuto l'imputato principale del disastro, l'accusa ha chiesto 18 anni e 6 mesi di carcere. Castellucci attualmente si trova già detenuto nel carcere milanese di Opera, dove sta scontando una condanna definitiva a sei anni per la strage del bus ad Avellino.

Dietro di lui, la pena più elevata è stata invocata per Michele Donferri Mitelli, ex responsabile delle manutenzioni di Aspi, per il quale sono stati chiesti 15 anni e 6 mesi. Seguono Gabriele Camomilla, ex direttore centrale delle manutenzioni, con una richiesta di 14 anni, e Mauro Malgarini, per il quale sono stati sollecitati 13 anni e 6 mesi. La Procura ha inoltre chiesto 13 anni ciascuno per Emanuele De Angelis e Maurizio Ceneri, 12 anni e 8 mesi per Riccardo Mollo e 12 anni e 6 mesi per Paolo Berti. Per gli altri imputati minori le richieste oscillano da un massimo di 12 anni fino alla pena più bassa, pari a 2 anni, 4 mesi e 20 giorni, proposta per Massimo Ruggeri.

I numeri di questo procedimento descrivono perfettamente la complessità e la portata storica della tragedia della Val Polcevera, rendendolo uno dei più grandi processi mai celebrati in Italia. La mole di materiale analizzato è impressionante: agli atti sono depositati oltre 12 terabyte di materiale informativo complessivo, comprensivo di migliaia di foto e filmati del crollo, oltre a 332 faldoni cartacei e 352 supporti informatici. I verbali occupano ben 10.431 pagine, a cui si aggiungono 24.213 pagine di trascrizioni d'udienza.

La ricostruzione dei fatti ha richiesto uno sforzo istruttorio titanico. Nel corso del dibattimento sono stati ascoltati ben 282 testimoni dei 560 inizialmente indicati, e sono stati esaminati 12 imputati, raccogliendo anche 21 dichiarazioni spontanee e l'intervento di 4 periti. L'accusa ha depositato una documentazione imponente, formata da due memorie presentate durante l'udienza preliminare per un totale di 2.380 pagine, sette memorie nel corso del dibattimento per oltre 5.000 pagine complessive, dieci note scritte in sede di conclusioni e circa 2.000 slide riassuntive.

Mentre i familiari delle vittime attendono con il fiato sospeso che la giustizia compia il suo primo e fondamentale passo verso la verità storica, la città di Genova si stringe ancora una volta attorno al ricordo delle sue 43 vittime, sperando che la lettura del dispositivo possa finalmente porre un punto fermo sulle colpe e sulle omissioni che portarono a una delle pagine più buie dell'Italia repubblicana.

I.R.

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